martedì 7 febbraio 2017

Intervista a Patrich Antegiovanni



Nato a Rho (MI) nel 1980 tra i fumi del boom industriale, a quattro anni è stato catapultato nell’Appennino umbro-marchigiano. L’incontro fortuito con un lupo lo ha avvicinato alla prima passione, la natura. Crescendo è stato ammaliato dall’altro grande amore: l’arte e i libri. Ha assecondato bellezze ambientali e bellezze umane conseguendo prima la maturità classica e poi la laurea in Scienze Naturali, disciplina trait d’union tra la vita (biologia ed ecologia) e la morte (geologia e paleontologia) che ne studia le relazioni interconnesse. È sposato e ha una bambina di pochi mesi. L’attività lavorativa è sempre stata caratterizzata dai due capisaldi: consulenza ambientale, ricerca in ambito scientifico per privati ed enti pubblici e collabora dal 2008 con la moglie nella gestione di uno studio bibliografico. Grazie alla conoscenza di campi diversi quando scrive interseca gli stili, dal linguaggio scientifico a quello letterario o legale per cercare di ottenere storie dettagliate e coinvolgenti. Dal 2012 si è trasferito nella campagna di Bevagna, in Umbria e lo studio del territorio e l’approfondimento della tecnica hanno disseppellito dal humus interiore l’opera prima: L’Altare dell’Abisso.

Facebook: https://www.facebook.com/PatrichAntegiovanniAutore/


Il libro: L’Altare dell’Abisso (primo di una trilogia)



Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l'aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.
Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.

“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”

CASA EDITRICE: Self publishing
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Mystery Thriller
PAGINE: 376
PREZZO: ebook € 3,99 cartaceo € 16,49

Il libro è scaricabile dai seguenti siti

Amazon: http://amzn.to/2j1DsOE
Apple iBook store: http://apple.co/2jxgwXT
Google Play store: http://bit.ly/2jxnqvZ
Kobo: http://bit.ly/2j84Yfz
IBS: http://bit.ly/2j6RosI
Mondadori store: http://bit.ly/2igET9D
laFeltrinelli: http://bit.ly/2igvtv3
e tutti i maggiori store online.

Streetlib http://bit.ly/2javHIK
 

Conosciamo l’autore e la sua opera

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Grazie, mi fa molto piacere essere ospitato e intervistato da “Autori sul web”. Anche scrivendo cerco di far scomparire l’autore in modo che i personaggi parlino e si muovano come fossero reali. Parlare di me non è semplice, dipende dalla prospettiva con cui vengo visto a fronte del fatto che per me sono IO, parte di un tutto. La questione è chi sono per gli altri, una cosa molto relativa... come il tutto di prima. Mi spiego, per mia moglie sono il marito con cui è cresciuta fin dall’università, per mia figlia di quasi tre mesi sono il padre, anzi per ora sono il giullare che la fa ridere e con cui giocare, per i miei genitori sono io il figlio oramai troppo cresciuto, per i nostri cinque gatti sono il distributore di cibo e coccole. Nel lavoro sono un naturalista, un consulente ambientale e un collaboratore dello studio bibliografico di mia moglie. L’ho lasciato per ultimo, ma per i lettori sono l’autore e spero l’amico che li accompagna dietro le quinte aiutandoli a evadere dalla realtà e dallo stress.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Ho sempre scritto, ma non mi ero mai cimentato con un romanzo, mancava l’inspirazione. Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti dalla periferia di Assisi a Bevagna, nella valle umbra, spesso mi trovavo a guardare dal giardino, o dalla finestra la campagna che mi circonda. All’inizio ho notato l’armonia, l’equilibrio e il lavoro nei campi, ma poi ho scoperto due luoghi interessanti a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è addirittura un lago profondo tredici metri. Proprio il Lago Aiso, è tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico lasciato un po’ abbandonato dall’incuria. Questo lago è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non ha fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi. L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, ovvero una piccola risorgiva che nasconde sotto le sue acque un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario. La prima ispirazione è nata così e poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo e così dallo studio dell’alchimia ha preso forma l’idea di far diventare una campagna bucolica e idilliaca l’ambientazione di un thriller.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno più influenzato?
R: Sono una spugna e ho assorbito tutto ciò che ho letto fin da quando il Patrich ragazzino ha scoperto per la prima volta cosa fosse una cassa di Rum e un libro con “L’isola del tesoro”. Dopo, con gli anni sono passati molti scrittori che ho apprezzato e da cui ho cercato di assorbire il più possibile, spaziando nei secoli e nei generi, si va da Tolkien a Martin, da Verne a Salgari, dalla Radcliffe a Poe, dalla Christie a Moravia, da Verga a Steinbeck, da Orwell a Eco, da Golding a Baricco, da Collins a Sue, da Zola a Balzac, da Huxley a Capote, da Hesse a Marquez e ancora potrei andare avanti a lungo e ti ripeto quelli citati sono solo una parte e gli autori non citati sono altrettanto importante per me, ma vorrei aggiungere anche altri scrittori che si sono occupati e si occupano di tematiche diverse, non romanzi, ma saggistica e che per me sono molto fondamentali parlo di Dawkins, di Darwin, della Carson, di Ajahn Sumedho, di Ajahn Chah, Tich Nath Han, Kalu Rinpoche e anche qui tanti altri.

D: Passiamo al libro. Come è nata l’idea? Hai condotto ricerche per scriverlo?
R: Non sono tante le caratteristiche che mi accomunano al protagonista, ma anche io tra Bevagna e Foligno ci sono finito per caso. Con mia moglie venivamo d’Assisi e cercavamo un posto dove vivere, ci siamo innamorati di questo borgo e della sua campagna. Dopo il trasferimento i primi tempi era tutto una scoperta, la gente è molto genuina e iniziai a informarmi del luogo e delle leggende. Come spesso succede chi nasce in un territorio non sente l’energia o non vede ciò che viene visto e sentito da chi ci vive da poco tempo, ciò che è normalità per l’uno diventa la novità e una risorsa per l’altro. Fui così incuriosito e ammaliato da Bevagna, come dalla sua gente e dalla sua storia, nei secoli è passata da centro di culto per gli Umbri alla grandezza nel commercio fluviale che visse nel periodo Romano fino ad arrivare al piccolo borgo di stampo medioevale quale è oggi. L’Altare dell’Abisso è nato dallo studio del territorio, della sua natura, delle eccellenze eno-gastronomiche e delle sue particolarità intrinseche. La curiosità mi ha portato a indagare e a scoprire che alcune di queste erano uniche, infatti molto di ciò che ho scritto è reale, romanzato come ovvio.

D: A chi ti ispiri quando crei i personaggi? Provi qualcosa per loro?
R: Nel romanzo sono confluite le conoscenze, le mie passioni e le persone incontrate nella vita. Come ha detto più volte Carlo Verdone nelle sue interviste, anche per i miei personaggi ho preso spunti qua e là da persone realmente conosciute accentuandone alcune caratteristiche e mantenendo sempre l’equilibrio per farli sembrare reali. Prima di farli muovere, insomma dargli vita, ho dovuto conoscerli io per primo con degli identikit e scrivendo le loro storie nelle schede personaggio. Ci sono eventi delle loro vite che conosco solo io e non sono entrati nel romanzo, ma hanno aumentato il feeling. Questa consapevolezza, alla fine reciproca, è stata molto difficoltosa. Con tutta sincerità costruendoli ho avuto attriti con tutti i personaggi principali e proprio per il fatto di essermi scontrato con ognuno di loro alla fine li ho apprezzati per diversi aspetti.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia tracci una scaletta o segui piuttosto un’idea?
R: Per l’Altare dell’Abisso ho seguito un percorso diverso. Ho iniziato avendo in mente due scene e degli studi sul territorio, poi sono passato alle schede personaggio per ognuno dei principali e alcune sono di dieci pagine A4, poi ho stilato un’idea di scaletta e sotto con la scrittura. Dopo la prima stesura ho riscritto più e più volte i vari capitoli affinando così la scaletta. Alla fine ho consegnato tutto a un editor freelance ed eccomi qua.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Guardarsi dentro e la forza del cambiamento. Sono convinto che all’interno di sé c’è già tutto, esiste la risposta per ogni domanda come esiste la felicità. Abbiamo già tutto e non c’è bisogno di andare a cercare fuori nulla. Le amicizie, gli amori, i legami possono iniziare ed esistere solo se si è nella condizione interna per accoglierli. Per quanto riguarda il cambiamento mi piace citare una frase di Siddhārtha Gautama per me esplicativa: “Non c’è niente di costante tranne il cambiamento.”

D: L’opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Da collaboratore di uno studio bibliografico di libri di carta ho capito tardi, ma l’ho capito, l’importanza dell’e-book, sia per quanto riguarda il rispetto per l’ambiente, ma anche per la possibilità di riuscire ad avere molti libri in un piccolo spazio. Ho capito pure che e-book e cartaceo possono non essere concorrenti, ma andare su due binari paralleli senza che uno causi l’estinzione dell’altro. I social e i blog sono molto utili se usati con equilibrio. Aggiungerei pure che ho deciso di autopubblicare il mio libro in modo che io e lui possiamo essere artefici del nostro cammino nella più completa libertà e indipendenza.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: Certo, non ho mai smesso di scrivere, ho già iniziato il continuo di L’Altare dell’Abisso, non posso far poltrire i personaggi, mi chiedono di mostrare la loro storia.

lunedì 29 febbraio 2016

Intervista a Celeste Giampietro Collins



Celeste Giampietro Collins è nata a Matera, vive a Firenze e, dopo la laurea in Lettere, si è specializzata in Archeologia Classica. Ex speaker radiofonica, insegna al liceo, è sposata ed è mamma di due bambini. 
Fashion editor per un’agenzia giornalistica che collabora con la Repubblica, in passato ha scritto articoli di archeologia su varie riviste specializzate. Per la collana YouFeel Rizzoli ha pubblicato il romanzo “Gli uomini preferiscono le dee”. 

“Happiness is so chic” è il suo blog.




Il libro: Gli uomini preferiscono le dee

Carla Russo è un’archeologa precaria con la passione per il rock. Ha una madre invadente che sogna di vederla sposata, una sorella maniaca dell’aspetto fisico e un fidanzato professore che la fa disperare. Ma non c’è problema! Ognuno ha un angelo custode, e se sei un’archeologa il tuo arriva direttamente dall’Olimpo. Nei suoi scavi infatti Carla rinviene una cintura magica, appartenuta alla dea Venere, che rende irresistibile chi la possiede. La sua tranquilla esistenza ne è subito sconvolta: diventa più attraente, comincia a nutrire un’insana ossessione per il miele e i bagni nel latte e, soprattutto, gli uomini non le tolgono gli occhi di dosso. Perché dunque non approfittarne e vendicarsi del fidanzato? Ma si sa: mai scherzare con gli dei, perché potrebbero arrabbiarsi!

“Gli uomini preferiscono le dee” è una magica commedia di equivoci spiritosa e sorprendente, ambientata in una romantica Matera in fermento per la nomina a capitale europea della cultura.



CASA EDITRICE: Rizzoli You Feel http://www.rcslibri.it/youfeel/


ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Commedia sentimentale
PAGINE: 113
PREZZO: 2.49 €









Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera…



D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?

R: Buongiorno! Grazie per l’ospitalità. E’ un piacere e un onore essere intervistata da “Autori sul web”. Sono un’archeologa materana che si è trasferita nella culla del Rinascimento qualche anno fa. Ho sposato un artista statunitense e sono una mamma che lavora. Attualmente coniugo la professione di insegnante liceale a quella di scrittrice e giornalista di moda e cultura per il sito della Repubblica. Parlo inglese e francese e sono un’appassionata di yoga, fitness e cinema degli anni Cinquanta.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Sono una lettrice onnivora e mi è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina tenevo un diario personale e a dodici anni ho iniziato un romanzo, mai terminato. Al liceo mi piaceva comporre poesie, imitando i grandi autori del passato che studiavo appassionatamente, e a diciassette anni ho vinto un concorso radiofonico della Rai con un racconto comico. Da allora non mi sono mai fermata. Ho collaborato con alcuni quotidiani della mia città, mi sono dedicata alla redazione di approfondimenti su riviste di archeologia, e ho scritto due romanzi, di cui il secondo è stato pubblicato da Rizzoli nella collana You Feel.


D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzata?
R: Amo i classici: la Austen, Balzac, Stendhal, Moravia, ma mi piacciono anche alcuni autori moderni, come Andrea Vitali e Sophie Kinsella. Sono stata folgorata dallo stile asciutto ed evocativo di Baricco in “Seta” e dalle atmosfere alla Fitzgerald nella Parigi degli anni ’20 raccontate da Anne Davis ne “Le mille luci di Parigi”. Dopo aver letto entrambi nello stesso periodo, ebbi l’intuizione di dedicarmi alla scrittura in modo professionale. L’ispirazione per lo stile comico de “Gli uomini preferiscono le dee” nasce dal mio amore per i grandi della commedia all’italiana: principalmente Totò e i fratelli De Filippo.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: L’idea mi è venuta durante un incontro di archeologia. Mentre il conferenziere illustrava in tono monocorde le fotografie dei ritrovamenti di una campagna di scavi, immaginavo che uno di quegli oggetti fosse appartenuto a una divinità e avesse dei poteri magici. La scelta della cintura di Venere è arrivata con le prime ricerche e, nonostante il tono leggero della storia, posso assicurare che, per rendere credibile l’intera vicenda, ho studiato moltissimo. E’ stato come tornare ai tempi dell’Università, quando compilavo le tesi di archeologia da presentare agli esami finali. Il risultato è una storia d’amore disincantata e irriverente, con tanti colpi di scena, che si svolge nelle atmosfere suggestive di Matera e della magica Basilicata.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: I personaggi nascono dallo studio di chi mi circonda. Sono un’ottima osservatrice e, se sono colpita da un gesto, un episodio o una frase, è molto difficile che me ne dimentichi. In realtà nessuno dei miei conoscenti è la copia di un personaggio, perché mi piace mescolare i diversi caratteri per crearne uno originale. La protagonista del romanzo, Carla, è la fusione di tre mie amiche e della sottoscritta! Quanto alle sensazioni che provo per i miei personaggi, mi sento una mamma che li fa nascere, crescere e, a romanzo finito, li saluta perché siano liberi di esplorare il mondo.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Sono un disastro nel compilare scalette. Ne scrivo sempre una, ma puntualmente la tradisco perché lo sviluppo della storia spesso mi conduce a scelte che in principio non avrei mai considerato. Sono convinta che la storia e i personaggi si evolvano andando avanti con la narrazione. 

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: “Gli uomini preferiscono le dee” è una commedia, ma ci sono anche spunti seri di riflessione sulla vita, sui rapporti interpersonali, sul bisogno di crescita e di indipendenza che c’è in ognuno di noi. Il mio desiderio è che il lettore possa riconoscersi nelle situazioni paradossali e divertenti che vivono i personaggi, nelle loro piccole idiosincrasie e trarre un incoraggiamento per affrontare con forza e positività gli ostacoli del quotidiano.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: La tecnologia aiuta moltissimo gli scrittori, che ora possono promuoversi sui social e tramite i blog, raggiungendo i lettori in modi finora impensabili. Da poco ho scoperto la comodità di leggere ebook in viaggio e fuori casa e non potrei più tornare indietro. Il problema è che lo scrittore, per mantenere intatta la sua vena creativa, ha bisogno di silenzio e di uno spazio vuoto ogni giorno, una sorta di lavagna virtuale sulla quale scrivere la storia che vuole raccontare. I social non aiutano in questo, perché tendono ad assorbire energie e a impegnare una mente che dovrebbe restare libera. Ecco perché cerco di essere molto disciplinata nel tempo da dedicare al web.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Ho appena iniziato la stesura di un nuovo romanzo per la collana You Feel e, ancora una volta, antichità e narrazione si intrecceranno in una miscela esplosiva e divertente.
Grazie infinitamente per lo spazio che mi avete dedicato e auguro ai frequentatori del blog una primavera di letture interessanti e colme di ispirazione!

sabato 20 febbraio 2016

Intervista ad Alessia Palumbo



“I Due Regni – La Città Intera” è il romanzo d’esordio di Alessia Palumbo e il primo di una vastissima saga fantasy.

L’autrice attualmente frequenta il terzo anno di Lettere Moderne all’Università degli studi di Pavia.

Tra i suoi hobby, ovviamente la scrittura occupa uno spazio preponderante, ma è appassionata anche di videogiochi, letteratura e cucina.




Il libro:  I Due Regni – La Città Intera - Primo romanzo della quadrilogia

In un regno devastato dai conflitti fra maghi e guerrieri la Città Intera è sorta, baluardo nella lotta contro chiunque possieda sangue magico.

In questo scenario si muove Farwel, decisa a riportare pace ed equilibrio in un luogo dove imperversa solo timore e morte.
In un fantasy certamente non canonico si muove la sfera umana dell’interiorità e di ogni sua sfumatura, non trovando il malvagio o il corrotto in un mostro da debellare o in una antica maledizione che pende sul capo indistinto della razza umana, ma dentro quegli stessi personaggi che creano e distruggono.

A muoversi parallelamente alla vicenda altri filoni narrativi si intrecciano, mostrando eventi del passato privi del dolore della Città Intera, ma carichi già di un nefasto presagio.


CASA EDITRICE: Ekt – Edikit http://www.ektglobe.com/
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015
GENERE: Fantasy
PAGINE: 592
PREZZO: 18 euro (cartaceo) – 4 euro (ebook)

Il libro si può ordinare su Amazon per la versione digitale, su IBS per la versione cartacea. 
Si può anche trovare in alcune librerie e biblioteche della provincia di Pavia.
L’autrice partecipa a molte fiere dell’editoria e del fumetto in giro per l’Italia, a tali eventi sarà possibile acquistare il libro.


Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera

D: Benvenuta! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Buongiorno a tutti! È davvero un piacere essere qui con voi a fare questa intervista.
Ho 21 anni e frequento Lettere Moderne a Pavia con indirizzo filologico. Sono appassionatissima di scrittura e di studi filologico-letterari, e divido la restante parte del mio tempo libero fra videogiochi, giochi di ruolo e pasticceria.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: La mia passione per la scrittura nasce quando ero bambina. Abbozzare schizzi e storielle di un paio di pagine era un modo per creare un mondo mio.
Da allora, non ho mai smesso di scrivere, affinando la mia capacità con la lettura e il costante esercizio. Quelli che prima erano personaggi di storie altrui poco alla volta sono mutati e si sono evoluti fino a essere protagonisti di mondi che creavo per loro.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzata?
R: Il distopico ha sempre esercitato su di me un grande ascendente. Leggendo il mio libro preferito, 1984 di Orwell, mi stupisco sempre di come il suo mondo apparentemente impossibile si avvicini tanto al nostro. Nel mio romanzo, e in generale nelle mie opere, mi piace rendere il concetto di paradosso, l’impossibile che diventa reale, per quanto assurdo possa sembrare. La Città Intera, ad esempio, è un’istituzione che uccide tutti i maghi perché li considera degli abomini, ma segretamente si serve della magia stessa per tenere il Delor sotto controllo.
Su di me esercitano una grande influenza anche gli autori della classicità romana. Trovo incredibile come autori vissuti oltre due millenni fa possano continuare a parlarci con le loro lettere e le loro opere morali. Al posto dei Promessi Sposi, proporrei nelle scuole la lettura obbligatoria delle epistole di Seneca!

D: Passiamo al tuo libro. Da dove nasce l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: Per quanto bizzarro possa sembrare, l’idea del mio libro nasce da un sogno che ho fatto nel 2011. Allora una ragazza, poi diventata la protagonista, era discriminata perché maga. Su quell’idea ho ricamato la trama della saga. Inoltre, essendo sempre stata appassionata di videogiochi e giochi di ruolo di genere simile, le regole a volte ferree che regolano questi due mondi mi hanno ispirato per procedere con lo stesso rigore nel mio romanzo.
Per ambientare il romanzo in una sorta di medioevo, mi sono ovviamente documentata, ma non ho mai voluto attenermi alla realtà storica. Ho voluto piuttosto creare un mio medioevo personale, dove l’alfabetizzazione è ad esempio leggermente più alta di quanto lo sia stata la nostra ai tempi.

D: A chi ti ispiri quando crei i personaggi? Che cosa provi per loro?
R: Un personaggio che non compare nel primo libro, ma è molto spesso citato, è ispirato dalla Statua del Gattamelata di Padova. Ho visto l’effige del cavaliere durante una gita scolastica, e mi è rimasta impressa per il rigore dell'espressione. A parte questo divertente aneddoto, gli altri personaggi non si ispirano a persone esistenti nel nostro mondo. Semplicemente penso a un personaggio funzionale per il ruolo che deve svolgere, ne immagino i tratti fisici, il carattere, il passato e cosa eventualmente può avere generato la sua indole.
Sono affezionata a tutte le mie creazioni, è innegabile. Dopo tutto li ho plasmati io e ho cercato di dare a ognuno di loro una vita dignitosa, per fare in modo che non siano semplici macchiette appiccicate fra le pagine di un romanzo per far quadrare la trama.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Faccio entrambe le cose; sono solo fasi diverse dello stesso processo. Prima un’idea comincia ad articolarsi nella mia mente, e col passare dei mesi si sviluppa e si ingrandisce. Comincio a scrivere qualche pagina seguendola, e poi quando noto che la storia ha trovato la propria “strada”, traccio una scaletta capitolo per capitolo. Già da quando appongo la prima parola di un nuovo romanzo, so già come finirà, quindi non è difficile tracciare uno schema da seguire. Ma se poi mi dovesse venire una particolare ispirazione, non esito assolutamente a seguirla.

D: Emozioni e considerazioni. Vuoi trasmettere un messaggio ai tuoi lettori?
R: La Città Intera fonda il suo predominio sul pregiudizio che ha la popolazione nei confronti dei maghi. Se c’è qualcosa che il libro ha da dire, è che non è giusto discriminare una persona solo per qualcosa con cui è nato.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Secondo me ogni strumento, se sfruttato in maniera corretta e consapevole, può essere utile. Trovo davvero stimolante usare i social network come Facebook per raggiungere un pubblico maggiore. Ovviamente non devono essere visti come unico mezzo per farsi conoscere. Solo un ulteriore lavoro da affiancare ad altre attività come fiere e presentazioni.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: La saga di Farwel non è che agli inizi. La storia sarà composta da quattro corposi romanzi, e usciranno circa ogni anno e mezzo. Poi mi piacerebbe dedicarmi al distopico, altro mio genere preferito. Sto pensando anche a una raccolta di racconti, in un futuro prossimo. Voglio scrivere ogni giorno che ho da vivere, e spero di poter portare a termine un sacco di romanzi. Comunque invito i miei lettori a non preoccuparsi per i tempi di attesa, il secondo romanzo è quasi finito!

lunedì 19 ottobre 2015

Intervista a Bianca Rita Cataldi



Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari dove si è laureata in Lettere Moderne e sta attualmente conseguendo la laurea specialistica in Filologia Moderna e il diploma in pianoforte. Dal 2015 è direttrice editoriale della casa editrice Les Flâneurs e redattrice del mensile NelMese. Lavora come editor, correttrice di bozze, ghostwriter e consulente editoriale. Tiene periodicamente corsi di scrittura creativa, editing e correzione bozze.
Finalista al Premio Campiello Giovani 2009, ha esordito nel 2011 con il romanzo Il fiume scorre in te, edito senza contributo da Booksprint Edizioni. Il suo secondo romanzo, Waiting room, si è classificato finalista del Premio Villa Torlonia 2012 ed è stato pubblicato nel 2013 da Butterfly Edizioni, conquistando nel 2015 il primo posto del Premio Letterario Maria Messina. Da agosto 2015 è in tutte le librerie Isolde non c’è più, Les Flâneurs Edizioni. È socia ordinaria dell’EWWA (European Writing Women Association) e del Movimento Internazionale Donne e Poesia.

Twitter: @biancacataldi


Il libro: Riverside

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.





Autore: Bianca Rita Cataldi
Numero di pagine: 120ca
Formato: ebook
Prezzo: 0,99 €

Prossime pubblicazioni della serie: DOLLHOUSE (Riverside #2), REWIND (Riverside #3)