lunedì 21 luglio 2014

Intervista a Enrico Teodorani



Ex sceneggiatore di fumetti, dal 2013 inizia a scrivere racconti che vengono pubblicati su varie antologie di diversi editori. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, “Nero Romagnolo”, con la EF Libri. Sempre per la EF Libri cura le antologie di autori italiani, “Ventidue Pallottole” e “Note in nero”. 
In questi giorni, esce la sua raccolta di racconti noir “Romagna a mano armata”.

Blog dell’autore: http://enricoteodorani.blogspot.com

Sito web dell’autore: http://digilander.libero.it/mupis
 



Il libro: Romagna a mano armata

 
Per la prima volta riuniti in una raccolta, alcuni dei racconti noir di Enrico Teodorani, iniziatore del cosiddetto filone dei “Duri di Romagna”.

Coloro che hanno letto i racconti di Enrico Teodorani già conoscono la sua prosa incalzante e i suoi dialoghi taglienti, (…) la sua capacità di dipingere il mondo interiore di un personaggio, anche secondario, con poche pennellate, in uno stile di scrittura che riesce a coniugare i classici del noir con l'azione frenetica di certi scrittori neo-pulp moderni.
(Vittorio Del Ponte, Noir in Romagna)

Duro e puro, ma con stile e feroce intelligenza.
(Francesco Grimandi, scrittore)

Lo stile scarno e asciutto sbozza i personaggi e graffia il lettore, costretto a immedesimarsi nei loro sentimenti ed emozioni e, soprattutto, a confrontarsi con se stesso per le scelte che (…) compiono. Sullo sfondo, una Romagna per nulla “dolce e solatia”: una terra aspra e dura, che osserva con crudele indifferenza l’evolversi della storia.
(Marco Bertoli, scrittore)


CASA EDITRICE: EF Edizioni (http://www.efedizioni.com)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: noir
PAGINE: 146
PREZZO: € 10,00



Il libro è acquistabile sul sito: http://www.efedizioni.com/cat140_p164.htm


Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…
 

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale? 
R: Visto che è la seconda volta che vengo intervistato da “Autori sul web”, cercherò di non ripetere le stesse cose che dissi in occasione della mia precedente presentazione. Prima di mettermi a scrivere narrativa facevo fumetti, e qualche anno fa avevo anche raggiunto una certa notorietà grazie al personaggio di Djustine (http://it.wikipedia.org/wiki/Djustine), pubblicata – oltre che in Italia – anche negli Stati Uniti.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Da bambino non sognavo di diventare uno scrittore, ma un autore di fumetti, cosa che poi effettivamente ho fatto. Qualche anno fa, per motivi che qui sarebbe troppo lungo spiegare, ho però deciso di dire addio al mondo del fumetto. L’idea era quella di chiuderla lì, ma evidentemente avevo ancora delle storie da raccontare. Così, l’estate scorsa, quasi per gioco, ho cominciato a scrivere contemporaneamente sia il mio primo romanzo, “Nero Romagnolo” (http://www.efedizioni.com/cat140_p158.htm), che svariati racconti. Nel giro di poco tutto il materiale che ho sfornato è stato pubblicato e, sebbene non abbia avuto una circolazione tanto vasta, a diverse persone è piaciuto tantissimo, tanto che qualche critico è arrivato a definirlo “la via romagnola all’hardboiled’, e il mio ciclo di storie con protagonista Durìn (http://digilander.libero.it/mupis/durin.html) ha dato inizio a un piccolo filone, denominato oramai “dei ‘Duri di Romagna’” (spero non senza ironia, visto che sembra il nome di un’orchestrina di liscio), su cui altri autori esordienti della mia stessa zona geografica si sono buttati con entusiasmo.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Ho iniziato a leggere molto presto, e gli autori che più mi affascinavano, da bambino e da adolescente, erano quasi tutti orientati sul versante fantastico: Edgar Allan Poe, William Hope Hodgson, Howard Phillips Lovecraft, Richard Matheson. Poi col tempo ho iniziato ad amare di più il noir, e in particolare l’hardboiled classico americano, anche se credo che la lettura decisiva che mi ha conquistato al genere sia stata “Milano Calibro 9” di Giorgio Scerbanenco, una raccolta di racconti che io ritengo superiore persino al suo ciclo di Duca Lamberti (http://it.wikipedia.org/wiki/Duca_Lamberti). Difficile dire però quale autore mi abbia maggiormente influenzato. Forse Dashiell Hammett, il primo autore di ‘gialli d’azione’ che ho letto da bambino, da cui probabilmente ho acquisito in maniera inconsapevole un certo minimalismo narrativo.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea?
R: “Romagna a mano armata” è un racconto lungo, che non bastava da solo a riempire le pagine di un intero libro. Ho proposto allora all’editore una raccolta di racconti, sia inediti che altri apparsi in svariate antologie ma mai raccolti in volumi della EF Libri. Non tutti fanno parte del ‘ciclo di Durìn’, ma sono tutti accomunati dalle atmosfere noir.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? E, soprattutto, che cosa provi per loro?
R: Per il mio personaggio più ricorrente – Durìn – mi sono ispirato a un mio prozio, morto nella seconda metà degli anni novanta. Soprannome, nome e carattere sono suoi. Anche gli amici di Durìn che appaiono ogni tanto sui suoi racconti sono basati su persone realmente esistite, amici del ‘vero’ Durìn. Poi ovviamente tutto il resto è pura invenzione. Anche per altri personaggi a volte posso far riferimento a persone che conosco, ma non è una regola fissa. Chiaramente se un personaggio si basa su una persona che conosci o che hai conosciuto finisce che ti ci affezioni di più.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea?
R: Dipende. Per il mio romanzo “Nero Romagnolo”, ma anche per il racconto “Romagna a mano armata”, che è comunque piuttosto lungo, ho tracciato una scaletta. Per altri racconti più brevi invece mi limito a seguire un’idea, ma in genere, quando mi metto a scrivere, ho già in testa in modo abbastanza definito dove voglio andare a parare. Ad esempio, proprio su questa raccolta c’è un racconto intitolato “Con la gentilezza si ottiene tutto”. L’ho pensato mentre ero nella sala d’aspetto di un dentista, per vincere la noia. E quando dico pensato, intendo proprio parola per parola. Arrivato a casa ho dovuto solo dettarmelo mentalmente, in pratica era già scritto.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Un autore non dovrebbe mai dire quale messaggio vuole trasmettere al pubblico (sempre che sia obbligatorio trasmettere un messaggio), la sua opera dovrebbe parlare per lui.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Ultimamente ho scritto diversi racconti di vario genere (horror, fantascienza e – ovviamente – noir) che appariranno su antologie di diversi editori. Ho anche in embrione l’idea per il prossimo libro, ma sarebbe prematuro parlarne adesso.

venerdì 4 luglio 2014

Intervista a Stella Stollo



Stella Stollo è nata a Orvieto e vive a Montepulciano. Amante della narrativa storica, ha dedicato parecchi anni alla stesura del suo ultimo romanzo "I delitti della Primavera". Le sue pubblicazioni precedenti "Io e i miei piedi" (Graphofeel), "Algoritmi di capodanno" (ARPANet) e "MaldiTerra" (Self Publishing) rappresentano delle pause, dei momenti di divertimento per riprendere fiato e continuare nel suo progetto.
Arrivata a questo punto della sua vita, si rende conto che, oltre alla salute, a contare veramente rimangono solo tre cose: l’Amore, l’Amicizia e la Bellezza. Ritiene che l’arte in tutte le sue forme, la cultura e l’ambiente naturale possano portare la luce nella vita di qualsiasi individuo.
 



Il libro: I Delitti della Primavera


1486: Firenze è sconvolta da una serie di omicidi, le cui vittime sono donne appartenenti alla ricca borghesia. Uno spietato assassino sembra ispirarsi a “L’allegoria della Primavera”, il capolavoro di Sandro Botticelli Quale mente perversa si cela dietro a ciò? Chi o cosa lega le vittime? E, soprattutto, le scelte dell’assassino sono casuali o rientrano in uno schema preciso, un’atroce ironia che “disegna” una scia di morte lunga oltre dieci anni? Per svelare il mistero delle morti collegate al meraviglioso dipinto dal complesso e affascinante simbolismo, Filippino Lippi s’improvvisa “detective”. Un thriller appassionante, raffinato e ricco di intrighi, si dipana nella Firenze rinascimentale tra personaggi realmente esistiti e figure di pura fantasia.



CASA EDITRICE: Graphofeel

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Thriller storico
PAGINE:316
PREZZO: € 12.00

Si può acquistare sul sito della casa editrice:

http://www.graphofeel.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=52&category_id=9&vmcchk=1&option=com_virtuemart&Itemid=71

La versione e-book è disponibile nei principali e-store.




Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera…


D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?  
R: Ciao e grazie per l’invito, è un piacere essere sul tuo blog. Per descrivermi userei tre parole, le più preziose e ricorrenti nelle pagine della mia esistenza: viaggio, sogno, amore. I viaggi, sia quelli fisici sia quelli onirici, tra i quali annovero la scrittura, mi hanno sempre assicurato la libertà necessaria per sentirmi “in vita”. I sogni mi hanno aiutata a prendere le decisioni più importanti. L’amore, al di là della sfera privata che mi caratterizza come persona, l’ho sempre considerato quella forza“che muove il sole e le altre stelle”. E l’amore ha mosso tutti i miei progetti, e ha spinto le mie azioni.
I libri che più amo: “Memorie di Adriano” (Yourcenar), “Gabriella garofano e cannella” (Amado) e “Il giocatore” (Dostoevskij).
Le canzoni del mio cuore: “I wish you were here” (Pink Floyd), “A stairway to Heaven(Led Zeppelin), “One Love”(Bob Marley).
I fiori che adoro: fiori di cactus, camelie e girasoli.
I film che mi hanno ammaliata: Blade Runner (R.Scott), “Fino alla fine del mondo” (W. Wenders), ”La signora della porta accanto” (F. Truffaut) .
Le bevande e i cibi preferiti: cioccolata, bruschette, vino rosso.
Le città dove mi sento bene: Firenze, Barcellona e Berlino.
Ah, ho una passione per il numero tre.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Direi che la scrittura mi ha sedotta e catturata attraverso la lettura. I libri sono potenti mezzi di trasporto che ti permettono grandi viaggi: nello spazio, nel tempo, e persino nell’anima. Anche la scrittura è per me una forma di lettura. Mi consente di leggere dentro di me e di viaggiare tra i miei sogni, i sentimenti più intimi, le paure, i reali desideri. E mi permette di incontrare e parlare con tutti i personaggi che abitano o passeggiano nella mia mente.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: La narrativa storica mi ha sempre affascinata, così come il sogno di scrivere un romanzo ambientato in un’altra epoca. Penso di avere appreso molto soprattutto da tre opere: “Memorie di Adriano” mi ha comunicato il gusto della fatica, l’importanza della ricerca linguistica e intellettuale e dell’accostamento di suoni e significati; ne “Il profumo” (Suskind) ho ammirato l’abilità dell’autore nell’evocare stimoli e contaminazioni sensoriali per ricreare a tutto tondo l’atmosfera di luoghi e tempi; “La ragazza con l’orecchino di perla” (Chevalier) mi ha trasmesso l’incanto dei colori e della luce.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R:”I delitti della Primavera” è un sogno da adolescente, si è acceso nel mio cuore la prima volta che ho visitato la galleria degli Uffizi e mi sono innamorata dell’arte fiorentina rinascimentale. Un sogno che ho potuto realizzare solo a una certa età, dopo aver raggiunto la tranquillità e la maturità necessarie. I primi tre anni di lavoro, a parte qualche sporadico esperimento di scrittura, li ho dedicati quasi interamente allo studio e alle ricerche necessarie per immergermi nell’atmosfera del tempo e delle botteghe d’arte.
L’idea originaria era quella di narrare il triangolo sentimentale tra Filippino Lippi, Sandro Botticelli e Simonetta Vespucci. Aggiungo che, negli ultimi anni dedicati alla stesura, la nostra società è stata sconvolta da episodi che hanno visto le donne vittime di efferata violenza e brutalità “mostruosa”. Non potevo non riflettere nella mia scrittura l’impressione causata da tante brutture, proprio mentre stavo descrivendo la bellezza dell’eterno femminino, celebrata da Botticelli ne “L’allegoria della Primavera”. Da tutto ciò è stata influenzata la storia dei “delitti” che si intreccia a quella della realizzazione del quadro.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? E, soprattutto, che cosa provi per loro?
R: Mi capita, di fronte a un’opera o in un luogo d’arte, di restare stordita dalla troppa bellezza. In un vorticare di sensazioni ed emozioni mi pare di assorbire tutta l’energia del luogo. Quando mi ricompongo, ci sono ormai dei personaggi dentro di me che iniziano a raccontarmi una storia. Con loro dialogo come fossero viventi, sono loro che mi conducono attraverso l’intreccio; inutile dire che alla fine li amo come fossero miei cari amici. Forse è una specie di sindrome di Stendhal, priva di effetti negativi (almeno per me, per i lettori non saprei)!

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea?
R: Mi succede spesso di scrivere l’incipit e subito dopo l’epilogo, poi di costruirci dentro la trama, tracciando una scaletta più o meno attendibile. Nel senso che poi, inevitabilmente, taglio o aggiungo, ma soprattutto sposto. Ecco, mi piace tanto “spostare” i pezzi, provare flashback e flashforward per vedere l’aspetto che assume il mosaico della storia a seconda dei differenti incastri.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Le emozioni che ho provato io nello scrivere il mio libro: spero di trasmetterle ai lettori! Per il resto, ognuno può trovare la chiave di lettura che gli è più congeniale.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Ma sì. Un nuovo romanzo storico ambientato in un’epoca molto precedente a quella rinascimentale, e ispirato ancora da un luogo d’arte, a Ravenna.