lunedì 29 aprile 2013

Intervista a Riccardo Medici

Riccardo Medici, dopo aver ottenuto nel 1998 la Targa al Merito al “Premio Letterario Bufalino”, ha firmato con Gina Basso le seguenti opere: Un racconto fra le nuvole (ed. Le Monnier – 2005), Non si può uccidere il futuro (ed. Loescher – 2006), Vivo per vivere (ed. Loescher , 2011), In silenzio nel cuore (ed. Il Messaggero di Sant’Antonio, 2011), Quando la neve sapeva di pane (ed. Psiche e Aurora, 2012). E’ autore di Largo alla vita! (ed. Giraldi – 2007 -  l’intero incasso è stato devoluto all’ANT Fondazione Nazionale Tumori). Ha collaborato alla ideazione dello spettacolo di pattinaggio artistico e danza “Yuri, una vita che continua” (2007-2011). Collabora per Radio Vaticana  a “Faccia a faccia improbabili” (Sant’Antonio e Claudio Rutilio Namaziano, di cui è autore, possono essere ascoltati on line sul sito di Radio Vaticana).

http://www.webster.it/libri-quando_neve_sapeva_pane_basso-9788889875285.htm 



Il romanzo: Quando la neve sapeva di pane


L'incontro tra il giovane Ezio e l’anziano padre Ernesto, un frate francescano, si trasforma in grande amicizia. Il ragazzo è ateo e, nonostante il recente trasferimento dalla Calabria a un paese degli Appennini Tosco-Romagnoli, affronta la vita sicuro di sé. Ha una ragazza che gli vuole bene, Marianna, una famiglia premurosa e ora anche un amico fraterno. Ciò che lo conquista del francescano sono la simpatia e la sua vita avventurosa. Sì, perché “Quando la neve sapeva di pane” è il racconto romanzato della vita di Padre Ernesto Caroli, fondatore dell’Antoniano di Bologna. Gli episodi, tutti rigorosamente veri, sono toccanti, spesso drammatici, e quasi sempre accompagnati da scherzi travolgenti, che rendono la narrazione molto divertente. Il racconto dell’anziano si intreccia con i problemi della vita di tutti i giorni del ragazzo. Quando fra Ezio e Marianna sembra andare tutto per il meglio, accade l’irreparabile…  


CASA EDITRICE: Psiche e Aurora Editore www.psicheaurora.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
GENERE: Romanzo
PAGINE: 233
PREZZO: 12 euro

Il libro è acquistabile sul sito della casa editrice con sconto del 15% e sui
principali store di libri online (www.ibs.it, www.inmondadori.it, www.deastore.com, ...)

 

E adesso, ecco le domande… 
 
D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per cominciare, ti va di parlaci un po’ di te e dei tuoi principali interessi?

R: Adoro leggere. E leggo davvero di tutto, preferendo da sempre i grandi classici del passato, e i saggi di storia. Purtroppo il lavoro (mi occupo di organizzazione in una azienda di servizi) non mi lascia molto tempo da dedicare alla lettura, alla scrittura e agli altri hobby. Una volta facevo sport, nuoto e palestra, ma ormai mi dedico solo alla cucina… e il risultato si vede! La passione per la cucina non si manifesta solo nel mangiare, ma anche nella partecipazione a corsi amatoriali e alla messa in pratica di quanto imparato. So fare la pasta dalle tagliatelle ai tortelloni, ma la cosa che mi diverte di più è fare il pane (e pizze, focacce ed altro) in casa. L’unica cosa che non mi riesce bene sono i dolci: lì, sono un disastro!

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Mah! Temo che sia una cosa congenita. Da quel che mi ricordo ho sempre scritto: da bambino scrivevo poesie, e costringevo genitori e nonni ad assistere a veri e propri recital. Poveretti! Per me scrivere è in realtà una magia: distillare concetti ed emozioni in parole tali che poi il lettore, distante nello spazio e nel tempo, possa provare le medesime cose. Meraviglioso!

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Jane Austen e Yukio Mishima. Sì, lo so, come autori “influenzanti” sono piuttosto antitetici, però è così. Apprezzo la capacità della Austen di costruire storie basate quasi esclusivamente sui dialoghi, e il lirismo decadente che caratterizza Mishima. Nei libri per ragazzi che scrivo è soprattutto la prima caratteristica a tornarmi utile. A parte Austen e Mishima, sono un accanito sostenitore degli autori del nostro paese e da qualche anno cerco di leggere, in italiano, solo autori italiani. Dino Buzzati, Piero Chiara e, fra i poeti, Montale, sono i miei preferiti. Fra i contemporanei seguo con passione Alfredo Colitto e Gianluca Morozzi.

D: E ora occupiamoci del romanzo che proponi. Da dove scaturisce l’idea? Hai dovuto svolgere ricerche particolari?
R: “Quando la neve sapeva di pane” è liberamente ispirato alla vita di Padre Ernesto Caroli, fondatore dell’Antoniano di Bologna, scomparso quattro anni fa. E’ un libro al quale Gina Basso pensava da tempo, ma solo di recente abbiamo avuto l’opportunità di realizzarlo e di vederlo pubblicato. Come si è visto dalle note biografiche di presentazione, la quasi totalità dei libri su cui ho messo la mia firma è stata scritta con Gina Basso. Gina è un personaggio importante: giornalista e scrittrice, voce radiofonica e autrice di importanti trasmissioni radiotelevisive, dai suoi libri sono stati tratti i film “Il coraggio di parlare” e “Yo-Rhad, un amico dallo spazio”. Sono davvero fortunato a collaborare con lei! In particolare si può dire che Gina è stata l’inventrice dei romanzi per ragazzi che trattano temi d’attualità: anche nei libri scritti assieme abbiamo parlato di temi non facili come mafia e immigrazione. Tutto questo per dire che siamo abituati a documentarci con molta attenzione sui temi dei quali scriviamo. In questo caso, però, gran parte del materiale “storico” l’avevamo già in casa: Gina ha collaborato a lungo con l’Antoniano e con Padre Caroli, e i suoi ricordi hanno costituito la fonte primaria del nostro lavoro. Poiché il racconto copre un arco di circa settant’anni di storia italiana, è stato comunque necessario controllare attentamente ogni riferimento alla storia del nostro paese.

D: I personaggi che hai creato da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Tutto quello che nel libro si racconta di Padre Caroli è vero: si tratta di ricordi che lui condivise con Gina Basso, a più riprese, e che lei ebbe la lungimiranza di trascrivere riconoscendo immediatamente che si trattava di materiale eccezionale per un libro: Padre Caroli raccontato da Padre Caroli. Ezio, il giovane che dialoga con lui per tutto il racconto, è invece completamente inventato, ed è ovvio che io mi identifico in lui… o, meglio, lo identifico con i ragazzi di oggi, con le loro inquietudini e la loro voglia di vivere la vita.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa hai voluto trasmettere al tuo pubblico?
R: Il romanzo può avere una doppia chiave di lettura. Si volevano innanzitutto condividere alcuni episodi della vita di padre Ernesto, e raccontarli proprio come lui l’avrebbe fatto: chi lo conobbe ha detto che la sua figura emerge nel libro con grande naturalezza e fedeltà all’originale. Biografie di Padre Ernesto ne esistono già (ad esempio quella ottima di Luca Orsi), ma in “Quando la neve sapeva di pane” si trovano episodi personali che una biografia ufficiale non avrebbe potuto accogliere, ed era un peccato che andassero perduti. Il messaggio che più vorrei trasmettere ai lettori, meglio ancora se sono ragazzi, consiste nell’atteggiamento positivo che ebbe Padre Ernesto nei confronti della vita, sempre, nonostante tutte le difficoltà che affrontò. In particolare poi, e qui spero davvero di non urtare la sensibilità politica di nessuno, vorrei che il libro facesse riflettere sul fatto che il valore fondante al quale noi Italiani dovremmo far riferimento, specie in un momento così difficile come quello attuale, non è tanto (o non solo) la Resistenza, quanto la Ricostruzione del nostro paese distrutto dalla guerra. Alla Ricostruzione contribuirono davvero tutti, secondo le capacità e le sensibilità di ciascuno, con risultati eccezionali. Dobbiamo esserne orgogliosi!

D: Cosa ti piacerebbe fare da grande? Qualche progetto per il futuro?
R: Vincere il premio Nobel per la letteratura non sarebbe male…! Più seriamente, spero prima o poi di trovare il tempo per affiancare ai lavori con Gina qualche progetto personale. Le idee ci sono, alcune anche in avanzato stato di realizzazione, ma per ora sono chiuse nel cassetto… 


Uno scrittore impegnato e un libro che racconta una storia vera, difficile e appassionante. Gli ingredienti per un giusto riconoscimento non mancano! Nel frattempo, in attesa che il Nobel si concretizzi, vi suggerisco di leggere "Quando la neve sapeva di pane".

giovedì 25 aprile 2013

Intervista a Marisa Saccon



Come autrice ha all’attivo oltre 150 pubblicazioni di racconti e articoli su riviste di narrativa e periodici femminili nazionali.
 
Nel 2011 la casa editrice Butterfly Edizioni pubblica il suo romanzo “Le Streghe di Dominique”.
È appassionata di scrittura, medicina, psicologia, fotografia, grafica.

Il suo motto? "Non sono specializzata in nulla. Perché cammina cammina, ho capito che vivere in fondo è più facile di quello che sembra."

www.marisasaccon.it


Il romanzo: Le streghe di Dominique

Rue Dominique, un quartiere della Marsiglia anni '60, lo spaccato urbano di un'Europa che ha la guerra alle spalle e il fermento vitale delle nuove generazioni che crescono e si affacciano al mondo. Un mondo che è una strada, un campetto da calcio improvvisato, un gruppetto di ragazzi e ragazze che cominciano a sperimentare l'ebbrezza nuova, l'intensità conflittuale, il sapore forte di passioni e sentimenti.
La quotidianità rassicurante di rue Dominique sembra improvvisamente scossa da un evento imprevisto, affascinante per alcuni, inquietante per altri: l'arrivo di Estebanah, la ragazza venuta da lontano, colei che saprà ammaliare come le fate e sedurre come le streghe. Estebanah, provata precocemente dal dramma dell'esistere ma forse proprio per questo determinata e trasparente, sarà il controaltare e l'antagonista involontaria della bellissima "strega" Rachele, la regina indiscussa del quartiere.
La sua comparsa farà impennare le dinamiche cristallizzate del gruppo di rue Dominque che non sarà più la stessa strada, così come non sarà più lo stesso, nessuno dei personaggi che si susseguiranno -individualmente e coralmente- in questo romanzo. Per ciascuno la sfida sarà il difficile e drammatico cammino verso la maturità, verso l'individuazione di una identità e di un posto nel mondo. Un percorso dilemmatico individuale ed universale che, così come accade nella realtà, per alcuni sarà una "scelta criminale".

CASA EDITRICE: Butterfly Edizioni  http://www.butterfly-edizioni.com/
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2011

GENERE: Romanzo di formazione, psicologico, noir
PAGINE: 276

PREZZO: 14,50 €

Il libro è reperibile presso la casa editrice Butterfly Edizioni, e in molte librerie di tutta Italia. È disponibile anche su IBS, Amazon e altre piattaforme di vendita online.

 
 

E adesso, le nostre domande…

D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, ti va di parlaci un po’ di te e dei tuoi interessi?
R: Grazie ad Autori Sul Web per avermi ospitata. I miei interessi sono tanti ma non ho il tempo per coltivarli e il bello è che ogni giorno ne scopro sempre uno di nuovo. Se avessi tempo e mezzi, probabilmente ti farei una lista di hobby e interessi da coltivare, lunga da Venezia a Palermo.
Comunque, oltre alla scrittura e alla lettura, sono appassionata di medicina, psicologia, storia, fotografia, grafica, sono interessata alle tematiche sociali, soprattutto a quelle che riguardano la scuola italiana.

D: Veniamo alla scrittura. Come nasce la tua passione narrativa?
R: Sinceramente non so quando sia nata la mia passione narrativa. Forse è nata con me. Sono sempre stata attratta dalla carta stampata e ogni pezzo di giornale o pagina di libro, mi attirava e mi incuriosiva. Sin da piccola ero affamata, leggevo di tutto, anche gli ingredienti sulla scatola della pasta.
Un giorno, per recuperare un pezzo di giornale che giaceva tra l’erba, sul bordo di un fossato, sono scivolata e sono caduta dentro il canale pieno di acqua.
Per me i libri, rappresentavano una sorta di scrigno magico, aprirli significava entrare in un mondo magico e incantato, in un’altra dimensione.

D: Quali sono i generi letterari o gli autori che più ti hanno influenzato?
R: Kafka e John Steinbeck sono stati gli autori che più mi hanno influenzato.
Generi letterari… non saprei. Di solito amo leggere libri di psicologia, di medicina, di filosofia.

D: E ora addentriamoci nel processo creativo del tuo romanzo. Da dove nasce l’idea?
R: L’idea nasce nel 1984, per caso. Ero in macchina e mentre alla radio ascoltavo per la prima volta una canzone dei Queen, all’improvviso si è snodata dentro la mia testa la pellicola di un film.
Volevo semplicemente raccontare una storia di quartiere con le dinamiche che io, figlia degli anni ’60, conosco molto bene.
Gli scrittori, sai, vivono e lavorano con il loro mondo immaginario. Raccontano le emozioni che hanno provato, le persone che hanno incontrato, il mondo che non vogliono e il mondo che vorrebbero. Ecco, io ho fatto esattamente questo.

D: I personaggi che hai ritratto da dove scaturiscono? Che sentimenti provi per loro?
R: I personaggi rappresentano persone che ho conosciuto, persone che vorrei conoscere, persone che non vorrei mai incontrare. Uno scrittore immagina il suo mondo da raccontare, crea dei personaggi, li caratterizza, poi piano piano questi personaggi prendono corpo, prendono vita e alla fine fanno quel cavolo che vogliono e tu li devi solo assecondare.
Alcuni di questi li ho amati tantissimo, altri li ho detestati, altri mi sono rimasti nel cuore. Un po’ come avviene nella vita con le persone che incontri, che conosci, che dimentichi, che ti mancheranno, che non rivedrai più ma che resteranno per sempre dentro te.

D: Sensazioni e riflessioni. Che cosa hai voluto comunicare al tuo pubblico?
R: Le Streghe di Dominique è un romanzo di formazione per la presenza protagonistica di ragazzi/giovani. Ho voluto raccontare la storia di un gruppo di ragazzi della periferia Marsigliese, li ho accompagnati nel loro processo “in crescita”, una crescita non solo anagrafica, ma soprattutto in spessore psicologico e morale, perché questi ragazzi cresceranno anche in virtù delle scelte, o delle non scelte, fatte.
Come dire… nessuno è segnato dalla nascita, ma ciascuno di noi ha in mano i fili per mutare e per condurre, consapevolmente o meno , il proprio destino. Ma il peso di questa scelta, poi spetta solamente a noi. L’agire umano non è mai neutro. Ogni nostra scelta produce degli effetti. Su di noi, sugli altri, sul nostro ambiente. Nessuno sopravvive da solo. Siamo tutti collegati, siamo tutti piccoli puzzle di un grande mosaico.
A me piacciono i romanzi corali proprio per questo: mi piace osservare e raccontare le dinamiche, i meccanismi, gli effetti domino delle nostre azioni, pensieri, parole, opere e omissioni. Insomma, mi piace ricomporre il puzzle.
Ecco, il messaggio che vorrei mandare è che tutti siamo artefici del nostro destino e che dovremmo per questo avere un po’ più consapevolezza e responsabilità per quello che siamo e per quello che facciamo.


D: Cosa intendi fare da grande? Ovvero, progetti per il futuro?

R: Da grande vorrei continuare a creare e a esprimere me stessa in tutti i modi possibili, con la scrittura, la grafica, la pittura, la fotografia e quello che scoprirò strada facendo. In fondo siamo qui per realizzare noi stessi e la forma più alta e nobile di realizzazione per ciascuno di noi è proprio la creatività su vari terreni e vari livelli. So solo che finchè avrò voglia di creare, io sarò viva.

È molto bello ciò che ti proponi, e le tue riflessioni mi hanno molto colpito. Sento che in te c'è una grande voglia di raccontare, di sicuro non ti fermerai a questo romanzo. Un enorme in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

sabato 20 aprile 2013

Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli



Traduttrice tecnico-scientifica e letteraria, e biologa ex-ricercatrice universitaria, Rita Carla Francesca Monticelli scrive da sempre, ma più recentemente, dal 2009, si sta dedicando in particolare alla narrativa. Autrice indipendente di tre ebook, studia già da qualche anno l'interessante mondo del self-publishing d'oltreoceano e cerca di capire come applicarlo alla realtà italiana.
Nel marzo 2012 ha pubblicato “La morte è soltanto il principio”, romanzo fantasy di argomento egiziano, ispirato al film “La Mummia”.
Attualmente sta scrivendo il romanzo a puntate “Deserto rosso”. Il primo episodio "Punto di non ritorno" è stato pubblicato il 7 giugno 2012. Il secondo "Abitanti di Marte" è uscito il 27 novembre 2012. Il terzo episodio "Deserto rosso - Nemico invisibile" uscirà il 30 aprile 2013.

www.anakina.net




Il romanzo: Deserto rosso (romanzo in quattro puntate)


Sono passati 30 anni dalla missione di esplorazione di Marte "Hera", il cui equipaggio è morto in circostanze misteriose. Questo fallimento e tutte le problematiche politiche da esso generate hanno rallentato la NASA nella sua corsa alla conquista dello spazio, ma adesso i tempi sono maturi per una nuova missione chiamata "Isis". Questa volta i cinque membri dell'equipaggio non viaggeranno per oltre 400 milioni di chilometri solo per una breve visita, ma saranno destinati a diventare i primi colonizzatori del pianeta rosso. Tra loro c'è l'esobiologa svedese Anna Persson, approdata a questa avventura nella speranza di iniziare una nuova vita lontana dalla Terra.
Marte avrà però in serbo per lei un’incredibile scoperta, chiave di un mistero nascosto nelle profondità di Valles Marineris.

CASA EDITRICE: Rita Carla Francesca Monticelli (autrice indipendente)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012-2013
GENERE: fantascienza
PAGINE: su Kindle 69 per il primo episodio “Punto di non ritorno”, 163 per il secondo “Abitanti di Marte”, gli altri devono ancora uscire.
PREZZO: a partire da 76 centesimi a episodio

“Deserto rosso” è disponibile su: Amazon, Kobo, inMondadori, iTunes, Google Play e Smashwords, a partire da 76 centesimi di euro a puntata.

I titoli delle puntate:
”Deserto rosso - Punto di non ritorno” (episodio 1)
”Deserto rosso - Abitanti di Marte” (episodio 2)
”Deserto rosso - Nemico invisibile” (episodio 3, in uscita il 30 aprile 2013)
Il titolo della puntata finale non è ancora stato rivelato.

Qui trovate i link alle singole puntate: http://www.anakina.net/pubblicazioni.html


E adesso, le nostre domande…

D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per cominciare, ti va di parlaci un po’ di te e dei tuoi principali interessi?
R: Ciao e, prima di tutto, grazie per l’ospitalità! Iniziamo dalle cose più importanti: sono sarda e vivo a Cagliari. Sono una traduttrice freelance, web designer e autrice indipendente, con un passato da ricercatrice e assistente universitaria nel campo dell’ecologia (sono una biologa). Mi occupo anche occasionalmente di management e promozione musicale. Per qualche anno mi sono dedicata in maniera più assidua a quest’ultima attività, ma ho deciso di metterla un po’ da parte per concentrarmi di più sulla scrittura.
Adoro leggere, andare ai concerti rock, a volte anche jazz, e a teatro (tutte le forme di teatro), ma sono soprattutto un’appassionata di cinema. Sono molto curiosa e mi piace viaggiare per espandere i miei orizzonti. Sono affascinata da tutto ciò di bello che si trova in questo pianeta e al di fuori di esso.
Seguo il calcio e sono una grandissima tifosa del Cagliari (abbonata allo stadio da 18 anni, quando ci fanno entrare!).
Che altro dire? Ah, sì, sono una fan di Star Wars e della fantascienza in generale, e ho una mia rubrica nel podcast italiano Fantascientificast.it, dedicato a questo genere. Adesso fermami, altrimenti continuo a parlare delle cose che mi piacciono e non la finiamo più!

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: È nata come corollario del mio amore per il cinema. Sin da giovanissima mi piaceva inventare storie, ma i miei primi approcci alla scrittura li ho avuti da adolescente con le sceneggiature. All’inizio si trattava di piccoli script, che mi divertivo a girare con degli amici, successivamente ho studiato un po’ la tecnica e ho scritto dei lungometraggi. Il passaggio alla narrativa è avvenuto attraverso la fan fiction (il mio primo ebook “La morte è soltanto il principio” rientra in questo genere ed è di conseguenza gratuito), ma ho iniziato a scrivere del materiale originale solo più recentemente, intorno al 2009, quando mi sono cimentata nel mio primo romanzo di fantascienza, “L’isola di Gaia” (ho completato la prima stesura nel 2011), che poi non è stato il primo a essere pubblicato, ma comunque uscirà l’anno prossimo.
Da allora non è passato tantissimo eppure mi sembra un secolo, visto che nel frattempo ho scritto altri quattro libri (le tre puntate di “Deserto rosso” e un thriller, anch’esso previsto per il 2014).
Posso dire che il mio avvicinarmi alla scrittura è nato come un’esigenza per trasformare in qualcosa di “reale” le storie che avevo in testa ed è poi diventato un modo per vivere altre vite, diverse dalla mia. Quest’ultimo aspetto è talmente radicato nella mia mente che talvolta le emozioni vissute tramite i miei personaggi superano di intensità quelle generate nella mia vita reale.
E così sto scrivendo un romanzo ambientato su Marte, perché voglio sapere cosa si prova a trovarsi sul pianeta rosso, senza doverci andare.

D: Uhm... interessante. Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Difficile da dire. Leggo davvero di tutto e da sempre. Ho iniziato a leggere fantascienza solo abbastanza di recente, perché il mio interesse per questo genere coinvolgeva altri ambiti, quali cinema e TV. Ed è da questo background che mi ritrovo più o meno intenzionalmente ad attingere nell’inventare le mie storie, a cui si stanno aggiungendo diversi libri che ho letto negli ultimi anni, tra i quali alcuni del maestro della sci-fi britannica contemporanea Peter F. Hamilton.
Altro grande maestro che di sicuro mi ha influenzato è Michael Crichton. Nelle mie storie di fantascienza c’è una notevole componente hard sci-fi, quindi tecnologica, e come Crichton mi diverto a inserire qua e là informazioni scientifiche. Mi piace molto quella sensazione che si prova quando si finisce di leggere certi libri e ci si rende conto di avere anche imparato qualcosa. La mia ambizione è far provare lo stesso a quella parte dei miei lettori che cercano anche questo in un romanzo, ma allo stesso tempo senza scontentare gli altri che invece preferiscono concentrarsi sullo svolgersi degli eventi oppure immedesimarsi nei personaggi.
Le mie storie, però, hanno tutte anche un cuore di suspense e un’anima thriller, con un pizzico (si fa per dire) di cattiveria. In questo ultimo aspetto temo ci sia lo zampino di Thomas Harris, che mi ha mostrato col suo Dr. Lecter come si possa stare tranquillamente dalla parte di un cattivo e addirittura approvare le sue azioni più efferate. In altre parole mi ha permesso di capire come nella narrativa, quindi nella finzione, sia possibile esprimere la soggettività del concetto di bene e male, che in fondo esiste nella mente delle persone reali, ma che il più delle volte, per fortuna, rimane solo un pensiero. Nella narrativa si possono liberare i personaggi dalle catene dei sensi di colpa, del timore delle conseguenze, poiché queste ultime sono controllate dall’autore, e far fare loro qualsiasi cosa, riuscendo anche, se si giocano bene le proprie carte, ad avere l’approvazione del lettore.

D: E ora occupiamoci del romanzo che proponi. Da dove scaturisce l’idea? Hai dovuto svolgere ricerche particolari?
R: L’idea di scrivere “Deserto rosso” è nata dal lancio della missione del rover Curiosity della NASA avvenuta nel novembre 2011 e la concomitante lettura del romanzo “First Landing” di Robert Zubrin, fondatore della Mars Society. Sono sempre stata molto curiosa e affascinata dal pianeta rosso, tant’è che su quel rover, dentro un chip, c’è pure il mio nome, insieme a quello di tantissime altre persone in tutto il mondo, che hanno deciso di registrarlo sul sito del Jet Propulsion Laboratory nel 2009.
Successivamente ho letto anche “The Case For Mars” sempre di Zubrin, che è forse il saggio più completo sullo stato dell’arte delle nostre conoscenze su Marte, su come arrivarci, colonizzarlo e addirittura terraformarlo.
Quindi non sono partita da un’idea e poi ho fatto delle ricerche. Al contrario l’idea di scrivere una storia è nata da queste letture, che mi hanno insegnato la gran parte delle cose che so su questo pianeta e sulla possibilità di colonizzarlo.
All’inizio, però, non volevo neppure scrivere un romanzo. Venivo dalla lunga e travagliata (per carenza di tempo e anche di stimoli) prima stesura de “L’isola di Gaia” e volevo cimentarmi in qualcosa di più breve per sperimentare l’arrivo in Italia di Kindle Direct Publishing. E così volevo scrivere un racconto, che poi si è trasformato in una novella ed è finito per diventare un romanzo a puntate, che nel suo insieme supererà le 200 mila parole. Come al solito non riesco a controllarmi!
Tutto è nato da un’immagine che si è formata nella mia testa. C’era un astronauta (non sapevo se fosse un uomo o una donna) che vagava da solo nel deserto marziano in un rover pressurizzato desideroso di conoscere di più di questo pianeta bello e letale. Mi chiedevo dove stesse andando, perché fosse solo, quando le sue riserve d’aria e acqua sarebbero finite. Stava forse sacrificando se stesso per andare laddove nessuno era mai stato?
Da questa idea è nata la storia di Anna Persson, l’esobiologa svedese, membro dell’equipaggio della missione di colonizzazione marziana Isis, che una mattina di nascosto fugge dalla stazione abitativa e si addentra in questo deserto rosso.

D: Sempre più interessante. I personaggi che hai creato da dove nascono? Che sentimenti provi per loro? 

R: I miei personaggi nascono da una strana miscela fra le mie esperienze, quelle di altre persone che in qualche modo ho incrociato nella mia vita e quelle fittizie di tantissimi personaggi che ho conosciuto come fruitrice di storie altrui. Ognuno di loro ha una genesi casuale, molto legata al momento in cui li ho creati. Spesso nell’immaginarli mi rifaccio a volti di attori o loro personaggi, che poi plasmo e adatto a quella che è la mia visione. In alcuni casi, soprattutto in quelli principali, ne esce fuori un qualcosa di così complesso da apparire nella mia mente del tutto reale. E questi personaggi diventano miei amici e allo stesso tempo parte di me. Va a finire che li amo come se fossero persone reali, perché nella mia testa loro lo sono. Nonostante questo con un certo sadismo mi diverto a renderli controversi e imperfetti, e allo stesso tempo a gettarli nelle situazioni più difficili che riesco a immaginare, per vedere come se la cavano, ma sempre con occhio attento e amorevole. Mi rendo conto che molti di loro, se fossero reali, non li sopporterei affatto, ma in questo caso il bello sta proprio qui: creare il tipo di persona che odieresti e averne il totale controllo! Anche se poi in qualche modo questo controllo non è totale. I personaggi, ogni scrittore lo sa, tendono a sempre a fare di testa loro e piegare le tue intenzioni, spingendo la storia in direzioni del tutto inattese.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa hai voluto trasmettere al tuo pubblico?  

R: Nei miei romanzi non vi è certo una morale di fondo. Scrivo per divertirmi e per divertire. Nel farlo, in “Deserto rosso” (e non solo), come dicevo prima, voglio da una parte far provare ai miei lettori l’emozione di trovarsi su Marte e allo stesso tempo catapultarli nel complesso mondo di un personaggio imperfetto, che ha un concetto tutto particolare di bene e di male, che viene ancora più acuito dal fatto di trovarsi lontano dalla società e dalle sue convenzioni. Su Marte l’equipaggio dell’Isis è solo, nel vero senso della parola. Esistono delle regole, ma non un sistema che possa farle rispettare. Inoltre è in costante pericolo di vita e si trova ad affrontare situazioni del tutto impreviste. In questo contesto i personaggi finiscono per tirare fuori il peggio di sé, il proprio lato oscuro, consapevoli che niente è veramente in grado di impedire loro di fare ciò che vogliono, a parte la morte inflitta dallo stesso Marte o, forse, dagli altri personaggi. Di fronte a una situazione del genere nascono alleanze improbabili, l’amore può trasformarsi in odio e vendetta, ma allo stesso tempo certi pregiudizi strettamente legati al proprio background culturale terrestre perdono di significato, mettendo a nudo l’io vero dei personaggi e permettendo loro di crescere, forse migliorare, ma soprattutto cambiare. Come dice uno dei personaggi nel terzo episodio “Nemico invisibile” a proposito di come Marte li ha cambiati: “Nessuno di noi due è più la stessa persona che era sulla Terra.”

D: Lo chiedo a tutti: cosa ti piacerebbe fare da grande? Qualche progetto per il futuro?
R: Purtroppo sono già grande (così dicono i miei documenti d’identità!), comunque sia ciò che voglio è continuare la strada che ho intrapreso. Adesso (il 30 aprile) pubblico la terza puntata di “Deserto rosso” ed entro settembre uscirà la puntata finale, che devo ancora scrivere. Entro l’anno voglio riproporre l’intera serie in un unico volume, anche in formato cartaceo, poi inizierò la traduzione in inglese, per proporlo al più presto (spero entro il 2014) sul mercato anglofono. Nel frattempo ho altri due romanzi in progress. De “L’isola di Gaia” sto curando l’editing e sarà il prossimo a uscire una volta finito con “Deserto rosso”, fra un annetto circa. È un romanzo di fantascienza inserito nella stessa timeline, alcuni decenni nel futuro. Non è un vero e proprio sequel (anche perché l’ho scritto prima), perché ha dei protagonisti diversi, ma ha dei legami con esso. Sempre all’interno della stessa timeline sto progettando due altri romanzi: “Ophir”, ancora ambientato su Marte, che si inserisce a metà strada tra i due precedenti, e “Aurora”, il sequel de “L’isola di Gaia”, che riunirà i tre filoni degli altri romanzi e si svolgerà tutto nello spazio.
Inoltre ho scritto un thriller, intitolato “Il mentore”, che intendo pubblicare nella seconda metà del 2014, e attualmente sto curando la traduzione di un romanzo di fantascienza dall’autore britannico Richard J. Galloway, intitolato “Amantarra”, che uscirà in Italia il prossimo autunno.
Ho infine in progetto, tra le varie cose, un altro romanzo di fantascienza, che niente ha a che vedere con “Deserto rosso”, e che sarà intitolato “Sangue”.
Per il resto si vedrà, ma credo che per il momento sia abbastanza, no?


Cavolo, quanta roba! Non so davvero come tu riesca a fare tutto. Di fronte a tanta determinazione e preparazione scientifica, non posso che augurarti un meritato successo. E poi, non si sa mai... Marte potrebbe riservarci davvero qualche sorpresa!

mercoledì 17 aprile 2013

Intervista a Paolo Ninzatti


Paolo Ninzatti, nato a Milano classe 1950. Vive a Tommerup, nell'isola di Fionia, in Danimarca. Pedagogista in pensione, suona in diverse band, o come solista. Presente in diverse antologie edite da Delos Books, Edizioni Scudo, Alcheringa, Reverie, Montecovello. Ha scritto la sceneggiatura del fumetto "Oltre il cielo" di Giorgio Sangiorgi, tradotto anche in danese col titolo "Over Himlen". Con La Mela Avvelenata ha pubblicato l'ebook "Missione Medea". 

https://www.facebook.com/paolo.ninzatti


Il romanzo: Il volo del leone


Alle macchine di Leonardo da Vinci mancava solo il motore, ma un giorno egli riscoprì un antico congegno a vapore inventato da Archimede, e tutto divenne possibile. Anche volare. 
 
In un'Italia rinascimentale alternativa, dietro a misteriosi fenomeni nelle Alpi si nasconde in realtà un'organizzazione segreta che propaganda l'idea dell'unità della Penisola con libri usciti dalle stamperie di Aldo Manuzio, e mira a metterla in pratica usando le macchine di Leonardo da Vinci spinte dal vapore. Ma forze oscure in seno alla medesima organizzazione, anziché repubblicana con Venezia prima inter pares, la vorrebbero sottomessa a un tirannico e machiavellico principe. Azioni di spie e battaglie aeree tra macchine volanti decideranno le sorti della Penisola e del mondo.




CASA EDITRICE: DelosBooks www.delosstore.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Ucronia
PAGINE: 409

PREZZO: 3,99
 

Il libro è reperibile in tutti i principali digital store:
http://www.amazon.it/volo-del-leone-Odissea-Digital-ebook/dp/B00NDIHO1E/
http://www.delosstore.it/ebook/46742/il-volo-del-leone/
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E adesso di corsa alle nostre domande...
 
D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per cominciare, ti va di parlaci un po’ di te e dei tuoi principali interessi?
R: Innanzitutto, grazie per l'invito. Chi sono? Posso definirmi un giovanotto di sessantadue anni sempre proiettato verso il futuro e con un legame profondo col passato. Vivendo in Danimarca dal '73, mi trovo a cavallo tra due culture, due lingue, due mentalità. Il mio lavoro in una scuola mi tiene a contatto con le nuove generazioni. Se si parla di interessi, questi sono due: musica e letteratura. Di fianco al lavoro didattico-pedagogico, suono in diversi gruppi sbizzarrendomi in differenti generi, arrotondando così lo stipendio.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Diciamo che più che altro si tratta della passione per creare storie e narrarle. La scrittura è uno dei mezzi per trasmettere un plot. Cominciai a inventare storie a quattro anni, disegnando su una lavagnetta o su pezzi di carta. Tutt'altro che talento grafico; i personaggi erano uova di pasqua sbilenche con gambe e braccia. Le storie, però scorrevano in testa, a colori e con tanto di colonna sonora. E ancor oggi, quando scrivo, seguo sempre il “film” a colori in testa e sempre con le musiche.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Innanzitutto il genere avventuroso. Da ragazzo leggevo Salgari, Verne, Kipling, De Foe. Più tardi iniziai a leggere fantascienza. Asimov, Shekley, Ballard, Simak, Goulard, Adams. Sono stato anche un assuduo lettore di romanzi storici. Cito Stevenson. Ancor oggi, autori della stazza di Valerio Massimo Manfredi e Franco Forte sono tra i miei preferiti. Tra la narrativa fantascientifica, mi appassionavano particolarmente racconti e romanzi che, o si svolgevano in un passato e contesto storico, via macchine del tempo o flashbach alle origini, oppure in universi alternati. La via per combinare Storia e Fantascienza mi portò inevitabilmente alla passione per l'ucronia o storia alternata.

D: E ora occupiamoci del romanzo che proponi. Da dove scaturisce l’idea? Hai dovuto svolgere ricerche particolari?
R: L'idea nasce da una mia teoria storica: la Serenissima Repubblica di Venezia aveva le risorse da grande potenza per unificare l'Italia. La sua politica di terraferma stava per avere successo e, senza interferenze esterne, forse vi sarebbe riuscita. Ma come sappiamo, si trovò contro gli altri Stati italiani e anche il papa, oltre alle grandi potenze, Francia e Spagna. A Venezia mancava sia l'arma segreta che la propaganda per infiammare gli italiani. Durante la battaglia di Agnadello, dove la Serenissima venne sconfitta, molti dei suoi soldati gridavano: “Italia, Italia!”. E un contingente di romagnoli, fianco a fianco ai veneti, si lasciò massacrare dai francesi piuttosto che arrendersi. L'idea di Italia era in embrione. Nel mio romanzo io ho soltanto fornito a Venezia le macchine volanti, i carri armati e i sottomarini di Leonardo, oltre la diffusione dell'idea di Italia attraverso i libri delle Edizioni Aldine di Manuzio. Intorno a questa idea ruota tutta una serie di avvenimenti. Ed ecco il romanzo. Quanto alle ricerche, visita al museo della Scienza e della tecnica a Milano, reparto Leonardo, al Castello Sforzesco oltre a lettura di libri sulla storia della Serenissima e ricerche sul web.

D: I personaggi che hai creato da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Ho cercato di plasmare esseri umani che a un certo punto sono costretti dalle circostanze a comportarsi da eroi. Vivo in ciascuno di loro, entro nel loro corpo nella loro mente. Mi sento loro, a turno, uno per uno. E questo vale anche per quelli femminili. Buona parte sono donne coraggiose, intraprendenti, non sottomesse, ma capaci di combattere in nome dell'amore e dell'amicizia. Persino gli antagonisti. Metto a fuoco le loro debolezze, sentimenti, frustrazioni. I cattivi non sono troppo cattivi, né buoni troppo buoni. Soltanto esseri umani travolti dagli avvenimenti. C'è chi fa determinate scelte e chi altre.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa hai voluto trasmettere al tuo pubblico?
R: Ho vuluto raccontare sia una storia che La Storia, mettendo in risalto un periodo in cui l'Italia era all'avanguardia nella cultura in Europa. Al di là delle variazioni che l'ucronia concerne, a quei tempi gli italiani ne detenevano il primato. È noto a tutti, si sa, ma ogni tanto non è male ricordarlo. Sì, confesso, Le Ali del Leone è un tributo alle mie radici. La mia parte italiana è italianissima, pur integrata nella vita danese. Ho anche voluto mettere in risalto che la Storia si ripete. Ho sottolineato, ad esempio, che anche allora c'era un contrasto tra cristianità occidentale e un oriente musulmano, rappresentato dall'Impero Ottomano. E anche allora c'era una crisi economica. Per non parlare di intrighi politici in Italia e oltr'alpe. Dulcis in fundo, per così dire, ci si aspettava anche la Fine del Mondo e si parlava di riformare la Chiesa. La tecnologia galoppava in avanti, e, grazie a Gutenberg e ai caratteri mobili della stampa, l'informazione iniziava a illuminare strade un tempo buie. E già allora si era sbarcati in un Nuovo Mondo, un piccolo passo per un uomo , un grande passo per l'Umanità. Infine, allo scopo puro di divertire, ho voluto anche donare al mio pubblico una storia di avventura, spie, intrighi e coup de teatre, con sprazzi salgariani a bordo di navi volanti. E, tra le righe, momenti di riflessione su valori e ideali: onore, amore, amicizia, patria, libertà, fraternità, uguaglianza, sacrificio, fede, coraggio, tolleranza, solidarietà.

D: Cosa ti piacerebbe fare da grande? (Domanda cattiva!) Qualche progetto per il futuro? 

R: Alla soglia della pensione, mi piacerebbe arrotondarla scrivendo. Sto abbozzando l'idea di un romanzo storico ambientato in parte in Danimarca e in parte in Italia. Mi piacerebbe diventare professionista. La strada è lunga e c'è tanto da imparare, anche a sessantadue anni. 

È proprio una storia interessante quella che ci hai proposto. Spero che questa intervista metta in luce il tuo ottimo lavoro e ti aiuti a realizzare i tuoi progetti!