mercoledì 17 aprile 2013

Intervista a Paolo Ninzatti


Paolo Ninzatti, nato a Milano classe 1950. Vive a Tommerup, nell'isola di Fionia, in Danimarca. Pedagogista in pensione, suona in diverse band, o come solista. Presente in diverse antologie edite da Delos Books, Edizioni Scudo, Alcheringa, Reverie, Montecovello. Ha scritto la sceneggiatura del fumetto "Oltre il cielo" di Giorgio Sangiorgi, tradotto anche in danese col titolo "Over Himlen". Con La Mela Avvelenata ha pubblicato l'ebook "Missione Medea". 

https://www.facebook.com/paolo.ninzatti


Il romanzo: Il volo del leone


Alle macchine di Leonardo da Vinci mancava solo il motore, ma un giorno egli riscoprì un antico congegno a vapore inventato da Archimede, e tutto divenne possibile. Anche volare. 
 
In un'Italia rinascimentale alternativa, dietro a misteriosi fenomeni nelle Alpi si nasconde in realtà un'organizzazione segreta che propaganda l'idea dell'unità della Penisola con libri usciti dalle stamperie di Aldo Manuzio, e mira a metterla in pratica usando le macchine di Leonardo da Vinci spinte dal vapore. Ma forze oscure in seno alla medesima organizzazione, anziché repubblicana con Venezia prima inter pares, la vorrebbero sottomessa a un tirannico e machiavellico principe. Azioni di spie e battaglie aeree tra macchine volanti decideranno le sorti della Penisola e del mondo.




CASA EDITRICE: DelosBooks www.delosstore.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Ucronia
PAGINE: 409

PREZZO: 3,99
 

Il libro è reperibile in tutti i principali digital store:
http://www.amazon.it/volo-del-leone-Odissea-Digital-ebook/dp/B00NDIHO1E/
http://www.delosstore.it/ebook/46742/il-volo-del-leone/
https://store.kobobooks.com/ebook/il-volo-del-leone 

 

E adesso di corsa alle nostre domande...
 
D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per cominciare, ti va di parlaci un po’ di te e dei tuoi principali interessi?
R: Innanzitutto, grazie per l'invito. Chi sono? Posso definirmi un giovanotto di sessantadue anni sempre proiettato verso il futuro e con un legame profondo col passato. Vivendo in Danimarca dal '73, mi trovo a cavallo tra due culture, due lingue, due mentalità. Il mio lavoro in una scuola mi tiene a contatto con le nuove generazioni. Se si parla di interessi, questi sono due: musica e letteratura. Di fianco al lavoro didattico-pedagogico, suono in diversi gruppi sbizzarrendomi in differenti generi, arrotondando così lo stipendio.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Diciamo che più che altro si tratta della passione per creare storie e narrarle. La scrittura è uno dei mezzi per trasmettere un plot. Cominciai a inventare storie a quattro anni, disegnando su una lavagnetta o su pezzi di carta. Tutt'altro che talento grafico; i personaggi erano uova di pasqua sbilenche con gambe e braccia. Le storie, però scorrevano in testa, a colori e con tanto di colonna sonora. E ancor oggi, quando scrivo, seguo sempre il “film” a colori in testa e sempre con le musiche.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Innanzitutto il genere avventuroso. Da ragazzo leggevo Salgari, Verne, Kipling, De Foe. Più tardi iniziai a leggere fantascienza. Asimov, Shekley, Ballard, Simak, Goulard, Adams. Sono stato anche un assuduo lettore di romanzi storici. Cito Stevenson. Ancor oggi, autori della stazza di Valerio Massimo Manfredi e Franco Forte sono tra i miei preferiti. Tra la narrativa fantascientifica, mi appassionavano particolarmente racconti e romanzi che, o si svolgevano in un passato e contesto storico, via macchine del tempo o flashbach alle origini, oppure in universi alternati. La via per combinare Storia e Fantascienza mi portò inevitabilmente alla passione per l'ucronia o storia alternata.

D: E ora occupiamoci del romanzo che proponi. Da dove scaturisce l’idea? Hai dovuto svolgere ricerche particolari?
R: L'idea nasce da una mia teoria storica: la Serenissima Repubblica di Venezia aveva le risorse da grande potenza per unificare l'Italia. La sua politica di terraferma stava per avere successo e, senza interferenze esterne, forse vi sarebbe riuscita. Ma come sappiamo, si trovò contro gli altri Stati italiani e anche il papa, oltre alle grandi potenze, Francia e Spagna. A Venezia mancava sia l'arma segreta che la propaganda per infiammare gli italiani. Durante la battaglia di Agnadello, dove la Serenissima venne sconfitta, molti dei suoi soldati gridavano: “Italia, Italia!”. E un contingente di romagnoli, fianco a fianco ai veneti, si lasciò massacrare dai francesi piuttosto che arrendersi. L'idea di Italia era in embrione. Nel mio romanzo io ho soltanto fornito a Venezia le macchine volanti, i carri armati e i sottomarini di Leonardo, oltre la diffusione dell'idea di Italia attraverso i libri delle Edizioni Aldine di Manuzio. Intorno a questa idea ruota tutta una serie di avvenimenti. Ed ecco il romanzo. Quanto alle ricerche, visita al museo della Scienza e della tecnica a Milano, reparto Leonardo, al Castello Sforzesco oltre a lettura di libri sulla storia della Serenissima e ricerche sul web.

D: I personaggi che hai creato da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Ho cercato di plasmare esseri umani che a un certo punto sono costretti dalle circostanze a comportarsi da eroi. Vivo in ciascuno di loro, entro nel loro corpo nella loro mente. Mi sento loro, a turno, uno per uno. E questo vale anche per quelli femminili. Buona parte sono donne coraggiose, intraprendenti, non sottomesse, ma capaci di combattere in nome dell'amore e dell'amicizia. Persino gli antagonisti. Metto a fuoco le loro debolezze, sentimenti, frustrazioni. I cattivi non sono troppo cattivi, né buoni troppo buoni. Soltanto esseri umani travolti dagli avvenimenti. C'è chi fa determinate scelte e chi altre.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa hai voluto trasmettere al tuo pubblico?
R: Ho vuluto raccontare sia una storia che La Storia, mettendo in risalto un periodo in cui l'Italia era all'avanguardia nella cultura in Europa. Al di là delle variazioni che l'ucronia concerne, a quei tempi gli italiani ne detenevano il primato. È noto a tutti, si sa, ma ogni tanto non è male ricordarlo. Sì, confesso, Le Ali del Leone è un tributo alle mie radici. La mia parte italiana è italianissima, pur integrata nella vita danese. Ho anche voluto mettere in risalto che la Storia si ripete. Ho sottolineato, ad esempio, che anche allora c'era un contrasto tra cristianità occidentale e un oriente musulmano, rappresentato dall'Impero Ottomano. E anche allora c'era una crisi economica. Per non parlare di intrighi politici in Italia e oltr'alpe. Dulcis in fundo, per così dire, ci si aspettava anche la Fine del Mondo e si parlava di riformare la Chiesa. La tecnologia galoppava in avanti, e, grazie a Gutenberg e ai caratteri mobili della stampa, l'informazione iniziava a illuminare strade un tempo buie. E già allora si era sbarcati in un Nuovo Mondo, un piccolo passo per un uomo , un grande passo per l'Umanità. Infine, allo scopo puro di divertire, ho voluto anche donare al mio pubblico una storia di avventura, spie, intrighi e coup de teatre, con sprazzi salgariani a bordo di navi volanti. E, tra le righe, momenti di riflessione su valori e ideali: onore, amore, amicizia, patria, libertà, fraternità, uguaglianza, sacrificio, fede, coraggio, tolleranza, solidarietà.

D: Cosa ti piacerebbe fare da grande? (Domanda cattiva!) Qualche progetto per il futuro? 

R: Alla soglia della pensione, mi piacerebbe arrotondarla scrivendo. Sto abbozzando l'idea di un romanzo storico ambientato in parte in Danimarca e in parte in Italia. Mi piacerebbe diventare professionista. La strada è lunga e c'è tanto da imparare, anche a sessantadue anni. 

È proprio una storia interessante quella che ci hai proposto. Spero che questa intervista metta in luce il tuo ottimo lavoro e ti aiuti a realizzare i tuoi progetti!