domenica 16 febbraio 2014

Intervista a Sarah McClane alias Sonia Caporali


Sonia Caporali è nata a Roma nel 1974. Si è diplomata presso l’Istituto Statale d’Arte Roma 2 e ha frequentato alcuni corsi universitari senza conseguire la laurea. Oggi vive nelle Marche, con il compagno e il suo cagnolino Giotto.

Tra le numerose opere, ricordiamo le principali.
Sentimenti ribelli: romanzo. Primo volume della saga MacAuley, edito dalla casa editrice La Riflessione (Gennaio 2007). Sentimenti in tempesta: romanzo. Secondo volume della saga MacAuley, edito dalla casa editrice Sogno Edizioni (Dicembre 2009). Amore di ghiaccio: romanzo a puntate, pubblicato sulla rivista Vera (2009-2010). Sentimenti e misteri: romanzo. Terzo e ultimo volume della saga MacAuley, edito dalla casa editrice Sogno Edizioni (Maggio 2012).
Sentimenti ribelli: romanzo. Primo volume della saga MacAuley. Seconda edizione. Edito dalla casa editrice Sogno Edizioni, anno 2013.
Identità criminali: romanzo thriller, pubblicato su Amazon, Novembre 2013. Pseudonimo: Sarah McClane.

www.soniacaporali.blogspot.it


Il romanzo:  Identità criminali
(primo volume della serie Crime & Killers US)


A New York un serial killer sta seminando il terrore. La sua unica firma è una moneta da un centesimo sotto la lingua. Nat Crawley, soprannominato Red Scorpion, è un poliziotto del NYPD. Ha un carattere duro, scontroso, ma è abile nel suo lavoro. Durante le indagini, il capitano Conners gli affianca Cassie Hooker, detective di terzo grado, allegra ma pasticciona. Iniziano a lavorare fianco a fianco, giorno e notte. Ma Red Scorpion non solo deve affrontare un pazzo assetato di sangue, ma anche lottare contro un passato pieno di dolore, che gli ha procurato ferite profonde, nel corpo e nell'anima. I mesi si susseguono uno dopo l'altro, così pure le vittime. Fino alla svolta finale...



CASA EDITRICE: autopubblicazione in formato ebook e pdf
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
GENERE: thriller
PAGINE: 300
PREZZO: 3,50 Euro



Il libro è reperibile su Amazon, Kobo o direttamente dall’autrice. In questo caso, potete contattarla tramite mail sonia@soniacaporali.net

http://www.amazon.it/Identità-criminali-Crime-Killers-US-ebook/dp/B00GIJTPDK 

http://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/identita-criminali



E ora, le domande…

D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Ti va di parlarci un po’ di te in generale?
R: Ciao e grazie a voi! Mi chiamo Sonia e sono un’autrice emergente. Oltre ad amare tantissimo la scrittura, ho un’altra grande passione: la pittura. In questi anni l’avevo messa un po’ da parte, ma da qualche mese ho ricominciato a usare tele e pennelli. Mi piace il canto e il pianoforte... adoro la pizza e le patatine fritte, il freddo, la neve, l’inverno e i cartoni animati. Amo gli animali e sono vegetariana. Amo tutto ciò che è “d’epoca”, soprattutto gli abiti dell’Ottocento e i castelli. Sono una romantica sognatrice!

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Nasce grazie ai romance che leggeva mia madre. Io ero piccola, avevo undici o dodici anni, e a volte li leggevo di nascosto, perché alcune scene non erano molto adatte per una bambina. Invece, durante l’adolescenza, ho avuto “il via libera” e da lì è nato tutto ciò che sono oggi, dal punto di vista scrittevole. 

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Certamente Kathleen Woodiwiss, Amanda Quick e Julie Garwood

D: Passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari?
R: L’idea nasce dopo aver visto (e amato) tutte le serie di CSI. Volevo avere un serial killer tutto mio... un’intera storia tutta mia. Le ricerche sono state tantissime, sia nel web che sui libri cartacei. Ho comprato diversi manuali di criminologia e psichiatria e ho studiato tutto ciò che riguardava le caratteristiche psicologiche di un serial killer. È stato un periodo affascinante per me, perché amo la mente umana e le sue mille sfaccettature.

D: I personaggi che ritrai da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Molto spesso nascono dalla mia immaginazione. Poi, ovviamente, ci metto anche un po’ di me stessa, soprattutto nei personaggi femminili principali.
I sentimenti che provo per loro sono sempre di simpatia, amore... anche verso i “cattivi”. Li creo io, quindi non posso non amarli.

D: Emozioni e considerazioni. Quale messaggio intendi trasmettere al tuo pubblico?
R: Nessuno, perché credo che ogni lettore, essendo un caso a sé, coglierà il proprio messaggio. Ogni persona ha caratteri ed esperienze di vita diversi, quindi, dopo aver letto un mio libro, ne trarrà le emozioni che più sente sue in quel momento.
Ecco, forse l’unico messaggio, che vorrei arrivasse a tutti coloro che mi leggono, è questo: io scrivo col cuore. Vorrei che si capisse attraverso le mie parole, attraverso ogni frase o scena di un mio romanzo.

D: Progetti in corso e previsioni per il futuro?
R: Non mi piace molto fare previsioni per il futuro. Posso dire che, al momento, l’unico progetto che ho, è finire il secondo libro della trilogia Crime & Killers US. 

domenica 9 febbraio 2014

Intervista a Enrico Teodorani

Sul finire degli anni ottanta inizia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto, approdando poi alla pubblicazione professionale sui fumetti per adulti “Squalo”. Nella seconda metà degli anni novanta crea quello che diventerà il suo personaggio più famoso, la sexy-pistolera western Djustine. Nel decennio successivo comincia a lavorare come sceneggiatore anche per gli Stati Uniti, fino alla decisione presa di recente di abbandonare il fumetto per dedicarsi alla narrativa, con una predilezione per i noir ambientati nella Romagna rurale del secolo scorso.

Blog dell'autore: http://enricoteodorani.blogspot.it



Il romanzo: Nero romagnolo


Un reduce di guerra, Durìn, ritorna nella sua Romagna ancora in mano ai fascisti e incontra una sua vecchia fiamma, Teresa, che non aveva mai dimenticato.
Questo incontro per entrambi potrebbe significare la salvezza o la rovina.
A deciderlo sarà il piombo, quando il verde della campagna si tingerà di rosso sangue.



Il romanzo si inserisce nel cosiddetto 'ciclo di Durìn', di cui fanno parte anche diversi racconti disseminati su svariate antologie, tutti incentrati sullo stesso personaggio. Per un elenco completo: http://digilander.libero.it/mupis/durin.html





CASA EDITRICE: EF Libri (www.efedizioni.com)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: noir
PAGINE: 146
PREZZO: € 10,00

Potete trovare il libro sia nelle librerie che nelle fumetterie (l'editore in precedenza pubblicava quasi esclusivamente fumetti), ma si può anche ordinare sul sito dell'editore: http://www.efedizioni.com/cat140_p158.htm


E ora, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Ti va di parlaci un po’ di te in generale?
R: Cesenate (ma nato a Forlì, nel 1970), appassionato di cinema di genere e di musica jazz (ma da ragazzo, sul finire degli anni ottanta, suonavo il basso in un gruppo hard rock), sono un ex sceneggiatore di fumetti che da poco ha cominciato a scrivere narrativa. “Nero Romagnolo” è il mio primo romanzo.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Credo sia stata una conseguenza della mia passione per la lettura. Sono sempre stato un lettore appassionato. Dapprima di fumetti, poi, con l'adolescenza, di romanzi e racconti.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Il primo autore che ho amato profondamente è stato Edgar Allan Poe, forse perché l'ho letto da bambino. H. P. Lovecraft, ad esempio, avendolo scoperto nell'adolescenza, non mi ha fatto lo stesso effetto. Ma se devo parlare di influenze, anche se involontarie, direi Dashiell Hammett, che fu il primo autore di gialli “non all'inglese” che lessi da  ragazzino, e da cui forse inconsapevolmente ho preso un certo minimalismo narrativo, e Richard Matheson, per la ricerca dei finali spiazzanti (anche se questo valeva più per le mie sceneggiature di fumetti). E nel calderone probabilmente cerco di mettere dentro anche il pessimismo di Cornell Woolrich, l'ironia di Raymond Chandler, la violenza di Mickey Spillane, ma non sono scelte ragionate. Un autore, sempre fra quelli letti da ragazzo, che non credo mi abbia influenzato nello scrivere, ma che mi ha insegnato che si possono utilizzare i canoni del noir e dell'hard-boiled in contesti italici, e soprattutto di provincia, è stato Giorgio Scerbanenco: ora sembra quasi banale dirlo, ma quando io ero ragazzino e leggevo gialli difficilmente si poteva vedere un'ambientazione diversa da quella anglosassone (al massimo francese).

D: Passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari?
R: Il romanzo è nato un po' per caso, scritto in poco tempo, durante le ferie dell'estate scorsa. Avevo da un po' abbandonato il fumetto e volevo mettermi di nuovo alla prova con la scrittura, ma senza la mediazione di un disegnatore. Così ho cominciato a buttar giù questo romanzo; non ho dovuto fare particolari ricerche, perché ho descritto luoghi e situazioni della mia terra che conoscevo, anche se l'ambientazione temporale (prima metà degli anni quaranta) risale a ben prima della mia nascita.

D: I personaggi che ritrai da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Per il protagonista – soprannome, nome e carattere – mi sono ispirato a un mio prozio, morto a metà degli anni novanta. Tutto il resto è pura invenzione.

D: Emozioni e considerazioni. Quale messaggio intendi trasmettere al tuo pubblico?
R: Un autore non dovrebbe mai dire quale messaggio vuole trasmettere al pubblico (sempre che sia obbligatorio trasmettere un messaggio): la sua opera dovrebbe parlare per lui.

D: Progetti in corso e previsioni per il futuro?
R: Ho scritto diversi racconti, svariati dei quali con lo stesso protagonista di “Nero Romagnolo”, ma ambientati in epoche diverse, alcuni già apparsi su antologie, altri di futura pubblicazione. Ho anche curato tre antologie di racconti noir per la EF Libri, la prima delle quali, “Ventidue Pallottole”, è già uscita. Per il futuro vedrò quali storie avrò ancora voglia di raccontare. 

domenica 2 febbraio 2014

Intervista a Giovanni Nebuloni

Giovanni Nebuloni vive e lavora a Milano. È traduttore da varie lingue ed è il fondatore della corrente letteraria Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva. Dopo La polvere eterna (Edizioni di LucidaMente, 2007), Il disco di Nebra (inEdition Editrice, 2008), Fiume di luce (Il Filo, 2008), Dio a perdere (Prospettiva Editrice, 2011), Il Signore della pioggia (I libri di Emil, 2012), Viaggi inattesi (Amande, 2013). Questo è il suo settimo romanzo.


https://www.facebook.com/pages/giovanni-nebuloni-Fact-Finding-Writing/307048589324378

https://www.facebook.com/#!/groups/362847797142849/



Il romanzo: "L'umile forma dell'immortalità"


“I violini delle nostre orchestrine pescano i fili dell’universo che risplendono nel buio. I nostri violini sono la costante cosmologica, la costante dell’universo… Forme concettuali, queste, forse difficili da comprendere, ma il nostro linguaggio non è così forbito e noi non abbiamo la parola. Cioè, non abbiamo un peso sociale, non abbiamo alcuna rilevanza fra gli altri uomini. Non disponiamo nemmeno d’una tradizione libresca, una cultura scritta, e tramandiamo la nostra cultura oralmente.”
Un thriller internazionale ambientato in Italia, Ungheria, Romania, Stati Uniti, Egitto, Israele, Kashmir e che s’avvia con l’uccisione di un responsabile di divisione dell’Interpol romana. Il sicario crede d’essere al soldo d’una organizzazione sovversiva, ma non è così: dietro ci sono post-transumanisti che perseguono l’acquisizione, anche con metodi scientifici, dell’immortalità.



CASA EDITRICE: Odoya – I libri di Emil http://www.ilibridiemil.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: segue la corrente letteraria dell'autore, cioè Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva, ed è un thriller internazionale
PAGINE: 340
PREZZO: 16 Euro

Il libro è reperibile tramite Distribuzione Messaggerie, e pertanto richiedibile e ottenibile in tempi brevi da qualsiasi libreria.

Oppure si può trovare sul sito: http://www.ilibridiemil.it/index.php?main_page=product_book_info&products_id=657&zenid=vcg7r23eof8sbl2pc8d409op13

Tramite e-mail: direzione@ilibridiemil.it

Tramite telefono: 051 4981340 – 051 474494

 

E ora, le domande…

D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per iniziare, ti va di parlaci un po’ di te in generale?

R: Ho pubblicato i 7 romanzi di cui sopra e nel 2010 ho fondato la corrente letteraria Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere.
Vorrei soffermarmi un momento sulla Fact-Finding Writing anche perché è una novità assoluta nel panorama letterario non solo italiano.
La Fact-Finding Writing è innanzitutto un approccio allo scrivere, cioè comporta il mettersi al computer o il prendere una penna e scrivere per cercare di scoprire qualcosa di nuovo, che quantomeno prima non c’era. Per Italo Calvino, “Scrivere è nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”, per me invece la scoperta deve avvenire prima, mentre si scrive e nessuno, in precedenza, ha abbozzato e consolidato una corrente letteraria anche soltanto simile... Sebbene con la FFW non abbia fatto altro che formalizzare quanto era presente – non individuato, e tanto meno delineato – in diversi autori, a iniziare da Omero (anche Omero con i dei e i miti intendeva andare oltre la conoscenza del suo tempo), per arrivare a Dante (La divina commedia non è una ricerca di conoscenza?), Shakespeare (ad esempio, La tempesta), Leopardi (ad esempio, L’infinito), Verne, Poe, Lawrence Durrell (I quartetti di Alessandria e Il quintetto di Avignone), Michael Crichton... Questi autori scrivevano – credo inconsapevolmente – per conoscere. La novità più importante della FFW è dunque averla definita – finalmente – così come l’ho definita... la mia della FFW è una scoperta, non è un’invenzione.
L'ispiratore della FFW è stato Edgar Allan Poe
Era il 2009 e continuavo a pensare a Eureka di Edgar Allan Poe. Stavo scrivendo "Dio a perdere", che sarebbe diventato il quarto dei sei romanzi per il momento pubblicati e mi accorsi che già col primo romanzo, "La polvere eterna", stavo scrivendo per conoscere. Nel 1848, con Eureka Poe scriveva della dinamicità dell’universo e del principio antropico. Edgar Allan Poe, un narratore – geniale, ma, en passant, non un intellettuale e invece un artista – precorreva alcune scoperte scientifiche che si sarebbero svelate soltanto in seguito, cinquanta anni dopo almeno. E riflettevo che nel corso dell’evoluzione della vita sulla terra, l’uomo non si sarebbe distinto tanto se, contemporaneamente all’hardware, il cervello, non avesse sviluppato il software della comunicazione. Il suo linguaggio, dapprima soltanto verbale, grazie a più raffinati scambi e acquisizioni di dati, gli consentì di comporre informazioni e di crescere e apprendere. Su questa base, con la successiva introduzione della sempre più sofisticata scrittura, l’uomo oltrepassò l’effimero della parola pronunciata, fissando così, per un determinato tempo, le idee e le emozioni. Si trattava di un’espressione che, dovendo stare al passo con il progresso più mentale che anatomico del proprio essere, gli era divenuta imprescindibile e comunque, per coloro che vennero dopo, non fu più necessario vivere un’esperienza per conoscerla. Ecco, con modalità naturali e chiare e in tutta onestà, una persona che ha storie da raccontare tramite la scrittura, un narratore del XXI secolo deve indossare le vesti strette e rigorose del filosofo e dello scienziato, e tendere a espandere la comprensione dell’umanità in generale.

Si sperava di raggiungere qualcosa con la filosofia (praticamente deceduta con Heidegger), con la scienza (già Galileo diceva che la scienza è una lavagna che si scrive alla sera e che si cancella alla mattina e fra cinquanta anni la relatività ristretta e generale, anche la fisica quantistica saranno almeno in parte confutate), con la religione (ma è una questione di fede, non di rispondenza a fatti), con pratiche più o meno esoteriche (per chi ci crede senza poter dimostrare nulla razionalmente).
Rispetto alle discipline e alle attività di cui sopra, la letteratura, cioè un romanzo o un racconto, pure una poesia, può comprendere anche formule matematiche, la descrizione di un dipinto, uno spartito musicale, un piano sequenza cinematografico, ma il contrario non è vero. Siamo diventati ciò che siamo con il linguaggio scritto e ritengo che lo stesso linguaggio scritto apporterà qualcosa alla conoscenza globale. En passant, intendo la letteratura assimilabile alla scultura: il materiale, il blocco di marmo, c’è già, ed è l’essere del narratore.

Il perché del nome Fact-Finding Writing


Mi domandai come chiamare questo indirizzo culturale e ricordai che “Fact-Finding Writing” è un’espressione utilizzata nel linguaggio forense americano, per indicare l’indagine sui fatti durante un procedimento giudiziario. Decisi di prendere tale espressione e rivolgerla all’indagine universale, che solo la letteratura può svolgere. Inoltre, gli statunitensi ci intendono spesso come una colonia. Ma ci hanno “rubato” molti termini, dal latino (post scriptum, plus, sic, exempli gratia, id est, etc...), e dall’italiano (spaghetti, maccaroni, pizza...). Io ho voluto “rubare” qualcosa a loro, modificandolo a mio piacimento, senza però corrompere il significato originario. E poi l’inglese sta diventando sempre più la lingua universale e non c’è un italiano che non mastichi, almeno un poco, la lingua di Shakespeare.

Lo stile della Fact-Finding Writing

Nello stile, si privilegia la storia – appunto per la conoscenza – e si cerca di avvicinare il linguaggio letterario a quello cinematografico. I dialoghi stringati, anche senza didascalie, vorrebbero tendere a far sì che la pagina su carta o a video venga percepita come “una visione continua”, cioè come un film.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
 

R: Credo d'avere storie da raccontare. Scrissi il primo romanzo breve (non pubblicato) a diciassette anni.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
 

R: Autori, non generi. Soprattutto: Shakespeare, Verne, Poe, Proust, Dostoevskij, Lawrence Durrell, Dashiell Hammett, Henry Miller, Yukio Mishima, Michael Crichton...

D: E ora passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari? 

R: Non so mai dove e come nasce l'idea di un nuovo romanzo: seguo una traccia che mi sembra interessante. A volte l'abbandono, a volte no e allora approfondisco e il romanzo si forma. Nel caso di “L'umile forma dell'immortalità” la traccia era che intendevo scrivere qualcosa di inerente i Re Magi, ma traccia che abbandonai in pratica interamente.

D: I personaggi che crei da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
 

R: I protagonisti sono sempre donne per tutti e 7 i miei romanzi. Mi faccio l'idea di una donna e cerco di volgerla in letteratura. Non provo sentimenti “per” loro, perché cerco d'essere “in” loro, cioè in loro cerco di immedesimarmi.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa intendi trasmettere al tuo pubblico?


R: Una storia nuova, piacevole da leggere e da discutere.

D: Che cosa ti piacerebbe fare da grande? Progetti per il futuro?
 

R: Sono già grande. Ho compiuto 50 anni qualche anno fa e per quanto riguarda il futuro continuo a scrivere romanzi, tenendo sempre conto della Fact-Finding Writing.