sabato 26 ottobre 2013

Intervista a Candido Bottin


Candido Bottin nasce nel 1965 e risiede a Scalenghe (TO) fin d'allora. Laureato in Architettura svolge la professione di architetto. Grande appassionato di libri, di musica e di montagna ha pubblicato il primo libro “Il Confine” nel 2007 con Boopen editore, a cui ha fatto seguito “La chiesa nuova” nel 2009 sempre con Boopen e “Pianura – Dove tutto ebbe inizio” nel 2013 con Araba Fenice. 

http://candidobottin.blogspot.it


https://www.facebook.com/pages/Pianura-Romanzo-by-Candido-Bottin/128327084034212



Il romanzo: Pianura – Dove tutto ebbe inizio


La storia di un uomo, di una famiglia, di un paese piemontese tra fine '800 e gli anni '60. La vita contadina nella pianura alle pendici del Monviso, l'emigrazione in Argentina, la Grande Guerra, il fascismo, la Resistenza, la ricostruzione, il boom economico. Una saga affascinante che ripercorre la storia italiana attraverso le vicende dello scalenghese Carlo, un uomo di grande coraggio, narrata con passione e precisione storica.




 

EDITORE: ARABA FENICE http://www.arabafenicelibri.it
ANNO    : 2013
GENERE : narrativa
PAGINE  : 285
PREZZO : € 16,00 cartaceo

Il libro è reperibile in formato cartaceo sui principali digital store e direttamente sul sito dell’editore: http://www.arabafenicelibri.it/scheda-libro/bottin-candido/pianura-9788866171386-132477.html

 
Ed ecco le nostre domande… 
 
Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?  

Mi ritengo una persona molto semplice, con solide passioni. Le cose per me più importanti sono la mia famiglia e il mio lavoro di architetto (esattamente in questo ordine), poi viene tutto il resto. Sono un uomo di pianura, ma amo molto la montagna e le cose semplici di tutti i giorni. Da un po’ di tempo cerco di apprezzare tutto quello che di buono viene dal quotidiano, perché ho visto che la vita è troppo breve perché si possa sprecare tempo dietro a inutili e irrealizzabili illusioni. Certo la scrittura mi aiuta spesso a staccarmi dalla troppa routine che ci ingabbia per volare con la fantasia.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura? 

La mia “vocazione” letteraria nasce piuttosto per caso nell’estate del 2007, quando, dopo una vacanza in Friuli, mi venne l’idea di scrivere un breve diario di viaggio per accompagnare le fotografie e, invece, in maniera del tutto inattesa ne uscì il mio primo libro “Il Confine”. Da allora ho scoperto un piacere e una facilità legata alla scrittura che non sapevo di avere e con essa la voglia di raccontare storie, soprattutto del passato.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?

Certamente la narrativa italiana, specialmente quella del dopoguerra, mi ha molto appassionato ed è la parte di letteratura che più ho studiato. I miei modelli sono autori come Mario Rigoni Stern, Nico Orengo, ma anche il primo Mauro Corona. Ultimamente mi piace molto Antonio Pennacchi.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea del libro è nata nel momento in cui mi sono accorto di avere sottomano un soggetto decisamente interessante di cui conoscevo molte cose. Infatti è una storia vera, basata su un personaggio realmente esistito. Si trattava però di un racconto complesso, lungo novanta anni, con molte cose dentro, così dopo aver fatto esperienza con i primi due romanzi, mi sono messo al lavoro, anche con lunghe ricerche storiche e ambientali. È stata un’esperienza veramente interessante che mi ha aperto anche una visuale del tutto nuova sul territorio dove è ambientata la vicenda, che è anche quello in cui vivo sin da quando sono nato e che proprio per questo credevo di conoscere molto bene e invece non era vero.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I personaggi nascono dalla realtà quotidiana, perché si tratta di persone reali, in parte veramente esistite e in parte costruite mettendo insieme caratteri di altre persone che comunque ho incrociato durante la mia vita.
Per tutti loro provo grande affetto e simpatia. È un romanzo dove non ci sono personaggi veramente cattivi, anche se non mancano vicende anche intensamente drammatiche.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
È un libro che ha tre protagonisti: Carlo, il personaggio principale, il territorio dove si svolge la vicenda (la campagna Piemontese) e infine la storia (intesa come vicende storiche). Credo molto nel fatto che noi possiamo esistere anche dopo la vita, attraverso la memoria di coloro che verranno dopo di noi. Io ho cercato di fare questo, essere cioè colui che ha trasmesso la memoria di persone che meritano di essere ricordate. Ma vorrei anche trasmettere l’emozione per le piccole cose quotidiane e i luoghi di tutti i giorni, quelli che non osserviamo mai con sufficiente attenzione e che invece possono riservare delle sorprese interessantissime.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
In questo momento sto scrivendo racconti più brevi, ma sempre legati alla memoria e alle emozioni del territorio e vorrei mettere mano ad un racconto per bambini di cui so già il titolo “I cani dello Spazio”. Avrei anche in progetto di fare un libro fotografico, le immagini e le parole legate da un unico filo, la passione per la mia terra. Vedremo.

lunedì 21 ottobre 2013

Intervista a Stefania Trapani



Stefania Trapani, milanese, scrive diari dall'età di quattordici anni, quando inizia ad avvertire il bisogno
di trattenere i suoi veloci pensieri e incanalarli nella direzione del racconto e della poesia. Sposata con Giorgio Molteni, noto violinista milanese, ha due figlie: Giorgia Maria e Giulia Rose. Durante la sua permanenza a Los Angeles, nel 2002, inizia a modificare il suo modo di scrivere, raccontando le sue esperienze non più attraverso la diaristica ma avvicinandosi sempre più alla dimensione del romanzo. Pubblica la sua prima opera nel novembre 2012 con Edizioni Montag, intitolata "Portata dal vento", e la seconda nel 2013, intitolata "Alla fine dei sogni" edita da 0111 Edizioni. Il suo hobby principale è vivere. Si gode la vita giorno per giorno, ama suo marito, gioca con le sue bambine, abbraccia gli alberi. Adora essere in pace col mondo.

http://www.stefaniatrapani.it

http://www.youtube.com/watch?v=FTR5vO8njUA



Il romanzo: Alla fine dei sogni

Michela e Silvia sono inseparabili amiche ventinovenni che nell'agosto del 2010 si trovano ad avere due grossi problemi.
Michela, mamma della piccola Gaia, lotta da nove mesi contro un tumore al seno. Alla fine delle terapie, quando la situazione dovrebbe essere risolta, le vengono diagnosticate tre millimetriche metastasi celebrali. Quando viene a saperlo, Silvia si trova al supermercato e sviene; a seguito degli accertamenti a cui viene sottoposta, scopre di essere incinta.
Nonostante "Alla fine dei sogni" tratti degli argomenti molto impegnativi, quali la malattia, l'aborto, arrivando a spingersi fino ai pericolosi confini della morte, ha comunque un ritmo incalzante, in alcuni punti è anche divertente, come le sue protagoniste che non perdono mai quell’autoironia, fondamentale in questo genere di dramma. Ma questo romanzo è soprattutto la storia di un’amicizia sincera. È proprio per questa amicizia che è nato. Ed è di questa amicizia che vuole parlare.

CASA EDITRICE: 0111 Edizioni http://www.0111edizioni.com
ANNO : 2013
GENERE: Mainstream – narrativa non di genere
PAGINE: 146
PREZZO: 14,50 euro

Il libro è acquistabile sui principali digital store e sul sito dell'editore:

http://www.labandadelbook.it/shop/product.php?id_product=594

E adesso, le nostre domande…

Benvenuta ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
Sono una persona normale, con una vita normale. Felicemente sposata, con due figlie piccole, scrivo per hobby e lavoro per necessità. Combatto ogni giorno per tenere a galla la piccola azienda a gestione familiare in cui lavoro da sedici anni; il periodo non è dei migliori ma noi non molliamo.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
Chi lo sa. Il bisogno di scrivere l’ho sempre avuto. Inizialmente annotavo sui miei diari – ne ho una trentina - tutto ciò che mi capitava, tipo giornalista. Poi, man mano che il tempo a mia disposizione diminuiva, ho iniziato a selezionare gli argomenti, dando spazio esclusivamente agli avvenimenti degni di nota. Alla fine ho abbandonato i diari per scrivere dei romanzi basati su delle esperienze davvero uniche e travolgenti che mi è capitato di vivere.
E dato che per me esistono pochi colori – le sfumature le lascio agli altri - il mio primo romanzo parla di nascita, il secondo di morte.
Il terzo parlerà l’amore.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
Adoro i grandi classici russi, primo su tutti Tolstoj. Però la vera spinta a scrivere romanzi me l’ha data “Il Giovane Holden”. Leggendo quel libro, scritto con lo stesso strambo linguaggio che probabilmente aveva il suo autore, ho pensato che potevo provare anch’io a mettere giù una storia, nello stesso modo con cui parlavo ai miei diari.
Grazie a quel libro ho capito che non è necessario inventarsi uno stile per poter pubblicare; ciò che conta è avere una storia interessante e una propria voce, magari buffa, ma unica.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea è nata in uno dei momenti più drammatici della mia vita. La mia più cara amica era ammalata di cancro e io ero incinta di tre mesi. Stavamo entrambe malissimo, per motivi diametralmente opposti, ma la nausea e gli svenimenti erano gli stessi. In quel periodo venne fuori la storia del miracoloso farmaco cubano; per lei non c’era più nulla da fare e ci lasciammo accarezzare dall’idea di affrontare quel viaggio - che sarebbe potuto essere il nostro ultimo viaggio insieme - per recuperare quell’ultima speranza. Ed è proprio per questo che è nato il libro. Per poter realizzare quel nostro ultimo sogno insieme. E per celebrare in grande stile il suo “addio alla vita”.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I miei personaggi prendono sempre spunto da persone vere. Conosco così tante persone interessanti che davvero non sento il bisogno di inventare. Quindi per loro provo amore, disprezzo, pietà, affetto. Dipende dai casi. Ovviamente per Michela provo un amore smisurato.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
Il mio è un messaggio che per la sua semplicità il più delle volte viene sottovalutato. La vita va goduta nella sua quotidianità.
Non c’è bisogno di grandi emozioni o ricchezze per essere felici! La felicità è nelle piccole cose. Nell’accompagnare le proprie figlie all’asilo, salutarle con un bacio e vedere i loro volti felici. E’ nel tornare stravolti a casa la sera, e poco importa se sembra un campo di battaglia, quella è la propria casa e profuma di noi.
La felicità è lo sguardo di un marito premuroso, il sorriso strappato ad un’amica che in quel momento avrebbe più voglia di piangere, ma ride! La maggior parte delle persone – ci stavo cascando anch’io - realizza queste cose quando non c’è più tempo. Una vita a inseguire chissà cosa, quando ciò che è veramente importante è proprio lì, accanto a noi!
Attraverso la storia – nel libro inventata – di Michela voglio trasmettere proprio questo. L’amore per la propria banalissima vita.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
Ho un terzo libro, che però aspetterò almeno un paio di anni prima di pubblicare. Primo perché voglio dare un po’ di respiro ai primi due, usciti a 9 mesi l’uno dall’altro. E poi perché il prossimo libro o lo pubblico con un editore presente nelle librerie oppure me lo tengo nel cassetto. Nulla da dire sui miei editori, persone con cui mi sono trovata benissimo e con le quali si è instaurato un rapporto di affetto e stima reciproca. Ma purtroppo, come tutti i piccoli editori, non entrano nelle librerie.
Ed è frustrante sentirsi dire dai propri amici, che cercano il tuo libro, che non solo non è presente nelle librerie, ma perfino i librai si rifiutano di ordinarlo.

lunedì 14 ottobre 2013

Intervista a Stefano Veroux



Stefano Veroux ha 49 anni, sposato, tre figli, vive a Milano e si occupa da oltre vent’anni di comunicazione a favore di multinazionali, ministeri e enti. Esperto di relazioni pubbliche e ufficio stampa è specializzato in comunicazione pubblica, corporate, tematiche ambientali, politica, crisis management e marketing territoriale. Alcune descrizioni di luoghi e figure istituzionali presenti nel romanzo sono state ispirate da esperienze professionali dell’autore. 

https://www.facebook.com/pages/La-Rocca-delle-Ingrate/323052701130501


Il romanzo: La rocca delle ingrate (Trilogia)

Era Parravicini, dirigente della Polizia Postale di Milano, è alle prese con un insolito reato: su migliaia di conti correnti transitano ingenti cifre di danaro provenienti da tre conti cifrati esteri, somme che vengono subito dopo versate a beneficio di ONG e aziende No Profit sparse in tutto il mondo, senza che i sofisticati sistemi di sicurezza degli istituti bancari rilevino alcuna intrusione esterna o anomalia. La Rocca delle Ingrate è un isolotto inaccessibile di proprietà vaticana, popolata da una milizia armata composta esclusivamente da religiose, la compagnia femminile della Guardia Palatina. Le donne sono confinate in un quotidiano fuori dal tempo, dove convivono consuetudini medievali e cerimonie d’investitura. Con loro incontrerete esperti informatici del Cyber Command Statunitense e il Prefetto dei Sacri Palazzi Vaticani, mercenari serbi e docenti di storia medievale. Cosa mette in relazione fra loro personaggi così distanti?

CASA EDITRICE: Stefano Veroux https://www.facebook.com/stefano.vrx
ANNO : (2013)
GENERE: GIALLO
PAGINE: 272
PREZZO: 1,99 la versione ebook e 7,72 la copia cartacea

Il libro è reperibile sui principali digital store e su Amazon (in formato ebook e cartaceo) http://www.amazon.it/La-rocca-delle-ingrate-ebook/dp/B00DSTXOGW/



E adesso, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
R: Grazie a te per l’opportunità di farmi conoscere. Allora, sono un padre di famiglia, occhi azzurri, diversamente slanciato, ho il brutto vizio di mangiare due volte al giorno e  scrivo da sempre per conto terzi per motivi di lavoro. Sono un consulente di comunicazione istituzionale, quindi giocare con le parole scritte è un esercizio che mi viene abbastanza naturale.

D: Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
R: Credo che sia un problema di natura senile. Alcuni miei coetanei hanno mollato il lavoro e hanno aperto un ristorante in Thailandia o hanno preso una barca a vela e fanno gli skipper in Grecia. Io sono pigro, e mi sono dedicato a una passione sedentaria ma, a mio parere, altrettanto entusiasmante.

D: Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
R: In assoluto amo leggere e spaziare nei generi. Quindi è facile trovarmi in mano un libro giallo come un trattato di teologia. Nella stesura del romanzo sicuramente la lettura di romanzi storici e noir e una buona conoscenza delle dinamiche vaticane hanno fatto la loro parte.

D: Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
R:Tutto nasce con lo Scudo fiscale del 2009. Da lì l’idea di un hacker “alla Robin Hood” che svuota i conti correnti nei paradisi fiscali per devolverli a ONG sparse per il mondo. Poi man mano che scrivevo è venuto fuori un secondo filone legato alla storia millenaria della Chiesa. Alla fine mi sono trovato un romanzo di oltre 700.000 battute.

D: I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
R: La costruzione della personalità dei miei personaggi è stata l’attività più impegnativa e allo stesso tempo più eccitante. E’ stato bello vedere crescere i protagonisti capitolo dopo capitolo. Solo alla terza stesura ognuno di loro aveva una personalità ben descritta, definita e un lessico appropriato. Alla fine mi sono preso una vera e propria cotta per Era, la poliziotta, e il principe Ruggero è una persona verso la quale nutro un’immensa stima. Non sto bene, vero?
Inoltre, grazie al mio lavoro, sono un privilegiato: ho vissuto parecchi eventi di interesse nazionale dal backstage, quindi ho un personalissimo serraglio di pezzi grossi dal quale ho attinto per caratterizzare le mie creature più blasonate. Quindi politici, eminenze e alti funzionari presenti nel romanzo hanno movenze, linguaggio, vizi e virtù molto vicini alla realtà.

D: Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
R: Nessun messaggi di carattere universale, la mia è una fiction. Però mi sono fissato un piccolo obiettivo con questo mio scritto: condividere l’amore per la storia e per il bello. Nel romanzo ci sono riferimenti storici meno noti, come la partecipazione di San Francesco alla IX crociata, la visione del Medio Evo siciliano, che è stato tutt’altro che cupo o gotico, e diversi riferimenti all’arte e all’architettura. Inoltre nella versione ebook è possibile, attraverso alcuni link, non solo accedere a pagine web di approfondimento, ma anche ascoltare i brani (due di Bach e uno di Sakamoto) descritti nel romanzo.

D: Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
R: Al momento due. Sto scrivendo tre racconti che spero di pubblicare entro dicembre, e credo che per giugno dovrei essere pronto con il secondo volume della trilogia. Previsioni non ne faccio. Sono già felice che qualche centinaio di persone in questi tre mesi abbia letto il romanzo.

mercoledì 9 ottobre 2013

Intervista a Elena G. Santoro



Grande appassionata di ginnastica artistica, l’ha praticata in passato ma ora, sostiene, non ha più né il fisico né l’età. Ama cantare. Ha fatto parte di un grande coro di Torino, tra il 1992 e il 1997, i cui incassi erano devoluti alla Caritas. Studia inglese un po’ per piacere e un po’ per necessità lavorativa. Si diverte anche a cucinare e a creare ricette, soprattutto se si tratta di dolci, ma non chiedetele di bagnarvi le piante se andate in ferie. Il pollice verde non è una sua virtù!




Il romanzo: Perché ne sono innamorata

Quanti modi ci sono per innamorarsi? E quanti per esprimere l'amore? Come inizia una storia che duri? La sognatrice Manuela, l'introversa e concreta Futura, la tenace Ljuda e la rassegnata Martina sono alle prese con un promesso sposo altrui e inaffidabile, un ragazzo affascinante ma affetto da una patologia genetica, un seminarista e un fidanzato arrogante e violento. Impareranno, a loro spese, a discernere le relazioni sane da quelle malate.

“Perché ne sono innamorata” è un romanzo quasi tutto al femminile e parla di innamoramento a vent’anni, innamoramento che può essere vissuto come attaccamento morboso, o come fenomeno che rischia di scombinare tutti i piani e scardinare le labili certezze messe insieme fino a quel momento e di gettare, nel bene o nel male, le basi per la vita adulta. Innamoramento che può aprire le porte ad un’avventura meravigliosa e inaspettata, oppure che può costringere a scelte impegnative, o, infine, che può condurre all’annullamento di sé e della propria dignità quando la controparte è un ragazzo violento, arrogante e prepotente.

“Perché ne sono innamorata” è la storia di un inizio, i protagonisti hanno appena intrapreso il loro cammino (e cresceranno, in romanzi successivi, che già esistono), - anche il “cattivo” è un cattivo al primo stadio, - ma già si intravede come tutti loro sceglieranno di vivere quando giustificano le loro azioni dicendo: “Lo faccio perché ne sono innamorato”.

CASA EDITRICE: Montag http://www.edizionimontag.com/shop/scheda.asp?id=379
ANNO : 2013
GENERE: narrativa
PAGINE: 144
PREZZO: 14 euro

Il libro è ordinabile in tutte le librerie e i digital store come IBS: http://www.ibs.it/code/9788897875598/genero-santoro-elena/perche-sono-innamorata.html


E adesso, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona? R: Sono nata a Torino nel 1975. Sono laureata in ingegneria e lavoro nell’industria automobilistica. Inoltre sono sposata e ho due bambini.
Mi piace conoscere gente che ha una cultura diversa dalla mia, così, tra l’altro, imparo meglio l’inglese. Ho amici in diverse nazioni del mondo.
Cerco, ogni volta che posso, di trovare il lato comico delle cose.
Il mio motto è quella frase dell’ape, che in teoria non potrebbe volare per motivi aerodinamici, ma ignara delle nozioni scientifiche non solo vola, ma fa anche il miele. Credo infatti che ignorare – volutamente - i propri limiti sia un modo per superarli. Non sono di natura ottimista, non mi aspetto la bontà del destino “Se qualcosa può andar male, indubbiamente lo farà”. Intanto, però, vendo cara la pelle.
Mi piace la giustizia quando arriva per tutti, non la cerco solo per me. Ho una flemma infinita quando c’è da attendere ore dal dottore o c’è da fare mille manovre per infilare l’auto in un parcheggio, ma non ho la pazienza di aspettare un evento che potrebbe non verificarsi.
Sono una persona versatile, mi piace cimentarmi in un po’ di tutto. Sono convinta che nella vita oltre al talento serva la tenacia. Desiderare fortemente qualcosa è il primo passo per raggiungerla.

D: Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
R: Scrivo da quando sono ragazzina, mi è sempre piaciuto creare mondi tutti miei in cui potessi decidere il finale, in contrasto con quanto accadeva nella realtà. Ora, con qualche anno in più, mi piace poter rappresentare la realtà, parlare di problemi di attualità, pensare a come si può raccontare qualcosa e condividere pensieri e impressioni anche con gli altri, tentando di non dare mai giudizi, ma piuttosto di capire, di pormi le domande giuste e magari trovare qualche risposta. E poi mi piace immedesimarmi nella testa dei personaggi, nel loro modo di pensare e di sentire, e farmi sorprendere talvolta dal finale verso cui loro stessi mi conducono!

D: Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzata?
R: Amo in particolar modo i libri che trattano temi reali, dunque prediligo narrativa moderna e tra i miei autori preferiti ci sono Perissinotto, Piperno, Mazzucco, Mazzantini e anche qualche straniero tipo Tropper, Olasfdottir e Holt. Quest’ultima, per esempio, scrive polizieschi un po’ noir. Non impazzisco per i gialli in sé, ma per i problemi che questi vogliono narrare, usando come espediente un evento grave di cui le dinamiche sono da chiarire. Amo anche il fantasy, ma solo se metafora di qualcosa. E, naturalmente, ultimi ma non ultimi, ci sono i libri che raccontano i sentimenti, i dubbi, le paure di tutti noi, che sono viaggi interiori che finiscono solo quando si è giunti alla meta. Se poi il tutto è filtrato da una vena ironica, - e in questo Piperno e Tropper, che fanno ridere e piangere contemporaneamente, sono dei maestri, - a volte è meglio ancora.

D: Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
R: Ho scritto questo libro durante la seconda gravidanza. Alcuni piccoli problemi ad essa legati mi costringevano a letto, e allora mi sono trovata di fronte a due alternative: o deprimermi pensando che le cose potessero andare male, oppure evadere con la fantasia. Ho scelto la seconda strada e non me ne sono mai pentita. Inoltre, in quel periodo, ero delusa dalle storie d’amore proposte come modello da certe serie televisive. Avevo voglia di una storia d’amore pulito e così ho creato questo intreccio, dove la divisione tra relazioni sentimentali sane e malate viene delineata man mano.

D: I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
R: I miei personaggi per me sono parte della famiglia, nel senso che a forza di immedesimarmi nelle loro vite, alla fine li frequento parecchio e arrivo a conoscerli molto bene! Essi possono nascere in molti modi, ogni tanto hanno il volto di qualcuno che conosco per davvero, ma poi si discostano dall’ispirazione iniziale e prendono una loro strada. A volte nascono per caso e sono funzionali alla storia, ma poi si arricchiscono una pagina dopo l’altra.

D: Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
R: Spero innanzitutto di trasmettere lo struggimento che ho provato io nel vivere la stessa avventura mentre la stavo scrivendo. Una storia non nasce solo perché decisa a tavolino, ma è l’espressione di uno struggimento dell’anima che vuole uscire in qualche modo. Quindi vorrei che i miei lettori gustassero l’idea di un amore tenero e puro, che nasce con la speranza di durare a lungo. E, senza nessuna presunzione, vorrei sensibilizzare anche le ragazze più giovani e farle familiarizzare con tutti i “Giulio” che millantano chissaché, ma che, al dunque, hanno l’unico obiettivo di soddisfare il proprio ego e la propria smania di prevaricare, e che si sentono potenti se umiliano una donna.

D: Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
R: Be', intanto vorrei farmi conoscere un po’ e far parlare del mio primo libro! E poi riuscire a pubblicare anche i capitoli successivi. In generale, comunque, spero di aver sempre il tempo e il modo di scrivere. Di idee ne ho molte.