sabato 14 dicembre 2013

Intervista a Salvatore Savasta



Salvatore Savasta si occupa da sempre del sociale. E’ un dialogatore per Amnesty International, associazione che dal 1961 si occupa di tutelare i diritti umani nel mondo. Fin da giovane ha familiarizzato con i gruppi Onlus e, in uno dei quartieri più malfamati della sua città d’origine, lo “Zen” di Palermo, ha combattuto attivamente contro l’analfabetizzazione.
Ha seguito studi umanistici, attraverso il liceo Classico e conseguito un titolo come traduttore di corrispondenza in lingua inglese.
Ha pubblicato un romanzo con un servizio di auto pubblicazione, a marzo è prevista l’uscita nelle librerie di una sua seconda opera e ha già in cantiere un terzo romanzo. Tutte le sue opere tendono a valorizzare dei contenuti legati alla società, e alle sue malsane abitudini.

Salvatore Savasta è il direttore responsabile di Esordiamo, l’unico sito interamente dedicato agli autori esordienti.
 

Il romanzo: La Segretaria dell’Anima… Poiché l’Amicizia è l’Anticamera dell’Amore

Un diario, uno sfogo, una confessione che dura un'intera vita. Ludovico Mesto, manager di una rinomata casa di moda milanese, si ritroverà a vivere le contraddizioni del suo essere e a lottare contro la propria razionalità. In cura da uno psicanalista che gli consiglia di scrivere per comprendere cosa di sbagliato possa esserci nella sua natura, egli si metterà a nudo di fronte al proprio diario, senza mezzi termini e senza rancore. Mostrerà a se stesso chi è davvero Ludovico Mesto e come abbia fatto a trasformarsi in una persona nuova, rinnovata nello spirito. Egli, purtroppo, non consegnerà mai i propri scritti allo psicanalista, ma li custodirà gelosamente per oltre cinquant'anni; finché non ripeterà l'emozione di sentirsi vivo scrivendo di sé e per sé.




EDITORE: Ilmiolibro.it  (http://www.ilmiolibro.it)
ANNO    : 2011
GENERE : Narrativa, Diario
PAGINE  : 288
PREZZO : 12,00 euro Versione Cartacea - 0,99 euro eBook




E adesso, le nostre domande…

Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
Salve, e grazie per avermi dedicato questa intervista. Sono un ragazzo di 25 anni, impegnato nel sociale praticamente da sempre. Vivo scrivendo e leggendo, finché non sono costretto a tornare alla realtà quotidiana!
Quando non collaboro con Amnesty International, mi occupo del sito che gestisco, Esordiamo, e della mia seconda passione, subito dopo la lettura, ovvero l’acquariofilia. Le mie giornate le passo con una penna in mano, un buon libro sul comodino e lo sguardo puntato sul mio acquario. Sono queste tre cose a mantenermi in uno stato di pace interiore con il quale convivo.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
Domanda complicata!
Il desiderio di scrivere nasce come conseguenza al desiderio di leggere. Il desiderio di raccontare, invece, nasce dal bisogno di sensibilizzare quante più persone possibili sulla realtà sociale in cui viviamo. Spesso, infatti, mi è capitato di notare che tutto ciò che non ci riguarda in prima persona, è considerato così lontano da noi stessi, da ritenere che non ci sia bisogno di agire. Le mie opere vogliono far nascere il disgusto per le riprovevoli azioni commesse ogni giorno contro i diritti umani. A quel punto, l’azione, la reazione, dovrebbe essere spontanea. Rimanere a guardare non è una delle possibilità. Bisogna agire, perché lo sgomento, da solo, non cambierà il mondo in cui viviamo.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
Sicuramente Pirandello e il suo “Uno, Nessuno e Centomila” e Italo Svevo.
Lo stile in cui l’opera è scritta, ricorda molto quello di Susanna Tamaro in “Và dove ti porta il cuore” e di Salinger in “Il Giovane Holden”. A queste due opere mi sono ispirato, alla loro forza comunicatrice e allo stile diretto e semplice utilizzato.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea di questo romanzo nasce da una delusione amorosa. So che sembra banale e smielato. Ho voluto mostrare, romanzando ovviamente, come una donna fosse riuscita a trasformare il mio ego in una persona vera, fatta di sentimenti ed emozioni. Il suo addio, trasformato nell’opera nella morte improvvisa della persona amata dal protagonista, cambierà con un colpo di spugna la sua vita per l’ennesima volta. Non si può tornare indietro ritornando ad essere ciò che si era, non si può rimanere ciò che si è, come se nulla fosse cambiato, quindi non resta altro che un limbo grigio e monotono, senza sapore o emozione alcuna. Da questa condizione psicologica, nasce l’idea di un romanzo che racconti la forza dell’amore, la sua passione e il vuoto lasciato dalla sua tragica assenza.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
Nessuno mi aveva mai fatto questa domanda. I miei personaggi nascono dalle varie sfaccettature del mio carattere, della mia persona. Ognuno di loro è parte di me. Cosa provo per loro? Loro sono il frutto delle mie membra, del mio genio. Li amo e soffro o gioisco con loro come si farebbe con il proprio figlio. Io li ho creati e mi sento un piccolo Dio del loro mondo. Anch’io ho lasciato loro il libero arbitrio. In effetti, non sono io a condurre la storia, ma sono loro, con la loro forte personalità a decidere quale scelta fare e che strada intraprendere.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
Credo di avere abbondantemente risposto a questa domanda e ho il terrore di divenire ridondante. Spero di trasmettere un messaggio unico: l’amore, in qualunque sua forma, è lo spirito di ogni vita. E’ l’anima, la coscienza e l’anticamera della vita vera.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
E’ già pronto il mio secondo romanzo, a tematica omosessuale, che sarà edito da “La Zisa Edizioni” e che uscirà il prossimo Marzo. Se, con la prima opera, ho trasmesso la forza dell’amore e la sua dirompente vitalità, con la seconda opera voglio dimostrare che l’amore è tale in qualunque sua forma, sia essa eterosessuale o omosessuale. Inoltre, è in cantiere la stesura di una terza opera, con a tema la violenza sulle donne, su una donna in particolare, la protagonista. Anche quest’opera è da considerarsi dello stesso filone delle prime due. In quest’ultima opera, infatti, dimostrerò che, in alcune eccezioni, l’amore può essere perverso e malato.

mercoledì 20 novembre 2013

Intervista a Concetta D'Orazio

Nata a Lanciano, nel 1968, ha sempre vissuto in Abruzzo, tranne negli anni degli studi universitari a Roma. Ha conseguito la laurea in Lettere Classiche alla Sapienza, insegnando poi in varie scuole, giungendo alla considerazione che il lavoro precario avvilisce la persona e ne mortifica i proponimenti.
Dal 2012 si è appassionata alla nuova realtà dell’editoria digitale pubblicando, in modalità selfpublishing, la raccolta di poesie “Florilegio. La mente cammina dove la penna si trascina”, accompagnata, poco più tardi, dal mini-racconto “Inganni di coscienza”.
A Novembre del 2012 risale la sua prima prova impegnativa, “Sette giri di donna”.
A Ottobre 2013 ha pubblicato il romanzo “Nero di memoria”.

http://questepagine.blogspot.it/


Il romanzo: Nero di memoria



Tonino era un soldato. Un soldato italiano. Ora è diventato un internato. Antonio è un IMI, un militare italiano internato. Nel campo di prigionia lotta per la sopravvivenza, pagando duramente il suo rifiuto a proseguire la guerra dall'altra parte.
Filomena è rimasta sola, con i suoi figli. È una donna molto bella. In paese gli sguardi di tutti non riescono a non fermarsi sulle sue sinuosità. Filomena non sa dove sia Antonio. Lo immagina e lo aspetta. Custodisce i figli. I tre figli. Antonio vive lontano. Sogna la moglie e sogna i figli che ha lasciato. I due figli.


 

EDITORE: Opera pubblicata in modalità Selfpublishing
ANNO    : 2013
GENERE : Narrativa storica
PAGINE : 134
PREZZO : 2,68 euro

Il libro si può acquistare su: http://www.amazon.it/Nero-memoria-Concetta-DOrazio-ebook/dp/B00G26EU4S


E adesso, le nostre domande…

Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
Devo parlare un po’ di me? Ah!!! A dir la verità sono sempre in grande imbarazzo quando mi si fa questa domanda: vorrei iniziare da questo anziché da quello ma poi mi perdo, pensando che, in fondo, niente di quel che sono e di quel che faccio potrebbe avere una priorità nell’interesse altrui, soprattutto per chi mi conosce per la prima volta, in maniera particolare sul web.
Insomma forse non mi occupo di cose tanto interessanti né ho progetti di ampio respiro sociale. A mia unica discolpa dico che la nota che mi contraddistingue da sempre è la mia eterna propensione a scoprire il lato migliore di ogni cosa, ciò che è più all’avanguardia, in tutti i campi, da quello della conduzione della vita di casa e della famiglia, a quello più impegnato e complesso in ambito editoriale e di comunicazione.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?  

Ho imparato a scrivere, secoli or sono, ed ho capito che preferisco questo esercizio a quello del parlare. Non ho mai avuto un grande interesse per una comunicazione piuttosto di tipo orale. Trovo che la scrittura conceda quel giusto spazio alla collocazione precisa e determinata della parola, molto più di quanto non lo permetta l’esposizione verbale diretta, a voce insomma. Chi scrive ha sempre a disposizione quel tempo necessario a far decantare i termini, prima di trasporli sul foglio. Le giuste pause, lo sappiamo, nella comunicazione sono importantissime; solo lasciando alla mente la possibilità di valutare tutte le possibili prospettive, si possono creare le occasioni per riflettere, correggere, migliorare. Le parole a voce spesso vengono fuori di getto. Le parole scritte sono più lungimiranti e prudenti.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato? 

Chi è che può dire con sicurezza da quali autori è stato influenzato? Qualcuno potrà affermare che ama quel tal genere e legge soprattutto le opere di taluni scrittori. L’influenza però è cosa diversa.
È talmente rischioso poter affermare di essere stati suggestionati da questo o quello scrittore, autore, paroliere, compositore, ecc. che potrebbe farlo soltanto chi ha deciso di ricalcare pedissequamente lo stile o la maniera di qualcun altro.
Non ho mai smesso di leggere, neppure quando non ero ancora in grado di farlo. Nella mia testa, così, si è affastellata una quantità illimitata di scritture, di fogge, di stili, di maniere e di preferenze che non saprei nemmeno io a quale genere e sotto-genere ricondurre. L’influenza la fa l’esperienza. Più essa è vasta, più è difficile da definire.


Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea? 

 “Nero di memoria” per molti anni è stata un’opera in itinere. Ho sempre sentito, sin da ragazzina, la necessità di riferire un giorno, non avevo ancora ben chiaro come, le storie sulla “guerra” (secondo conflitto mondiale) che avevo ascoltato dalla voce dei miei nonni. Ho sempre tentato di salvaguardare quei ricordi nella mia testa ma mi rendevo conto che, con il passare del tempo, si affievolivano, diventando ognora più impalpabili e cedevoli. Cominciai così, non rammento più nemmeno quando, a prender appunti, ma non ebbi la lungimiranza di riportare fedelmente sul foglio quello che chi aveva partecipato in primis alla guerra, mio nonno, rievocava. Rimasi così con appunti incompleti. Da quegli appunti è nata poi la storia del romanzo che è andata a supplire con l’immaginazione la mancanza di dati certi.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
 

I personaggi, pur essendo di fantasia, presentano i caratteri e le caratteristiche di persone comuni, calate nelle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale. Ho cercato di guardare le loro fisicità e studiare le loro mosse dall’esterno ma non credo di potermi dichiarare assolutamente equanime nei loro confronti e nei confronti della vicenda storica che si sono trovati ad attraversare.
Nei riguardi di Filomena, Antonio e tutti gli altri, provo sentimenti contrastanti che non saprei definire. Le emozioni precipue, che hanno accompagnato il mio scrivere, sono state, senza dubbio, quelle di ammirazione per il coraggio dei personaggi e di pietà per la loro sorte.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico? 

Più che trasmettere un messaggio, il romanzo si propone l’impegno di non far dimenticare, attraverso il racconto della storia di una famiglia comune, quelli che sono stati i tragici eventi del Secondo Conflitto Mondiale. Il titolo, “Nero di memoria”, vuole evocare quella terribile fenditura buia che l’umanità intera si porta appresso, non troppo indietro nel ricordo.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro? 

I progetti sono tanti e sono talmente “in progettazione”, mi si passi il gioco di parole, che sarebbe difficile per me ora catalogarli ed indicarli in questa sede. Generalmente, tra i tanti lavori cui ho dato inizio, accade sempre che qualcuno assuma un’importanza particolare rispetto agli altri e reclami un’attenzione esclusiva. È allora che prendo coscienza delle urgenze e ricordo di avere delle scadenze cui dare priorità.

sabato 2 novembre 2013

Intervista a Grazia Brambilla


Grazia Brambilla nasce a Seregno (MB) e risiede a Barlassina, piccolo paese della Brianza. Frequenta l’Istituto tecnico per il turismo e, data la sua passione per le arti figurative, decide di iscriversi a un corso parauniverisitario di comunicazioni visive. Ha vissuto a Cuba e frequentato l’Università di Ciutad de la Habana. Attualmente è responsabile di una agenzia viaggi a Meda. Nel 2012 pubblica con Montag edizioni il primo romanzo dal titolo: “Alata“. Nel settembre 2013 la poesia “Umani“, di cui è autrice, entra a far parte della raccolta “Poesie d’amore“, ediz. Penna d’Autore. Collabora con Mikero Art, creando “Arte e letteratura“ per le presentazioni del suo romanzo che in copertina riporta l’opera “Trama svelata” dell’artista seregnese Stefano Migliorini. 

http://grabramgb.wix.com/grazia-brambilla

https://www.facebook.com/AlataGBrambilla



Il romanzo: Alata

Chiara è una protagonista che non dimenticherete. Non è come tutti di noi, è una creatura con un destino segnato che sembra volerle riservare solo brutte sorprese. Chiara è in lotta contro l’intera Volta Celeste, vittima di un’intima sofferenza, ma al suo fianco si schiera Binael, Ordinatore dell’Universo che la condurrà, passo dopo passo all’accettazione della sua vera e magnifica natura. Si susseguono, pagina dopo pagina, incontri tra personaggi differenti tra loro di cui viene appronfondito l’aspetto psicologico. Personaggi a cui Chiara è e non è particolarmente legata, ma che lasciano una impronta profonda nel suo modo di vedere la vita.





 

EDITORE: Montag Edizioni
ANNO : 2012
GENERE : Fantastico
PAGINE : 99
PREZZO : euro 15,00

Il libro è reperibile in formato cartaceo sui principali digital store, tramite il sito dell’autrice e ordinabile in tutte le librerie d’Italia.


E ora, le nostre domande... 

Benvenuta ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?Partiamo già con una domanda difficilissima, direi. Mi ritengo una ragazza con moltissimi interessi, alcuni dei quali sono gli stessi dell’adolescenza ed altri, invece, cambiano in modo repentino. Questo accade perchè, purtroppo, sono una che si annoia facilmente. Amo la musica e l’arte. I vecchi film mi appassionano e sono capace di vedere lo stesso fino a impararne le battute a memoria. Viaggio molto sia per lavoro che per interesse personale.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
Ho sempre pensato che la necessità di scrivere si abbia nel Dna e che non sia una scelta. Poi, decidere se tentare la pubblicazione o meno, è qualcosa che viene dopo. Nel mio caso è stato il desiderio di compiere un passo avanti che mi ha portata a cercare un editore e l’obbligo che mi ero imposta era di non pubblicare con contributo. O senza, o la storia che avevo scritto sarebbe rimasta dove era nata (sul mio pc) e io sarei stata l’unica a conoscerla.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzata?
La mia è una scrittura di “pancia“ che, per come la penso, non può essere influenzata. Prima di essere una autrice, sono una lettrice modello (qualsiasi libreria vorrebbe clienti come me – ride -) e posso dire che ho letto generi e autori diversi, molto diversi, ma che mai mi sono riconosciuta come stile in questi. So quasi a memoria pagine de “La nausea“ di Sartre, ho letto almeno sei volte “Genio e follia“ di Jaspers, i vari “Harry Potter“, una volta finiti in italiano li ho letti in inglese, sono rimasta molto colpita, qualche giorno fa dal modo di scrivere di Federico Roncoroni, ho molto apprezzato “il pane nudo“ di Choukri... insomma leggo e cerco di andare per la mia strada per quanto riguarda il mio modo di raccontare storie. Una cosa, però, la voglio dire. Tra tutti i libri che ho letto, mi sarebbe piaciuto aver scritto “Il signore degli anelli“ e “Dialoghi con Leucò“.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea? L’incipit di “Alata“ è nato dopo aver visto un documentario su Bach. A quel tempo, ho frequentato alcune lezioni di un corso di scrittura creativa, tenuto dalla scrittore Cosimo Argentina. Bach, che amo molto, è stato la molla, diciamo. Il resto è venuto, pagina dopo pagina. Non avevo schemi da seguire nè una storia già in mente. Si è creato tutto nel momento stesso in cui scrivevo.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I personaggi di “Alata“ sono completamente inventati, ma per alcune caratteristiche possono assomigliare a categorie appartenenti alla quotidianità. Il sig. Bonaventura, ad esempio ricorda il vecchietto della porta accanto che vive solo... ma lui, pare, usi pentole magiche per cucinare! Il romanzo è difficilmente inquadrabile in un genere letterario, ma probabilmente definirlo “fantastico“, è la cosa che più si avvicina. Be’, direi che i personaggi sono amici fedeli che, a volte, mi mancano. Spesso, tramite loro, ho scoperto cose di me che nemmeno sapevo.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico? L’emozione più grande, quella che ancora mi fa sfarfallare lo stomaco, è stata la mia prima intervista video. Non ero preparata perchè non ne ero stata informata, avevo la gola secca come se avessi ingoiato l’intero deserto del Sahara e mi sentivo completamente inadeguata. Alla fine è andata bene, ma le cose che non ti aspetti sono sempre le più emozionanti.
Penso che “Alata“, possa essere una storia che sappia trasmettere differenti messaggi. Non tocca a me dire quali, perchè sono sicura che ognuno saprà trovare quello che fa al caso proprio.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro? 

Ssssstttt... fa con il dito indice sulla bocca.

sabato 26 ottobre 2013

Intervista a Candido Bottin


Candido Bottin nasce nel 1965 e risiede a Scalenghe (TO) fin d'allora. Laureato in Architettura svolge la professione di architetto. Grande appassionato di libri, di musica e di montagna ha pubblicato il primo libro “Il Confine” nel 2007 con Boopen editore, a cui ha fatto seguito “La chiesa nuova” nel 2009 sempre con Boopen e “Pianura – Dove tutto ebbe inizio” nel 2013 con Araba Fenice. 

http://candidobottin.blogspot.it


https://www.facebook.com/pages/Pianura-Romanzo-by-Candido-Bottin/128327084034212



Il romanzo: Pianura – Dove tutto ebbe inizio


La storia di un uomo, di una famiglia, di un paese piemontese tra fine '800 e gli anni '60. La vita contadina nella pianura alle pendici del Monviso, l'emigrazione in Argentina, la Grande Guerra, il fascismo, la Resistenza, la ricostruzione, il boom economico. Una saga affascinante che ripercorre la storia italiana attraverso le vicende dello scalenghese Carlo, un uomo di grande coraggio, narrata con passione e precisione storica.




 

EDITORE: ARABA FENICE http://www.arabafenicelibri.it
ANNO    : 2013
GENERE : narrativa
PAGINE  : 285
PREZZO : € 16,00 cartaceo

Il libro è reperibile in formato cartaceo sui principali digital store e direttamente sul sito dell’editore: http://www.arabafenicelibri.it/scheda-libro/bottin-candido/pianura-9788866171386-132477.html

 
Ed ecco le nostre domande… 
 
Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?  

Mi ritengo una persona molto semplice, con solide passioni. Le cose per me più importanti sono la mia famiglia e il mio lavoro di architetto (esattamente in questo ordine), poi viene tutto il resto. Sono un uomo di pianura, ma amo molto la montagna e le cose semplici di tutti i giorni. Da un po’ di tempo cerco di apprezzare tutto quello che di buono viene dal quotidiano, perché ho visto che la vita è troppo breve perché si possa sprecare tempo dietro a inutili e irrealizzabili illusioni. Certo la scrittura mi aiuta spesso a staccarmi dalla troppa routine che ci ingabbia per volare con la fantasia.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura? 

La mia “vocazione” letteraria nasce piuttosto per caso nell’estate del 2007, quando, dopo una vacanza in Friuli, mi venne l’idea di scrivere un breve diario di viaggio per accompagnare le fotografie e, invece, in maniera del tutto inattesa ne uscì il mio primo libro “Il Confine”. Da allora ho scoperto un piacere e una facilità legata alla scrittura che non sapevo di avere e con essa la voglia di raccontare storie, soprattutto del passato.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?

Certamente la narrativa italiana, specialmente quella del dopoguerra, mi ha molto appassionato ed è la parte di letteratura che più ho studiato. I miei modelli sono autori come Mario Rigoni Stern, Nico Orengo, ma anche il primo Mauro Corona. Ultimamente mi piace molto Antonio Pennacchi.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea del libro è nata nel momento in cui mi sono accorto di avere sottomano un soggetto decisamente interessante di cui conoscevo molte cose. Infatti è una storia vera, basata su un personaggio realmente esistito. Si trattava però di un racconto complesso, lungo novanta anni, con molte cose dentro, così dopo aver fatto esperienza con i primi due romanzi, mi sono messo al lavoro, anche con lunghe ricerche storiche e ambientali. È stata un’esperienza veramente interessante che mi ha aperto anche una visuale del tutto nuova sul territorio dove è ambientata la vicenda, che è anche quello in cui vivo sin da quando sono nato e che proprio per questo credevo di conoscere molto bene e invece non era vero.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I personaggi nascono dalla realtà quotidiana, perché si tratta di persone reali, in parte veramente esistite e in parte costruite mettendo insieme caratteri di altre persone che comunque ho incrociato durante la mia vita.
Per tutti loro provo grande affetto e simpatia. È un romanzo dove non ci sono personaggi veramente cattivi, anche se non mancano vicende anche intensamente drammatiche.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
È un libro che ha tre protagonisti: Carlo, il personaggio principale, il territorio dove si svolge la vicenda (la campagna Piemontese) e infine la storia (intesa come vicende storiche). Credo molto nel fatto che noi possiamo esistere anche dopo la vita, attraverso la memoria di coloro che verranno dopo di noi. Io ho cercato di fare questo, essere cioè colui che ha trasmesso la memoria di persone che meritano di essere ricordate. Ma vorrei anche trasmettere l’emozione per le piccole cose quotidiane e i luoghi di tutti i giorni, quelli che non osserviamo mai con sufficiente attenzione e che invece possono riservare delle sorprese interessantissime.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
In questo momento sto scrivendo racconti più brevi, ma sempre legati alla memoria e alle emozioni del territorio e vorrei mettere mano ad un racconto per bambini di cui so già il titolo “I cani dello Spazio”. Avrei anche in progetto di fare un libro fotografico, le immagini e le parole legate da un unico filo, la passione per la mia terra. Vedremo.

lunedì 21 ottobre 2013

Intervista a Stefania Trapani



Stefania Trapani, milanese, scrive diari dall'età di quattordici anni, quando inizia ad avvertire il bisogno
di trattenere i suoi veloci pensieri e incanalarli nella direzione del racconto e della poesia. Sposata con Giorgio Molteni, noto violinista milanese, ha due figlie: Giorgia Maria e Giulia Rose. Durante la sua permanenza a Los Angeles, nel 2002, inizia a modificare il suo modo di scrivere, raccontando le sue esperienze non più attraverso la diaristica ma avvicinandosi sempre più alla dimensione del romanzo. Pubblica la sua prima opera nel novembre 2012 con Edizioni Montag, intitolata "Portata dal vento", e la seconda nel 2013, intitolata "Alla fine dei sogni" edita da 0111 Edizioni. Il suo hobby principale è vivere. Si gode la vita giorno per giorno, ama suo marito, gioca con le sue bambine, abbraccia gli alberi. Adora essere in pace col mondo.

http://www.stefaniatrapani.it

http://www.youtube.com/watch?v=FTR5vO8njUA



Il romanzo: Alla fine dei sogni

Michela e Silvia sono inseparabili amiche ventinovenni che nell'agosto del 2010 si trovano ad avere due grossi problemi.
Michela, mamma della piccola Gaia, lotta da nove mesi contro un tumore al seno. Alla fine delle terapie, quando la situazione dovrebbe essere risolta, le vengono diagnosticate tre millimetriche metastasi celebrali. Quando viene a saperlo, Silvia si trova al supermercato e sviene; a seguito degli accertamenti a cui viene sottoposta, scopre di essere incinta.
Nonostante "Alla fine dei sogni" tratti degli argomenti molto impegnativi, quali la malattia, l'aborto, arrivando a spingersi fino ai pericolosi confini della morte, ha comunque un ritmo incalzante, in alcuni punti è anche divertente, come le sue protagoniste che non perdono mai quell’autoironia, fondamentale in questo genere di dramma. Ma questo romanzo è soprattutto la storia di un’amicizia sincera. È proprio per questa amicizia che è nato. Ed è di questa amicizia che vuole parlare.

CASA EDITRICE: 0111 Edizioni http://www.0111edizioni.com
ANNO : 2013
GENERE: Mainstream – narrativa non di genere
PAGINE: 146
PREZZO: 14,50 euro

Il libro è acquistabile sui principali digital store e sul sito dell'editore:

http://www.labandadelbook.it/shop/product.php?id_product=594

E adesso, le nostre domande…

Benvenuta ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
Sono una persona normale, con una vita normale. Felicemente sposata, con due figlie piccole, scrivo per hobby e lavoro per necessità. Combatto ogni giorno per tenere a galla la piccola azienda a gestione familiare in cui lavoro da sedici anni; il periodo non è dei migliori ma noi non molliamo.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
Chi lo sa. Il bisogno di scrivere l’ho sempre avuto. Inizialmente annotavo sui miei diari – ne ho una trentina - tutto ciò che mi capitava, tipo giornalista. Poi, man mano che il tempo a mia disposizione diminuiva, ho iniziato a selezionare gli argomenti, dando spazio esclusivamente agli avvenimenti degni di nota. Alla fine ho abbandonato i diari per scrivere dei romanzi basati su delle esperienze davvero uniche e travolgenti che mi è capitato di vivere.
E dato che per me esistono pochi colori – le sfumature le lascio agli altri - il mio primo romanzo parla di nascita, il secondo di morte.
Il terzo parlerà l’amore.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
Adoro i grandi classici russi, primo su tutti Tolstoj. Però la vera spinta a scrivere romanzi me l’ha data “Il Giovane Holden”. Leggendo quel libro, scritto con lo stesso strambo linguaggio che probabilmente aveva il suo autore, ho pensato che potevo provare anch’io a mettere giù una storia, nello stesso modo con cui parlavo ai miei diari.
Grazie a quel libro ho capito che non è necessario inventarsi uno stile per poter pubblicare; ciò che conta è avere una storia interessante e una propria voce, magari buffa, ma unica.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea è nata in uno dei momenti più drammatici della mia vita. La mia più cara amica era ammalata di cancro e io ero incinta di tre mesi. Stavamo entrambe malissimo, per motivi diametralmente opposti, ma la nausea e gli svenimenti erano gli stessi. In quel periodo venne fuori la storia del miracoloso farmaco cubano; per lei non c’era più nulla da fare e ci lasciammo accarezzare dall’idea di affrontare quel viaggio - che sarebbe potuto essere il nostro ultimo viaggio insieme - per recuperare quell’ultima speranza. Ed è proprio per questo che è nato il libro. Per poter realizzare quel nostro ultimo sogno insieme. E per celebrare in grande stile il suo “addio alla vita”.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I miei personaggi prendono sempre spunto da persone vere. Conosco così tante persone interessanti che davvero non sento il bisogno di inventare. Quindi per loro provo amore, disprezzo, pietà, affetto. Dipende dai casi. Ovviamente per Michela provo un amore smisurato.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
Il mio è un messaggio che per la sua semplicità il più delle volte viene sottovalutato. La vita va goduta nella sua quotidianità.
Non c’è bisogno di grandi emozioni o ricchezze per essere felici! La felicità è nelle piccole cose. Nell’accompagnare le proprie figlie all’asilo, salutarle con un bacio e vedere i loro volti felici. E’ nel tornare stravolti a casa la sera, e poco importa se sembra un campo di battaglia, quella è la propria casa e profuma di noi.
La felicità è lo sguardo di un marito premuroso, il sorriso strappato ad un’amica che in quel momento avrebbe più voglia di piangere, ma ride! La maggior parte delle persone – ci stavo cascando anch’io - realizza queste cose quando non c’è più tempo. Una vita a inseguire chissà cosa, quando ciò che è veramente importante è proprio lì, accanto a noi!
Attraverso la storia – nel libro inventata – di Michela voglio trasmettere proprio questo. L’amore per la propria banalissima vita.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
Ho un terzo libro, che però aspetterò almeno un paio di anni prima di pubblicare. Primo perché voglio dare un po’ di respiro ai primi due, usciti a 9 mesi l’uno dall’altro. E poi perché il prossimo libro o lo pubblico con un editore presente nelle librerie oppure me lo tengo nel cassetto. Nulla da dire sui miei editori, persone con cui mi sono trovata benissimo e con le quali si è instaurato un rapporto di affetto e stima reciproca. Ma purtroppo, come tutti i piccoli editori, non entrano nelle librerie.
Ed è frustrante sentirsi dire dai propri amici, che cercano il tuo libro, che non solo non è presente nelle librerie, ma perfino i librai si rifiutano di ordinarlo.

lunedì 14 ottobre 2013

Intervista a Stefano Veroux



Stefano Veroux ha 49 anni, sposato, tre figli, vive a Milano e si occupa da oltre vent’anni di comunicazione a favore di multinazionali, ministeri e enti. Esperto di relazioni pubbliche e ufficio stampa è specializzato in comunicazione pubblica, corporate, tematiche ambientali, politica, crisis management e marketing territoriale. Alcune descrizioni di luoghi e figure istituzionali presenti nel romanzo sono state ispirate da esperienze professionali dell’autore. 

https://www.facebook.com/pages/La-Rocca-delle-Ingrate/323052701130501


Il romanzo: La rocca delle ingrate (Trilogia)

Era Parravicini, dirigente della Polizia Postale di Milano, è alle prese con un insolito reato: su migliaia di conti correnti transitano ingenti cifre di danaro provenienti da tre conti cifrati esteri, somme che vengono subito dopo versate a beneficio di ONG e aziende No Profit sparse in tutto il mondo, senza che i sofisticati sistemi di sicurezza degli istituti bancari rilevino alcuna intrusione esterna o anomalia. La Rocca delle Ingrate è un isolotto inaccessibile di proprietà vaticana, popolata da una milizia armata composta esclusivamente da religiose, la compagnia femminile della Guardia Palatina. Le donne sono confinate in un quotidiano fuori dal tempo, dove convivono consuetudini medievali e cerimonie d’investitura. Con loro incontrerete esperti informatici del Cyber Command Statunitense e il Prefetto dei Sacri Palazzi Vaticani, mercenari serbi e docenti di storia medievale. Cosa mette in relazione fra loro personaggi così distanti?

CASA EDITRICE: Stefano Veroux https://www.facebook.com/stefano.vrx
ANNO : (2013)
GENERE: GIALLO
PAGINE: 272
PREZZO: 1,99 la versione ebook e 7,72 la copia cartacea

Il libro è reperibile sui principali digital store e su Amazon (in formato ebook e cartaceo) http://www.amazon.it/La-rocca-delle-ingrate-ebook/dp/B00DSTXOGW/



E adesso, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
R: Grazie a te per l’opportunità di farmi conoscere. Allora, sono un padre di famiglia, occhi azzurri, diversamente slanciato, ho il brutto vizio di mangiare due volte al giorno e  scrivo da sempre per conto terzi per motivi di lavoro. Sono un consulente di comunicazione istituzionale, quindi giocare con le parole scritte è un esercizio che mi viene abbastanza naturale.

D: Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
R: Credo che sia un problema di natura senile. Alcuni miei coetanei hanno mollato il lavoro e hanno aperto un ristorante in Thailandia o hanno preso una barca a vela e fanno gli skipper in Grecia. Io sono pigro, e mi sono dedicato a una passione sedentaria ma, a mio parere, altrettanto entusiasmante.

D: Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
R: In assoluto amo leggere e spaziare nei generi. Quindi è facile trovarmi in mano un libro giallo come un trattato di teologia. Nella stesura del romanzo sicuramente la lettura di romanzi storici e noir e una buona conoscenza delle dinamiche vaticane hanno fatto la loro parte.

D: Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
R:Tutto nasce con lo Scudo fiscale del 2009. Da lì l’idea di un hacker “alla Robin Hood” che svuota i conti correnti nei paradisi fiscali per devolverli a ONG sparse per il mondo. Poi man mano che scrivevo è venuto fuori un secondo filone legato alla storia millenaria della Chiesa. Alla fine mi sono trovato un romanzo di oltre 700.000 battute.

D: I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
R: La costruzione della personalità dei miei personaggi è stata l’attività più impegnativa e allo stesso tempo più eccitante. E’ stato bello vedere crescere i protagonisti capitolo dopo capitolo. Solo alla terza stesura ognuno di loro aveva una personalità ben descritta, definita e un lessico appropriato. Alla fine mi sono preso una vera e propria cotta per Era, la poliziotta, e il principe Ruggero è una persona verso la quale nutro un’immensa stima. Non sto bene, vero?
Inoltre, grazie al mio lavoro, sono un privilegiato: ho vissuto parecchi eventi di interesse nazionale dal backstage, quindi ho un personalissimo serraglio di pezzi grossi dal quale ho attinto per caratterizzare le mie creature più blasonate. Quindi politici, eminenze e alti funzionari presenti nel romanzo hanno movenze, linguaggio, vizi e virtù molto vicini alla realtà.

D: Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
R: Nessun messaggi di carattere universale, la mia è una fiction. Però mi sono fissato un piccolo obiettivo con questo mio scritto: condividere l’amore per la storia e per il bello. Nel romanzo ci sono riferimenti storici meno noti, come la partecipazione di San Francesco alla IX crociata, la visione del Medio Evo siciliano, che è stato tutt’altro che cupo o gotico, e diversi riferimenti all’arte e all’architettura. Inoltre nella versione ebook è possibile, attraverso alcuni link, non solo accedere a pagine web di approfondimento, ma anche ascoltare i brani (due di Bach e uno di Sakamoto) descritti nel romanzo.

D: Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
R: Al momento due. Sto scrivendo tre racconti che spero di pubblicare entro dicembre, e credo che per giugno dovrei essere pronto con il secondo volume della trilogia. Previsioni non ne faccio. Sono già felice che qualche centinaio di persone in questi tre mesi abbia letto il romanzo.