mercoledì 3 dicembre 2014

Intervista a Elena Genero Santoro



Nel 2013 è uscito il suo primo libro, “Perché ne sono innamorata” con Edizioni Montag. Nel 2014 sono usciti “L’occasione di una vita”, ebook con Lettere Animate, il seguito diretto del primo libro. È stato pubblicato inoltre “Un errore di gioventù” con 0111 Edizioni e il mini romance “Un bacio di troppo”, ebook nella collana I Brevissimi di Lettere Animate.

Sito web o altro sito dell’autore/autrice


Il libro: Gli Angeli del Bar di Fronte

Chiara, italiana e Paula, rumena. Due giovani voci in una Torino autunnale e desolata. Due ragazze che vivono di lavori umili. Chiara serve ai tavoli di un bar malfamato, Paula fa la badante in nero. Tra di loro un gruppo di ragazzi rumeni che ha tutta l’aria di essere una banda. Una sera, quello che pare essere il capo, Vic, salva Chiara da un tentativo di stupro da parte di due di loro. Chiara vorrebbe sporgere denuncia, ma Vic, che è tanto affascinante quanto ambiguo, le chiede di non farlo, in cambio della sua protezione.  Nel frattempo l’ingenua Paula sogna l’amore, ma ripone tutte le sue speranze nell’uomo più sbagliato che ci possa essere. Un romanzo contro i pregiudizi e contro la violenza, che ha il sapore di una fiaba moderna.


CASA EDITRICE: 0111 Edizioni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Mainstream
PAGINE: 212
PREZZO:
15,50


Su IBS (ebook e cartaceo): http://bit.ly/1tAoxqR
Su la Banda del Book: http://bit.ly/1B22aTN

Link dove è possibile leggere l’anteprima: http://bit.ly/1piBj1w


Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera…


D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Sono nata a Torino nel 1975. Sono laureata in ingegneria e lavoro nell’industria automobilistica. Inoltre sono sposata e ho due bambini.
Mi piace conoscere gente che ha una cultura diversa dalla mia, così, tra l’altro, mi impratichisco con l’inglese. Ho amici in diverse nazioni del mondo.
Cerco, ogni volta che posso, di trovare il lato comico delle cose.
Il mio motto è quella frase dell’ape, che in teoria non potrebbe volare per motivi aerodinamici, ma ignara delle nozioni scientifiche non solo vola, ma fa anche il miele. Credo infatti che ignorare – volutamente - i propri limiti sia un modo per superarli. Non sono di natura ottimista, non mi aspetto la bontà del destino “Se qualcosa può andar male, indubbiamente lo farà”, ma intanto io vendo cara la pelle.
Mi piace la giustizia quando arriva per tutti, pertanto non la cerco solo per me. 
Ho una flemma infinita quando c’è da attendere ore dal dottore o quando c’è da fare mille manovre per infilare l’auto in un parcheggio strettissimo, ma non ho la pazienza di aspettare un evento che potrebbe non verificarsi.
Sono una persona versatile, mi piace cimentarmi in un po’ di tutto. Sono convinta che nella vita oltre al talento serva la tenacia.
Desiderare fortemente qualcosa è il primo passo per raggiungerla.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Essenzialmente da un bisogno di riscatto. Nasce dalla voglia di raccontare una storia di cui sento la necessità, per dare il finale che io ritengo giusto. Nasce molto spesso dalla necessità di cambiare la realtà amara che fino a quel punto ho descritto con dovizia di dettagli. Tutto scorre più o meno incasinato fino a un certo frangente, ma poi arriva il momento in cui la questione si deve risolvere, in cui i nodi vengono al pettine, in cui chi deve chiarirsi si chiarisce. Nasce anche da un bisogno di spiegare a me stessa perché avvengono certe cose, di trovare delle risposte.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzata?
R: Di solito ha impatto su di me chi racconta la realtà, come Perissinotto, la Mazzantini, Carofiglio. Amo anche il genere surreale, ma quando è palesemente, esageratamente tale. Recentemente ho scoperto Raymond Queneau, con I fiori blu, dove tutto è metafora di qualcosa. Invece mi dice poco Fred Vargas, con i suoi personaggi improbabili, senza nessuna profondità psicologica, che però lei impiega nel genere giallo. Insomma, ho bisogno di concretezza, di storie credibili che mi lavorino dentro e in cui posso ritrovarmi. E quando scrivo cerco di essere anche io così: credibile. L’idea che ci possano essere delle ingenuità nelle mie storie è ciò che più mi angoscia, anche se non posso escludere completamente che sia così. Poi mi piacciono anche gli autori che riescono a fare piangere, a toccare temi seri utilizzando un linguaggio leggero. Alessandro Piperno o Jonathan Tropper nel suo “Dopo di lei”, che è la storia (tragicomica e rocambolesca) di un imbranato ventinovenne che è appena rimasto vedovo. Ci sono pagine che fanno morire dal ridere, perché raccontano con ironia pazzesca le vicissitudini del ragazzo circondato dalle vicine di case che ci provano e dal figliastro sedicenne che si caccia nei casini. Ma poi ci sono pagine di dolore puro, dove le lacrime del lettore scendono copiose anche se le situazioni, come descritte, rasentano l’assurdo. Comunque, come lettrice, vado anche alla ricerca di belle e struggenti storie d’amore e di finali lieti e positivi. I finali per me devono essere pieni, soddisfacenti. Possibilmente positivi, ma comunque pieni, nel bene o nel male. E le storie d’amore che rimangono a metà, con lui che muore, o lei che fugge, proprio non mi garbano. Adoro l’abilità di Elena Ferrante di descrivere l’ambiguità dei rapporti umani.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto ricerche particolari per scriverlo?
R: “Gli Angeli del Bar di Fronte” è un romanzo a due voci. Le protagoniste sono due ragazze, un’italiana, Chiara, e una rumena, Paula, che vivono entrambe a Torino. Entrambe sono alle prese con problemi di sopravvivenza. La prima, la cui famiglia era benestante solo fino all’anno prima, lavora in un bar malfamato della Torino nord (Il Bar di Fronte) in attesa di terminare la tesi di laurea. Quando si laureerà, potrà iniziare un lavoro a Grenoble, in Francia. La seconda, pur avendo un titolo di studio specialistico, fa la badante in nero ad un anziano non autosufficiente. Se mi chiedi qual è stata l’ispirazione di questo contesto, direi che è bastato guardarmi intorno. Negli anni, anche solo nella mia famiglia, si sono avvicendate diverse badanti, italiane e straniere. Il libro parte da questa situazione molto attuale, molto realistica, per prendere una strada ovviamente più improbabile e meno scontata: sia Paula che Chiara si ritrovano ad avere a che fare con un gruppo di cinque ragazzi rumeni su cui c’è un alone di mistero, perché non si sa bene di che cosa campino, che cosa combinino tutto il giorno se non bivaccare nel bar in cui Chiara serve. Questi cinque rumeni hanno tutta l’aria di essere dei poco di buono e lo dimostrano  appieno quando due di loro, una sera, cercano di violentare Chiara all’uscita dal bar. Il loro tentativo va a monte perché quello che sembra essere il loro capo, Vic, li ferma in tempo. Ma Vic, che è tanto affascinante quanto ambiguo, poi convince Chiara a non sporgere alcuna denuncia in cambio della sua protezione. Lei si lascia persuadere, seppur con delle remore, e da quel momento inizia una frequentazione forzata con questo Vic che pur essendo un ragazzo cortese e persino colto, a differenza degli altri quattro che sono degli zotici, non si affranca mai dai suoi compari e copre tutte le loro malefatte, con gran disappunto di Chiara. D’altra parte c’è Paula, che si ritrova a fare i conti con i rischi del lavoro sommerso, che quando si ustiona con un semolino rovente non può nemmeno chiamare il 118 e che sogna l’amore nell’uomo più sbagliato che ci possa essere, senza neanche considerare i sentimenti che il buon Anghel prova per lei.
Il mio libro è un mezzo per parlare di immigrazione, senza voler essere esaustivo, perché l'immigrazione è un tema complicatissimo. Prendo in esame la comunità rumena perché è quella che conosco meglio ed anche la più simile per cultura alla nostra (siamo tutti Europei, educati al cristianesimo, anche se magari dissentiamo); non approfondisco, per esempio, nulla del mondo musulmano, perché sarebbe stato un discorso a parte, ancora diverso. Tuttavia voglio mettere in luce le difficoltà che sussistono da ambo le parti, per quanto riguarda l’integrazione. Nella mia storia ci sono buoni e cattivi in entrambe le culture, ma a volte, non è corretto parlare di bontà o cattiveria, quanto piuttosto di disperazione: un immigrato da un paese povero fa tutto quello che può per migliorare le sue condizioni di vita; un italiano metterà in regola un immigrato solo se economicamente se lo potrà permettere. E poi, ovviamente, la questione si ribalta, perché in passato anche gli italiani sono stati immigrati (pessimi) per qualcun altro. Adesso sono ancora ugualmente immigrati (in America o nel nord Europa), seppure immigrati di lusso. Anche Chiara deve decidere se lasciare l’Italia per la Francia. Quindi la questione ha varie sfaccettature. Nel racconto non c’è assolutamente nessun episodio realmente accaduto, ma quando ad un certo punto i protagonisti partecipano ad un matrimonio misto, tra un italiano e una rumena, beh, posso dire che ad uno sposalizio analogo ho partecipato anche io. L’aspetto che allora mi saltò all’occhio immediatamente fu la totale estraneità tra invitati italiani e invitati rumeni; il loro modo di festeggiare era completamente slegato e diverso. Gli uni di qua e gli altri di là. Non fu un buon esempio di integrazione e tra l’altro il matrimonio terminò molto in fretta, pochi mesi dopo. Comunque, come dicevo, oltre a questo contorno molto attuale, nel mio libro si parla assai anche di sentimenti, di attrazioni proibite. Chiara subisce pesantemente il fascino di Vic, e pur ritenendo che il suo desiderio verso di lui sia sbagliato non riesce a farne a meno. Paula attende di essere notata dall’uomo dei suoi sogni, che tutto è meno che un bravo ragazzo e quando ciò accadrà le conseguenze saranno serie. Concludo dicendo che il mio romanzo si pone con decisione contro la violenza contro le donne.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: I miei personaggi sono i miei vicini di casa, le persone che posso incontrare per strada o andando al lavoro. Chiara è la ragazza della porta accanto e Paula pure, così come i rumeni disgraziati che bivaccano al bar. Per le due protagoniste femminili provo una grandissima tenerezza. Ho vissuto la loro storia entrando nella loro mente, accostando le loro vite con un parallelismo che in alcuni momenti della narrazione diventa un’intersezione. Paula e Chiara si incontrano in alcune situazioni particolari e momenti clou, fino all’attimo cruciale che cambia tutta la storia. Inoltre hanno anche dei tratti comuni, per esempio due madri depresse che non sono loro mai d’aiuto. Vic invece mi ha fatto impazzire letteralmente e tolto il sonno la notte. È il personaggio più improbabile, una sorta di criminale gentiluomo che si prende cura di Chiara con molta cavalleria, che ostenta un italiano perfetto e anche una notevole cultura, ma che di fatto spende le sue giornate appresso quattro pseudo criminali (gli stereotipi degli immigrati nullafacenti che campano di espedienti), non si capisce per quale motivo. Perché lo fa? Qual è il suo interesse? Perché sta appresso a Chiara? Mente? Ci sono una serie di domande che ruotano intorno a Vic e che ossessionano Chiara a lungo. Vic è l’elemento che fa uscire la narrazione dalla mera cronaca di una grigia realtà, perché è un personaggio che porta in sé un alone di mistero. A tratti pare un trentenne pacato e dai molti interessi, a tratti pare un intrallazzone con pochi scrupoli. Poi, ovviamente, ad un certo punto tutto verrà spiegato, ma mantenere Vic ambiguo fino a quel punto per me è stato un gran lavoro. Spero di esserci riuscita. Infine ci sono altri personaggi minori, Giovanni il cassaintegrato ipocondriaco, Armando il barista silenzioso ed empatico, Noemi l’amica che tradisce il fidanzato, Carla la disoccupata depressa e incinta, Anghel, l’innamorato senza speranza che si spezza la schiena ai mercati generali, Gianna la donna in carriera onesta, Eleonora la sorella spocchiosa, Luigi il fidanzato assente e la zia Doina che come unica preoccupazione ha far quadrare i conti in casa. Ogni personaggio secondario ha la sua microstoria, che giunge comunque a una conclusione.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Prima nasce un’idea, uno spunto che voglio sviluppare. Poi però una scaletta in testa ce la devo avere. Anche se, man mano che scrivo, possono venirmi in mente idee nuove che mi fanno sviluppare particolari dettagli che all’inizio non avevo considerato.

D: Emozioni e considerazioni. Quale messaggio vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Con questo libro vorrei raccontare uno spaccato dei giorni nostri con i problemi che ci portiamo appresso un po’ tutti. Non voglio dare giudizi, spero che questo sia chiaro. Anche se magari ciascuno penserà di vederci dentro quello che già aveva in mente, nel mio intento cerco di essere il più obiettiva possibile e anche di sfatare qualche luogo comune sugli immigrati, che vivono a spese di noi italiani a detta di molti. Non è così, gli immigrati non sono così tanti, anzi, sono meno degli italiani che vanno all’estero. E di loro abbiamo bisogno, per molti motivi. Non sono tutti stinchi di santi, ma non lo siamo neanche noi. Esempio: sono le donne dell’est che circuiscono gli anziani per farsi sposare ed ereditare il patrimonio di una vita oppure sono gli uomini italiani ad essere dei vecchi porci imbottiti di viagra e a costringere le badanti ad aprire le gambe in cambio di promesse? Dove sta la verità? Ognuno porta la sua versione dei fatti.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Se non li ritenessi utili, non sarei qui! Battute a parte, per quanto riguarda gli ebook, ultimamente ho letto solo libri su supporto elettronico. Ci è voluto un po’ per decidere di convertirmi, ma ora non tornerei più indietro. I libri sono più economici, occupano meno spazio e nella borsa ho sempre tutta la mia libreria che pesa pochissimo! Anche i miei genitori, che hanno in media quasi settant’anni, ormai leggono con l’e-reader e sono felicissimi.
I social network sono utili per rimanere in contatto con la gente, però non necessariamente sono garanzia di successo. Se si spamma eccessivamente il proprio prodotto si rischia di sortire l’effetto contrario. Inoltre, per via di qualche algoritmo del sistema, quando Facebook capisce che ti interessa un certo argomento, ti mostra praticamente solo più quello. Io che sono in contatto con molti scrittori e gruppi di lettura, ormai vedo solo più i loro contenuti e non i post degli altri amici e mi sento un po’ in gabbia.
Il blog è uno strumento ottimo per comunicare al mondo ciò che si pensa, bisogna solo vedere se qualcuno ha voglia di leggere quello che scrivi.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: Mi piacerebbe fare qualche presentazione dei miei libri. A Torino e dintorni, nelle varie librerie e biblioteche ho ricevuto solo promesse ma nessuna proposta concreta. Oppure la prospettiva di dovere organizzare tutto da me in cambio della messa a disposizione di una sala vuota. In un caso, in una nota e conosciuta libreria di Torino, sono stata palesemente presa in giro per dei mesi. Una collega della mia zona è stata letteralmente “massacrata” dal comitato di lettura di una nota biblioteca di Torino. Insomma, pare che da queste parti non ci sia un caloroso accoglimento per gli autori meno conosciuti. Mi dicono che altrove le cose vadano un po’ meglio. Peccato, perché per certi versi Torino è una città sensibile alla cultura, dove si organizzano mostre ed eventi. Comunque intanto sto concludendo alcuni racconti. Poi mi auguro di riuscire a pubblicare prima o poi tutti i romanzi che ho nel cassetto, che non sono pochi. E naturalmente, di riuscire sempre a scrivere, nonostante tutti gli impegni.

venerdì 24 ottobre 2014

Intervista a Elena Magnani



Elena Magnani è nata a Genova dove ha studiato agrotecnica. Successivamente si è trasferita in Toscana, dove ora vive. 
"Lucifer la stella del mattino" è il suo romanzo d’esordio. 
A pochi mesi da questa pubblicazione, ha firmato un contratto con un’altra casa editrice, la Parallelo45 Edizioni, per il romanzo di narrativa contemporanea Il Quaderno di Eva.

Puoi seguire Elena Magnani scrittrice su Facebook:


Il libro: Lucifer la stella del mattino

Durante un’escursione, alcuni amici assistono alla drammatica morte di un membro del gruppo, Luisa. Alessandra, la sua migliore amica, nello scetticismo generale racconterà di avere visto una misteriosa “presenza” al suo fianco mentre tentava di salvarla. Quattro anni dopo, Alessandra e gli altri si ritrovano per ricordare quella morte. L’oscura “presenza” si ripresenterà ad Alessandra. Chi è l’essere che la tormenta? E, soprattutto, quale arcano passato nasconde la ragazza tanto da essere oggetto delle sue “attenzioni”? Qual è la sua vera natura? L’autrice ci regala una storia moderna e originale di Angeli e Demoni, che ci obbliga a scavare dentro il nostro animo per confrontarci con le ombre che spesso nascondono chi siamo davvero.  

CASA EDITRICE: Europa Edizioni  www.europaedizioni.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: urban fantasy
PAGINE: 268
PREZZO: cartaceo 15.90  e-book 5.49



Ordinabile in libreria, sul sito della casa editrice e su tutte le librerie online.




Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera…


D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Grazie a te per questa intervista. Da piccola volevo fare la veterinaria, la poliziotta, l’astronauta e mi pare anche la scrittrice, poi la mia vita ha preso un’altra piega. Le uniche costanti sono state l’amore per gli animali, la pittura e la scrittura. Ho sempre scritto, riletto, tenuto in un cassetto o buttato nel cestino. Fino ad un anno fa non avevo mai preso in considerazione la possibilità di pubblicare. Non credevo che sarei riuscita a trovare qualcuno disposto a puntare sulle mie storie. Poi un giorno, in cui probabilmente c’era una strana congiunzione astrale, ho cliccato sul computer “case editrici” ed eccomi qua, con due libri pubblicati in cinque mesi.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Ho sempre fantasticato. Sin da piccola, per addormentarmi, immaginavo storie e piano piano queste storie sono diventati racconti e poi romanzi. Ho una memoria visiva, quindi descrivo ciò che vedo nella mia immaginazione. Per me è sempre stato semplice scrivere, come mangiare o respirare.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Io leggo un po’ di tutto, mi stufo molto presto di un genere in particolare. Due libri che amo sono Novecento di Baricco e Eureka Street di McLiam Wilson. La mia passione per la scrittura non è venuta da nessun autore in particolare, oltretutto prima di scrivere Lucifer, non avevo mai letto il genere fantasy. Di solito, qualcosa che vedo o che sento mi colpisce e da lì inizia una storia, una nuova avventura.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: Non ricordo esattamente il momento in cui l’idea mi è esplosa nella testa, ma sono sempre stata affascinata dal concetto del libero arbitrio e dalle molteplici testimonianze religiose e storiche della caduta degli Angeli sulla Terra. Ho dovuto condurre qualche ricerca sui Nefilim e sulla loro progenie, la razza dei serpenti. Ne parla persino la Bibbia, ma le testimonianze storiche sui Giganti, o Annunaki, o Jedi, sono molteplici. Ho creato la storia partendo da una base di conoscenze passate.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: Quando creo i miei personaggi li invento di sana pianta. Non utilizzo mai persone che conosco. Nella mia testa emergono volti e caratteristiche particolari. So cosa farebbero e direbbero in qualsiasi situazione. Alcuni personaggi li odio, altri li amo e vorrei che fossero reali. In Lucifer ad esempio c’è Mario, è uno di quegli amici che vorresti uccidere la maggior parte delle volte, quello con cui ti scontri continuamente, ma nel momento del bisogno alla fine c’è, se pur in sordina.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Seguo un’idea, che può essere un colore, una parola, un’immagine rimasta impressa nella mia mente. Poi dopo le prime pagine, di solito, mi perdo e così prendo qualche appunto disordinato per dare un intreccio alla storia. Una scaletta vera e propria penso di non averla mai utilizzata. Mi appunto frasi, fotografie di scene, ma mai con un senso temporale. Però, non so come, alla fine le mie storie trovano una via e tutto si incastra a dovere.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: La speranza. Penso che alla fine sia il filo conduttore di tutto quello che scrivo. In Lucifer, come nella vita di ognuno di noi, niente è mai completamente bianco o completamente nero. Il bene e il male si intersecano su linee impalpabili, e a volte non è facile capire da che parte stiamo. In ogni respiro, in ogni gesto, noi mettiamo in atto il libero arbitrio. A volte si vince, a volte si perde, ma ciò che non dobbiamo mai perdere è la speranza.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Direi molto utili, i social network e i blog ci danno la possibilità di aprire davanti a noi un mondo di conoscenze e opportunità. Dispersivi solo se vengono utilizzati nella maniera sbagliata. L’unica nota dolente per chi come me ha puntato su due case editrici e su due libri cartacei, escluso l’e-book per Lucifer, è avere spazio e lettori.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Sono alle prese con un nuovo romanzo, argomento molto attuale ma visto da un’altra prospettiva, qualcosa che nessuno ha mai preso in considerazione. Una storia diversa, nuova. E poi mi segno appunti e appunti sul seguito di Lucifer, visto che tutti quelli che l’hanno letto, e sono riusciti a contattarmi, mi chiedono di continuarne la storia.

lunedì 20 ottobre 2014

Intervista ad Andrea Zanotti



Andrea Zanotti é nato a Bolzano l’11 Maggio del 1977. Diplomato nel 1997 presso il Liceo Scientifico E. Torricelli di Bolzano, nel 2002 ha completato gli studi presso la Libera Università degli Studi di Trento conseguendo la laurea in economia e commercio.
Grande lettore, amante di wargames, giochi di società e di universi fantasy. Nel 2012 fonda il sito scrittorindipendenti.com al fine di promuovere gli autori indie meritevoli e desiderosi di percorrere la via dell’autopubblicazione in modo professionale.

Romanzi pubblicati:
“Forze Ancestrali”, primo volume di una trilogia fantasy “Mondo Uno”.
“Mondi in divenire”, raccolta di racconti che spaziano dal weird fantasy al western alternativo.
“La Regina Nulla”, secondo volume della trilogia fantasy “Mondo Uno”.
“I Pretoriani Bianchi”, volume conclusivo del “Mondo Uno”.
“Il Nuovo Quarto”, primo volume del “Mondo Due”.
“Qilana la Pura”, secondo volume del “Mondo Due”.

Nel frattempo i seguenti suoi racconti vengono pubblicati a seguito di altrettanti concorsi:
"Il Traghettatore dei Mondi", vince il concorso Weird World bandito dal sito Writer's Dream;
“L'Appeso”, racconto weird western, si qualifica al concorso “Plesio e Pinna” dalla Plesio Editore;
“Rebel Yell", racconto weird western, si classifica al concorso Storie Fantastiche dell’ass. culturale “The game’s rebels”.
“Fuoco!" e “Il Nuovo Dio e l’Abisso", racconti weird, scelti dalla rivista on-line Storie Bizzarre.
“Rivolta", racconto fantasy prequel degli "Infiniti Mondi", presente nell’antologia “Auto Piratati” dall’ass. Selected SelfPublishing.

Visita il sito dell'autore: http://andrea-zanotti.blogspot.it/


Il libro: Forze Ancestrali  (I Volume della Trilogia “Mondo Uno")

Quando la guerra è l'unica via, può accadere che per disperazione, sconforto, o semplice pazzia, vengano compiuti gesti sconsiderati e risvegliate forze antiche, ingovernabili, al solo fine di prevalere nella disputa. Titani, Domatori di Demoni, Antichi ed Ecatonchiri, vengono strappati dalle Leggende per tornare fra gli uomini. Spetterà a CorvoRosso tentare di assolvere alla missione affidatagli dagli Spiriti: unire le genti per affrontare Samael, il figlio del Dio del Fuoco. Forze Ancestrali, un Fantasy alternativo dai toni cupi e apocalittici, I° volume della Trilogia di CorvoRosso, il Mondo Uno (Forze Ancestrali - La Regina Nulla - I Pretoriani Bianchi).

CASA EDITRICE: www.scrittorindipendenti.com
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
GENERE: weird fantasy
PAGINE: 412
PREZZO: download gratuito



Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…
 
D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Nella vita reale sono un dottore in economia impiegato presso un azienda che opera nel settore dell’energia. Passo le mie giornate fra macchiavelliche tabelle excel e bislacche leggi emanate dall’Authority.
Nella vita che conta invece sono un amante della lettura, dei boardgame e dei mondi fantastici in generale. Mi piace la storia antica, mi interesso di mitologia e religioni, e mi stuzzica rielaborare i concetti partoriti dalle menti umane riadattandoli ai mondi immaginari che descrivo nei miei romanzi.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Nasce per caso. Ho scoperto tardi il mio amore per la scrittura, (anche se oramai sono passati sette anni), e in modo particolare: mi sono trovato a gestire un alleanza in un gioco on line. Si trattava di una sorta di risiko in tempo reale al quale partecipavano migliaia di giocatori simultaneamente. In concreto dovevo organizzare e coordinare le mosse degli appartenenti all’alleanza, la diplomazia con le tribù rivali ecc… insomma avevo un bel da fare a mandare mail a tono per rispettare l’ambientazione.
Alla fine ho scoperto che la parte del gioco che maggiormente mi affascinava era proprio quella di allestire queste missive, che riscuotevano anche un buon successo.
Ho iniziato quindi quasi per burla ad abbozzare il mio primo romanzo, prendendo spunto proprio dagli eventi del gioco.
Presto però la bozza si è trasformato in una cosa “seria”. Quando ho percepito i personaggi crescere, dotandosi di personalità e forza tale da dirigere a loro piacimento il corso della storia, ho capito che stavo creando qualcosa che, per me, sarebbe stato importante.
Da allora non ho più smesso, e conto di andare avanti ancora a lungo. Se solo avessi più tempo sommergerei gli store di romanzi… le idee non mi mancano!

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Mi piace spaziare fra i vari generi della letteratura d’evasione, e trovo che le contaminazioni fra essi siano spesso capaci di creare romanzi degni di nota. Ugualmente se dovessi citare gli autori che maggiormente mi hanno colpito si finisce con il ripescare i soliti noti. Ne faccio            quindi una rapida carrellata, senza perder troppo tempo perchè tanto tutti li conoscono: in primis Steven Erikson per la sua fantasia sfrenata e l’abilità di trasportare in Mondi dal fascino e dall’epicità impareggiabili, Robert Erwin Howard, vero capostipite della letteratura fantasy, Frank Herbert per il ciclo di Dune, capace di avvicinarmi alla fantascienza “facendomi sentire a casa”, e l’italianissimo Valerio Evangelisti, non solo per il suo blasonato Inquisitore, ma anche e soprattutto per i cicli minori, nonché King, con la sua Torre Nera, in grado di intessere trame che vanno oltre la singola saga e G. Martin per l’innovazione che ha portato nel genere fantasy.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: Come ogni lettore di fantasy che si rispetti, anche io ho deciso di iniziare con l’obbiettivo di scrivere il romanzo che avrei sempre voluto leggere.
Sono un amante dell’high fantasy, ossia di quella sottocategoria del fantasy in cui si narrano grandi avvenimenti che possono influenzare l’esistenza di interi mondi. Giocoforza si parla di imprese epiche che coinvolgono interi Regni e i loro Signori, quando non addirittura Divinità e intermediari di queste. Essendo stufo di assistere a vicende la cui epicità veniva sminuita dall’immancabile successo del paladino di turno senza macchia e paura, nei miei romanzi ho voluto introdurre qualcosa che andasse oltre la classica lotta fra bene e male, presentando numerosi punti di vista e il maggior realismo possibile.
Oltre a questo ho deciso che proprio la religione doveva ricoprire un ruolo fondamentale per differenziare i popoli e che fosse il movente adatto per innescare la vicenda. In questo la mia passione per l’antropologia e le religioni antiche mi ha sicuramente aiutato.
Culti ben strutturati si alternano a credenze più o meno ataviche e brutali, mentre la razionalità fa da padrona nelle terre più civilizzate della Lega delle città Stato. Divinità antropomorfe e dagli atteggiamenti quanto mai umani, si confrontano con entità più inquietanti, sfuggevoli e questo alone di mistero si infittirà nel secondo e terzo volume, fino ad arrivare a conclusioni imprevedibili.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: I personaggi sono tutto. E’ nel momento in cui mi sono reso conto di come realmente questi vengano ad assumere una loro “forza vitale” capace di pretendere più spazi e/o lo stravolgimento stesso del brogliaccio narrativo programmato, che ho capito quanto scrivere sia stupendo e “magico”. Tuttavia, proprio per garantire il realismo come pilastro fondante delle mie opere fantasy, nessuno è “immortale” e a malincuore alcuni di questi troveranno la morte così come avviene nelle opere di G. Martin, che a mio avviso ha avuto il grande merito di superare il dogma del protagonista invincibile.
Per quanto riguarda infine il processo di genesi dei singoli personaggi, essendo i miei romanzi contraddistinti dall’assenza di un vero e proprio protagonista, il problema maggiore è far “familiarizzare” il lettore con un gran numero di figure. Per questo inizialmente preferisco presentarli in modo generico, sfruttando magari dei clicè specifici del genere, per poi approfondirli mano a mano che le vicende si dipanano. Questo facilita il lettore e al contempo aiuta me, in attesa che i diversi soggetti “maturino” una propria personalità. 

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Entrambe. L’idea è la meta fondamentale e “immutabile. La scaletta serve come sentiero indicativo, ma spesso le strade per raggiungere la meta si rivelano più tortuose, perché sono i personaggi a imboccarne di diverse. E’ un processo molto dinamico. 
Grazie al blog che gestisco sono in contatto con molti altri autori indie ed è bello confrontarsi con loro anche su questo tipo di aspetti “metodologici.” Molti in effetti pianificano fin nei minimi dettagli capitolo per capitolo. Io non ce la farei mai. Quando inizio a scriverne uno non ho idea di quello che andrò a metterci dentro, so solo dove vorrei che i personaggi arrivino.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Credo che un buon testo, seppur d’evasione e d’intrattenimento, debba contenere un messaggio e avere diversi livelli di lettura, per far passare lo stesso senza annoiare il lettore. I temi sui quali spero di far riflettere sono quelli che mi coinvolgono maggiormente. Anzitutto la relatività del concetto di bene e male,  e l’arroganza che spesso accompagna le pretese di civilizzazione di popoli con usi e costumi differenti. La critica alle istituzioni farraginose e a quelle ecclesiastiche che troppo spesso confondono potere spirituale e temporale. Ma anche l’attenzione all’ecologia e alla storia come fonte di conoscenze fondamentali. Insomma, fantasy sì, ma con forti rimandi all’attualità, perché una buona storia non ha tempo e può essere più utile di mille saggi.     

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Sono un autore autopubblicato, indipendente. La mia è stata una scelta ben precisa e che ovviamente punta tutto sugli ebook. I primi volumi delle mie Trilogie (i vari Mondi), sono in download gratuito proprio perché ritengo sia giusto per un autore sconosciuto come me offrire ai lettori la possibilità di provare “senza impegno” le mie opere. Questo è possibile solo grazie agli ebook. Anche io amo il profumo della carta dei libri e tutt’ora alterno l’acquisto di questi a quello degli ebook, però come autore indie non posso che tifare per i libri digitali!
In qualità di autore self  la promozione via blog e network è l’unica fonte per farmi conoscere quindi non posso che parlarne bene, anche se non sono un grande esperto.
Considerando che un perfetto sconosciuto come il sottoscritto possa trovare 100-150 nuovi lettori ogni mese disposti a pagare per i suoi romanzi, be', internet fa miracoli! 

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Attualmente sto scrivendo “Lo Sterminatore di Mondi” che è il volume conclusivo della Trilogia di Alenna (Mondo Due). Il mio progetto rimane sempre il medesimo: InfinitiMondi, collegati fra loro da un comune Pantheon di Divinità. Ogni Mondo può essere letto a se stante, ma leggendoli tutti si potrà avere il valore aggiunto di comprendere le sottotrame che verranno svelate solo nel gran finale.

martedì 23 settembre 2014

Intervista a Gianluca Malato

Gianluca Malato è nato a Erice nel 1986. Scrive dall’età di 16 anni, pubblicando romanzi brevi e racconti di genere fantastico in vari siti Internet specializzati. Dal 2008 collabora come redattore con il giornale online Fantascienza.com, per il quale scrive notizie sul mondo del cinema e articoli di divulgazione scientifica, inoltre ha collaborato con il portale Silenzio-In-Sala.com, con la rivista Fantasy Magazine e con il blog Ossblog.it.
Trasferitosi a Roma, si laurea in Fisica Teorica con indirizzo Meccanica Statistica dei Sistemi Complessi presso l’Università “La Sapienza”, trovando poi lavoro nel settore informatico.
Nel 2014 pubblica con la formula del self-publishing una seconda edizione del suo primo romanzo Il Golem. Nello stesso anno la rivista Fantasy Magazine pubblica il suo racconto di genere sword and sorcery Razziatori di tombe, ambientato nello stesso contesto fantasy del romanzo Il cuore di Quetzal, sempre del 2014 ed edito da Nativi Digitali Edizioni.

Sito web dell’autore: http://www.gianlucamalato.it


Il romanzo: Il cuore di Quetzal 
 
Baltak è un mercenario freddo e riservato, che vaga per le terre di Midgard accettando i lavori più pericolosi e cruenti. Una missione in particolare, la ricerca del dio Quetzal, la cui scomparsa sta causando una guerra tra umani e giganti, lo porta sulle tracce della Terra delle Nebbie, dominata dal malvagio Loki e dal suo seguace Regas. L’avventura di Baltak, tra scontri di magia, indagini, tradimenti e trappole, rivelerà progressivamente il mistero dietro il cupo mercenario: perché padroneggia le rune, poteri tipici dei druidi, e di chi è la voce di tenebra che lo accompagna e lo tormenta continuamente? Il Cuore di Quetzal, romanzo fantasy con sfumature sword and sorcery, raccoglie a piene mani personaggi, suggestioni e tematiche dei miti nordici per raccontare da una parte una storia di guerra, complotti e macchinazioni, tra dei e uomini, tra sete di potere e virtù, e dall’altra quella di Baltak, un antieroe che cela dietro la sua immagine burbera e scontrosa un terribile dramma e un disperato desiderio di vendetta. Quale sarà il destino del cuore di Quetzal e del mercenario?


CASA EDITRICE: Nativi Digitali Edizioni (www.natividigitaliedizioni.it)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: fantasy, in particolare sword and sorcery
PAGINE: 338
PREZZO: 3,99 €

Il libro è reperibile in tutti i negozi on-line, esclusivamente in formato e-book. In questa pagina alcuni link ai principali negozi: http://www.gianlucamalato.it/romanzi/il-cuore-di-quetzal/

Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Ciao e grazie di questo spazio. Ho 28 anni, sono nato e cresciuto a Erice, in provincia di Trapani e adesso abito a Roma, dove mi sono laureato in Fisica Teorica e dove attualmente lavoro. Da quando avevo 16 anni coltivo la passione per la scrittura. In questi anni ho scritto diverse cose in ambito amatoriale, ma solo quest'anno mi sono deciso a uscire definitivamente allo scoperto. All'inizio dell'anno ho aperto il mio sito web e mi sono fatto avanti proponendo il mio primo romanzo, Il Golem, in una seconda edizione pubblicata secondo la formula del self-publishing. Nel frattempo ho inviato altri miei lavori a varie case editrici. Una di esse, la Nativi Digitali Edizioni, ha deciso di pubblicare un mio romanzo, che è quello che vi presento oggi.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Le idee nascono per caso. Un articolo di giornale, un fatto di cronaca, una frase sentita da qualcuno, tutto può contribuire a innescare la nascita di un'idea per una storia. A quel punto lascio che l'idea maturi gradatamente, magari fantastico un po' intorno a essa e, quando è diventata abbastanza corposa, la butto giù nelle mie annotazioni. Piano piano, giocando con la fantasia, vengono fuori una storia e dei personaggi.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Sicuramente lo sword and sorcery di Robert E. Howard, ma anche la fantascienza di Asimov e Verne, nonché i romanzi di Valerio Evangelisti senza dimenticare l'immortale Salgari.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: L'idea è nata casualmente, come molte idee che ho avuto in passato. All'inizio pensavo di farne una graphic novel, poi ho deciso di scrivere un romanzo di solo testo. L'idea di creare un antieroe come Baltak si sposava abbastanza bene con le atmosfere avventurose del genere sword and sorcery, così ho colto l'occasione per scrivere questa storia. Ho compiuto alcune ricerche sulla mitologia nordica, ma mi sono concesso diverse libertà. Ho mescolato elementi di varie mitologie e religioni, dalla nordica alla greca alla precolombiana. La formula che ho adottato è stata, fondamentalmente, divertirmi il più possibile attingendo luoghi, personaggi ed elementi da tutte queste culture. Il risultato, devo ammetterlo, mi piace tantissimo e spero piaccia anche al lettore.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? E, soprattutto, che cosa provi per loro?
R: Non c'è una fonte unica di ispirazione. Mi baso sulle persone che conosco, o che vedo per strada, oppure mi baso sul mio stato d'animo del momento per definire la mentalità di un personaggio. Tento sempre di evidenziare una crescita, un'evoluzione, così da far crescere il lettore insieme al personaggio.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Di solito traccio sempre una trama più o meno dettagliata, ma è un procedimento che dipende dalla storia, dai personaggi e da quanto voglio sentirmi libero di fantasticare. Con Il cuore di Quetzal ho scritto prima un soggetto abbastanza dettagliato, così da non andare proprio alla cieca. Questo mi ha permesso di tenere le redini di un romanzo di queste dimensioni, senza perdermi nei meandri della trama.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Nessun messaggio in particolare. Mi piace scrivere e mi piace intrattenere. Non ci sono messaggi occulti nel mio romanzo. Solo la voglia di divertirmi e divertire chi legge.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Sto scrivendo un romanzo di fantascienza e un'antologia di racconti Steampunk, un genere che mi ha sempre affascinato e che ho finalmente deciso di esplorare. Inoltre ho intenzione di pubblicare un romanzo a puntate sul mio sito web. Attualmente ne sto curando l'editing insieme a un editor di mia fiducia.