lunedì 19 ottobre 2015

Intervista a Bianca Rita Cataldi



Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari dove si è laureata in Lettere Moderne e sta attualmente conseguendo la laurea specialistica in Filologia Moderna e il diploma in pianoforte. Dal 2015 è direttrice editoriale della casa editrice Les Flâneurs e redattrice del mensile NelMese. Lavora come editor, correttrice di bozze, ghostwriter e consulente editoriale. Tiene periodicamente corsi di scrittura creativa, editing e correzione bozze.
Finalista al Premio Campiello Giovani 2009, ha esordito nel 2011 con il romanzo Il fiume scorre in te, edito senza contributo da Booksprint Edizioni. Il suo secondo romanzo, Waiting room, si è classificato finalista del Premio Villa Torlonia 2012 ed è stato pubblicato nel 2013 da Butterfly Edizioni, conquistando nel 2015 il primo posto del Premio Letterario Maria Messina. Da agosto 2015 è in tutte le librerie Isolde non c’è più, Les Flâneurs Edizioni. È socia ordinaria dell’EWWA (European Writing Women Association) e del Movimento Internazionale Donne e Poesia.

Twitter: @biancacataldi


Il libro: Riverside

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.





Autore: Bianca Rita Cataldi
Numero di pagine: 120ca
Formato: ebook
Prezzo: 0,99 €

Prossime pubblicazioni della serie: DOLLHOUSE (Riverside #2), REWIND (Riverside #3)
 

lunedì 4 maggio 2015

Intervista a Tommaso Sguanci



Tommaso Sguanci è laureato in filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, si occupa di meditazione, shiatsu, massaggio thai, yoga, letteratura e spiritualità. Ha pubblicato un articolo sull'esperienza mistica di Elia il profeta (https://drive.google.com/file/d/0B0jgdNlnWk4pLWM0R2JqdllxZzA/edit) sul sito Vajra Project. Ha insegnato religione per 3 anni nella diocesi di Firenze, fino a quando è stato allontanato dal responsabile dell'insegnamento della religione cattolica per divergenze di ideali sull'insegnamento. Ha scritto e tenuto conferenze su Tolkien, il Signore degli Anelli, le opere di Miyazaki, di Ende e di altri autori, sempre con riferimento alla simbologia, agli archetipi alla spiritualità.



Il libro: Racconti intorno al fuoco

Un monaco Zen. Uno jarl vichingo. Un'aspirante eroina. Un timido archeologo. Un guerriero pellerossa. Una vittima del terremoto. Un feroce pirata. Cosa accomuna le loro storie? Una spasmodica ricerca di risposte. Ogni personaggio è posto faccia a faccia con i suoi più profondi interrogativi, con le sue ombre, ma anche con la scintilla di luce che guida il suo destino. Ogni ambientazione ospita un viaggio e manifesta i lati della psiche umana con i suoi archetipi: l'acqua, la morte, il potere, la conoscenza, la paura, la follia, il fuoco. La potenza dei simboli, che richiamano gli antichi miti, non toglie spessore ai protagonisti della ricerca. I toni cambiano adattandosi al carattere dell'ambientazione, lo stile muta in conformità alle esigenze del protagonista: sono i personaggi che dettano lo regole. Il lettore è accompagnato per mano in sette viaggi alla ricerca di se stesso, attraverso domande che trovano risposta solo in chi ha il coraggio di guardarsi dentro.



CASA EDITRICE: Zerounoundici edizioni http://www.0111edizioni.spruz.com
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Racconti di ricerca interiore
PAGINE: 172
PREZZO: 15€

Il libro è reperibile su:


Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Ciao! Grazie mille per questa splendida possibilità. Beh, che dire, come diceva Tolkien, non c'è niente di più entusiasmante che parlare di se stessi! Direi però che conviene farla breve. Nasco a Firenze nel 1980; dopo un deciso allontanamento da Chiesa e religione, rimango folgorato dalla figura di Gianvittorio Cappelletto, gesuita fondatore de I Ricostruttori nella Preghiera. Così aderisco alla sua comunità facendomi monaco. Lui scova in me da subito la mia vena di scrittore e mi sprona a buttare giù le mie intuizioni e le mie idee. Studio filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Pubblico nel 2008 il racconto La Fonte dell'Amore per la rivista Appunti di Viaggio. Nel gennaio del 2009 muore Gianvittorio all'età di 80 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella comunità. Dopo un difficile periodo di incomprensioni con la nuova gestione, nel settembre del 2010 abbandono la comunità e mi dedico a una serie di conferenze di carattere letterario-spirituale presso l'associazione culturale Vivencia. Rientro a Firenze e inizio a insegnare religione a scuola, studio shiatsu, massaggio thai, e yoga. Raccolgo i racconti che ho scritto nei vari anni e li presento per una pubblicazione, spinto dagli amici, soprattutto dalla cara Ilaria Marsili Libelli, che poi presenterà il mio libro ovunque vengo accolto. Grazie alla Zerounoundici edizioni, il mio sogno è diventato realtà. Tendenzialmente sono una persona curiosa e mi interesso di molte cose, mi piace stare con la gente, socializzare, conoscere culture nuove: adoro viaggiare. Mi considero una persona solare e profonda al tempo stesso.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: In realtà ho sempre adorato le storie, sin da bambino. Soprattutto quelle di cavalieri, eroi, draghi e principesse. Crescendo ho cominciato a dilettarmi con poesiuole d'amore fino a creare dei racconti in un circolo letterario informale di amici. Ma è stata la figura di Gianvittorio Cappelletto a segnare un cambiamento importante: lui ha creduto in me tirandomi fuori la vena letteraria che non ho mai preso troppo sul serio. Soprattutto grazie alla meditazione profonda ho scoperto il modo per entrare in contatto con la parte più intima di me, dalla quale nascono le storie. Scrivere è diventata l'esperienza più bella e liberante, capace di farti conoscere aspetti che non credevi di avere. È un qualcosa che non ha un traguardo, ma si evolve, muta, insieme a te, senza fine.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Tolkien su tutti. Non solo i suoi romanzi, ma anche il saggio sulle fiabe Albero e Foglia. Da ragazzo leggevo molto fantasy, oltre a Tolkien soprattutto i libri di Weis e Hickman. Poi Ende, Hesse, Murakami Haruki, Benni, ma anche le fiabe e i miti antichi: greci, vichinghi, celtici, indiani (Ramayana e Mahabharata su tutti), egizi, babilonesi, il ciclo del graal, Viaggio in Occidente di Wu Cheng'en e testi sacri come Tao te ching, I ching, la Bibbia, le Upanishad, i saggi di Eliade e di Danielou, giusto per citarne alcuni. Fuori dall'ambito letterario adoro tutte le opere dello Studio Ghibli, in particolare quelle di Hayao Miyazaki.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: In realtà i miei racconti nascono come singoli racconti, per dar sfogo alle mie intuizioni e ispirazioni e farli leggere agli amici. Proprio questi mi hanno consigliato di metterli insieme in un'antologia. In effetti sono tutti indipendenti e non collegati fra di loro, se non per il filo conduttore della ricerca interiore. Ovviamente per ogni racconto ho dovuto approfondire determinati aspetti a seconda dell'ambientazione e di vari elementi che concernono la storia. Trovo che documentarsi su quello che vogliamo scrivere sia determinante. Essendo io per natura curioso, mi viene spontaneo.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: In realtà non credo di ispirarmi a qualcuno in particolare. O meglio, magari lo faccio, ma senza rendermene troppo conto. Succede che uno vede un lato di un carattere, un gesto, ascolta una storia, rimane impigliato in uno sguardo, e si apre qualcosa dentro di me che mi fa caratterizzare un personaggio. Si tratta di una sensazione che poi va con duro lavoro e fatica razionalizzata ed esplicitata. Una volta nati, mi ci affeziono e ogni volta che leggo le loro storie, che prendono la loro strada sganciandosi da me come i figli dai genitori, mi commuovo, non lo nascondo.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Dipende. Tendenzialmente seguo un'idea, ma è anche inevitabile tracciarsi una scaletta, anche solo in testa, perché seguire tutto l'intreccio non è cosa banale. Io poi scrivo quando ho tempo e quando sono ispirato, quindi magari passa anche molto tempo fra una scrittura e l'altra dello stesso libro, che vuol dire riorganizzarsi le idee ogni volta. È bene avere una scaletta. Ma in ogni caso comanda la scrittura spontanea: hai una scaletta ma tanto succede sempre qualcosa mentre scrivi che te la stravolge. E si tratta quasi sempre di creazioni geniali. Almeno per me!

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Sì: leggete solo ciò che vale la pena, ciò che ha la qualità di migliorarvi la vita, o che almeno ci prova. Non dico che si debba sempre e solo leggere scritture impegnate, anzi, ma anche nella letteratura leggera e divertente cercare sempre quella di qualità, di spessore, che ha una profondità.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Sicuramente strumenti utilissimi. Io purtroppo (o per fortuna?) sono all'antica e non ho un lettore e-book, né un mio blog o una mia pagina. Preferisco di gran lunga il contatto diretto con le persone (magari tramite una presentazione). Ma non li disdegno di certo!

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Due, per adesso. Un romanzo che parla di intrecci di storie, di vite, di ambientazioni, un cross-over alla ricerca di colui che sta al di là di ogni storia ed è presente in tutte ed ha quindi il potere di salvarle. Il secondo, si ispira a il Viaggio in Occidente di Wu Cheng'en, e parla di una buddhista che parte dal monastero di shaolin, un vichingo, un templare, una zingara, un islamico che si ritrovano insieme, nella seconda metà del 1100, ad affrontare un viaggio in India. Si tratta di lavori lunghi, che richiedono molta preparazione. Ma non ho fretta, me li voglio gustare anche nella realizzazione!

lunedì 23 marzo 2015

Intervista a Mirco Tondi

Mirco Tondi, classe 1980, nato a Bologna. Ha collaborato con la rivista Fantasy Magazine e pubblicato racconti sulle antologie 365 Storie d’amore, 365 Racconti di Natale, Il Magazzino dei Mondi 2 e 365 Racconti d’estate di Delos Books. “Strade nascoste” è l'opera che presentiamo oggi.

Sito personale: http://www.lestradedeimondi.com



Il libro: Strade nascoste

 

Gli uomini hanno dei limiti: è questa la benedizione e la maledizione della loro natura.
Sono le parole del Messo su cui riflette Ariarn durante la ricerca affidatagli. Una ricerca dove è coinvolto l'Ordine della Rivelazione, a cui i governi si sono rivolti per trovare una cura alla malattia che ha colpito le regioni di Asklivion; un male che si scoprirà essere peggiore di qualsiasi epidemia conosciuta e a cui forse non ci sarà rimedio finché esisterà l'uomo.
Con Periin, Ghendor, Reinor e Lerida si ritroverà ad affrontare una lotta contro un nemico di cui soltanto in pochi sono a conoscenza, che è rimasto a lungo nell’ombra dimenticato, ma che ora è pronto per mettere in atto il suo piano dopo aver a lungo aspettato che giungesse il suo momento. Macchinazioni architettate per una conquista che da tempo sta aspettando di trovare realizzazione, che porterà a molte battaglie e a un conflitto finale che lascerà molti dubbi e l'unica certezza che il vero nemico non sia stato quello affrontato ma qualcosa che è sempre stato al fianco e di cui non si sospettava.
Un nemico che in qualche modo l’uomo ha sempre protetto, che è la causa generatrice dei mostri con i quali si combatte. Un nemico in grado in qualsiasi momento di creare mostri di grande portata, come si ha avuto modo di vedere.


Link dove è possibile leggere gratuitamente il primo capitolo:
http://www.lestradedeimondi.com/wp-content/plugins/download-monitor/Strade%20Nascoste%20-%20Primo%20capitolo.epub

Romanzo fantasy (auto pubblicato)
Prezzo: 2.99 €
Pagine 1428


Disponibile in tutti i digital store.




E ora veniamo alle domande…

 
D: Come nasce l'idea del romanzo?
R: Per gioco. Conoscevo i giochi di ruolo attraverso la lettura quando ero giovane di romanzi basati su questi sistemi di divertimento (il primo di questi è stato I Draghi del Crepuscolo d’Autunno di Margaret Weis e Tracy Hickman) e negli anni a venire ho avuto modo d’approfondirne la loro conoscenza con l’acquisto dei relativi manuali (ma non mi sono limitato solo a quelli relativi ad Advanced Dungeons & Dragons della TSR, ci sono stati altri giochi di ruolo). Come a molti è successo, la loro lettura ha invogliato a realizzare un’ambientazione e a crearne la storia, dato che sono un’ottima fonte d’inventiva per dare vita a delle trame. Può succedere però che dalla storia creata sorgano personaggi che vogliono agire all’interno del mondo e delle sue vicende, cominciando ad avere vita propria: a quel punto comincia a prendere l’idea della nascita di un romanzo e inizia un nuovo lavoro, perché il modo di narrare, creare storie per un romanzo è diverso da quello delle sedute di gioco; se non si entra in quest’ottica, il risultato può essere insoddisfacente, quando non fallimentare.

D: Come nascono i personaggi?
R: Si dice che lo scrittore sappia già come far muovere i personaggi, che quando scrive di certo sa già quello che succede. Ma è lui a decidere cosa far fare ai personaggi o sono loro che gli stanno dettando i pensieri e le azioni che vogliono mettere in atto? Chi ha in mano le redini della storia?
Razionalmente si può rispondere che è l’autore. Ma chi dice che nell’ombra non ci siano forze, energie che stanno agendo per far giungere in una certa direzione? Non ci si riferisce a forze soprannaturali, ma a lati dell’inconscio che si stanno svegliando e che stanno assumendo certe sembianze per far giungere conoscenza.
A quel punto lo scrittore, da creatore di mondi, si trova a essere spettatore e narratore delle azioni dei personaggi che stanno uscendo dall’ombra e salendo sul palcoscenico; ed è bello, anche se si era partiti con una certa idea per un personaggio, vedere che questo a un certo punto conduce per una strada diversa. Se li si lascia fare, e non si cerca di piegarli alla propria volontà come farebbe un padre/padrone, ci si accorge che hanno ragione e che stanno insegnando qualcosa. È in questi momenti che ci si accorge che i personaggi non sono solo un'invenzione, ma qualcosa di vivo e che lo scrittore è un osservatore che deve saper cogliere l'attimo perché altri possano usufruire di tale esperienza.

D: Trama dell'opera: come viene sviluppata?
R: Si parte preparando una struttura di base dove si segnano le tappe del viaggio che si vuole intraprendere e per ogni tappa i punti importanti di quello che succede: questo per non essere dispersivi e non ritrovarsi in punti morti durante la stesura vera e propria. Non è tutto così schematico però, perché ci sono appunti d’idee, dialoghi, descrizioni che prendo (non importa il modo: può essere su un taccuino o un file word) e che rimangono in attesa di trovare la giusta collocazione. È come i pezzi di un puzzle: di alcuni si capisce subito qual è il loro posto e vengono sistemati nel riquadro che vedrà creare l'immagine completa; gli altri sono tenuti fuori dalla cornice in attesa che sia chiara la posizione nella quale devono essere utilizzati, consci che anche loro avranno una parte in quanto si sta componendo.
Poi possono esserci delle piccole deviazioni, dei cambi in corso d'opera che rendono migliore il lavoro, come accade in un viaggio: invece della superstrada (più veloce) si prende la panoramica, che rende il percorso magari più lungo, ma che ne fa guadagnare in piacevolezza.

D: Come nasce un mondo fantastico?
R: Alcune delle caratteristiche che contraddistinguono un mondo fantastico sono la presenza di forze soprannaturali, magia e creature particolari quali dei, mostri, creature del mito. Tutti questi elementi hanno bisogno di un mondo in cui muoversi, con sue caratteristiche, una sua storia, le parti dimenticate di sé che vanno riscoperte: l’ambientazione ha un ruolo importante per far immergere il lettore nella storia. Può essere approfondita nel dettaglio o solo accennata, ma in entrambi i casi deve creare quell’atmosfera e quel fascino capaci di catturare il lettore. La realizzazione di una mappa è d’aiuto perché permette di avere una geografia dei luoghi e farsi un’idea di dell’ambiente da descrivere: non è utile solo come abbellimento, ma può servire anche a trasmettere emozioni.
Ma un mondo fantastico non è solo ciò che si può vedere e toccare e così è per Strade Nascoste: al suo interno c’è il Mondo Nascosto, il Mondo Ammantato, quello dei Sogni, oltre a diversi piani d’esistenza, quale può essere quello Negativo. Mondi e piani che vengono scoperti nel progredire della storia e che mostrano che nell’esistenza c’è più di quel che appare alla vista che solitamente si usa per vedere.

D: Che cosa può essere fonte d'ispirazione per creare la storia?
R: Tutto. Qualsiasi cosa può essere fonte d’ispirazione per scrivere la storia: per questo quando arriva un’idea occorre segnarla (un foglio di carta o quello di un programma di elaborazione testi). Può essere un incontro personale, una frase che si è ascoltata, un’esperienza cui si è assistito, la musica, un film, un libro, un sogno: qualsiasi cosa va bene, purché sia qualcosa di sentito, capace di toccare il lettore perché è qualcosa di vivo.
Per spiegare questo punto prendo a esempio J.R.R. Tolkien con Il Signore degli Anelli: l’ampiezza del mondo, della sua geografia, della sua storia millenaria, oltre al dettaglio delle lingue delle varie razze (la professione d’insegnante di lingua e letteratura anglosassone e inglese ha certamente aiutato) hanno conferito spessore al romanzo, ma non sono stati questi punti la vera forza del romanzo. Quello che ha conferito così tanta forza alla sua opera è stato il modo in cui è riuscito a riportare e far rivivere le sue esperienze di vita. L'amore per la moglie mostrato attraverso Beren e Luthien. Gli orrori delle battaglie, la perdita di compagni che tanto l'avevano segnato avendo partecipato alla Prima Guerra Mondiale. La consapevolezza di quanto la tecnologia e l'industrializzazione potessero essere dannose per la natura, come la distruggessero. Il rispetto che l’autore aveva per i cavalli e che ha trasposto poi sui Rohirrim. Tutte cose che la maturità raggiunta in una vita gli ha permesso di elaborare e metabolizzare e immettere nella sua opera, facendole divenire così universali, comprensibili e vicine a chiunque.

D: Perché scrivere un romanzo fantasy?
R: Innanzitutto perché è un genere che piace personalmente, perché permette di dare spazio all’immaginazione, di avere una gran libertà di creazione: è capace di dare intrattenimento ma anche di saper trasmettere insegnamenti sulla vita, sull’uomo. Il fantasy permette d’attingere nella mitologia, nelle religioni, negli archetipi, per creare storie di grande spessore. Esempi di ciò sono Guy Gavriel Kay con la trilogia di Fionavar (che attinge fortemente nei miti creando una storia stupenda) e Steven Erikson con la saga Malazan (si avverte precisamente l’impronta d’antropologo e archeologo dello scrittore che permette di mostrare il processo di scoperta dello studio della storia). Purtroppo questa è una cosa che invece manca in molti dei libri prodotti dall'editoria italiana di genere, dove ci si ritrova con storie non solo mancanti di conoscenza e di esperienza di vita, ma anche proprio di che cosa è il fantasy, reputandolo un filone dove basta avere dei personaggi adolescenti con cotte e conflitti ormonali per avere un buon prodotto. Uno sbaglio non solo perché limita e sminuisce il potenziale del fantasy, ma anche perché così si è bruciato il mercato.

giovedì 19 febbraio 2015

Intervista a Luca Di Gialleonardo



Luca Di Gialleonardo nasce il 31 ottobre del 1977 a Teramo, trascorre i primi anni di vita a Sassuolo (MO) e si trasferisce in via definitiva ad Anagni (FR), lo storico paese famoso per lo “schiaffo”. Appena impara a leggere e scrivere, queste due attività diventano i suoi interessi principali.
Nel 2009 pubblica con la Delos Books il romanzo “La Dama Bianca”, nella collana Storie di draghi, maghi e guerrieri. Nel 2013 è finalista al Premio Urania, mentre nel 2014 arriva finalista al Premio Tedeschi e al Premio Odissea.
Per la Delos Digital pubblica gli ebook “Di fame e d’amore” (in coppia con Andrea Franco), un episodio di The Tube Exposed, “Big Ed”, romanzo breve per la collana Serial Killer, e “Il calice della vendetta” e “Trenta baiocchi”, nella collana History Crime.
Nel 2014 pubblica il romanzo fantasy “La Fratellanza della Daga” e il romanzo di fantascienza “Direttiva Shäfer” (entrambi per la Delos Digital).
Ha pubblicato diversi racconti in riviste e antologie. Cura sulla Writers Magazine Italia una rubrica su tecnologia e scrittura. Laureato in Economia, lavora in una società di servizi per i fondi pensione.

Sito web www.lucadj.com


Il libro: Direttiva Shäfer

"La tecnologia deve servire la natura, non modificarla" Solo poche metropoli restano sul suolo terrestre, punti di appoggio per i cosiddetti complessi produttivi. Tutto il globo è destinato all'agricoltura e all'allevamento, al fine di sfamare la popolazione degli Orbitali, che domina i terrestri dalle colonie spaziali, controllando e limitando il progresso scientifico. Cal Ravelli è perdigiorno ubriacone e amante delle belle donne. Ufficialmente Cal si guadagna da vivere come investigatore privato, nella pratica svolge qualsiasi incarico gli consenta di pagare i suoi innumerevoli vizi. Al suo fianco Tyra, una ragazzina che solo Cal può vedere e sentire. Tra loro non scorre buon sangue, ma sono costretti a sopportarsi a vicenda. Maledizione o pazzia? Nessuno dei due sa cosa abbia generato questo legame che impedisce a Tyra di allontanarsi dall'investigatore. La tranquillità di Cal viene sconvolta da un nuovo incarico: il famoso chirurgo Pierre Baleaux è sparito dalla circolazione e sua figlia vuole ritrovarlo. Sembra un caso semplice, per Cal, almeno finché qualcuno non cerca di farlo fuori.


CASA EDITRICE: Delos Digital. www.delosstore.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Fantascienza
PAGINE: 279
PREZZO: € 3,99

L'e-book è scaricabile su:
Delos Store: bit.ly/direttiva


Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Mi chiamo Luca e ho trentasette anni. Sono uno scrittore a cui piace spaziare tra i generi, ma quelli che preferisco sono il fantastico e il giallo. Ho pubblicato diversi romanzi e molti racconti, in particolare in formato ebook e con la Delos Digital. Qualcuno ha definito il mio stile di scrittura molto fumettistico. Credo sia vero, anche perché sono cresciuto divorando una marea di fumetti!

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Sono soprattutto un lettore. Tutto è iniziato quando la maestra delle elementari ci accompagnava nella biblioteca della scuola. Era minuscola (credo avesse solo un paio di scaffali mezzi vuoti), eppure mi sentii subito prendere dall’emozione. Poi, durante le vacanze estive tra la seconda e la terza elementare, trovai un volume di “Pinocchio” in camera di mia zia. Lo divorai, alla massima velocità consentita dalla scarsa esperienza nella lettura che avevo al tempo. Da allora non ho più smesso. La scrittura è arrivata quasi subito. Adoravo scrivere storielle, in genere ispirate a Tom e Jerry o a una coppia di ragazzi combina guai protagonisti di uno dei libri illustrati presi nella biblioteca di cui parlavo. La prima storia più lunga è arrivata durante le scuole medie. Un giallo terribile, nel senso cattivo del termine!

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: A parte la pietosa parentesi poliziesca delle scuole medie, il fantasy è stato il primo sbocco per la mia vena letteraria. Era il genere che leggevo di più, quello che più mi appassionava in televisione, quello che cercavo con maggior passione. Era inevitabile che fosse anche quello in cui amassi cimentarmi. Poi ho letto “La storia infinita” e mi innamorai dei personaggi di Ende, lessi altri suoi libri, decisi che era quello il tipo di storie che avrei dovuto scrivere. E arrivò il mio primo romanzo, un fantasy per ragazzi ispirato a “Le avventure di Jim Bottone”, “L’isola del tesoro” e “Il giro del mondo in 80 giorni”, scritto a mano su fogli ad anelli. Da allora non mi sono più fermato.
A parte Ende, mi appassionai tanto alle “Cronache dell’Incredulo” di Donaldson. Poi iniziai a leggere anche Stephen King e la mia scrittura cominciò ad aprirsi anche all’horror, con racconti ancora molto acerbi. Un altro autore che mi aveva conquistato era Agatha Christhie, ma, anche se ero cresciuto rispetto al dodicenne che si cimentava nel poliziesco, avevo ancora tanta strada da fare prima di poter scrivere davvero un giallo serio.
Credo che la svolta sia arrivata con la scoperta di Ken Follett. Oltre a trovare appassionanti i suoi libri, iniziai a leggerli con un occhio più attento, che guardava alla tecnica di scrittura. Ho imparato la corretta gestione del punto di vista proprio sui libri di Follett, per esempio.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: I personaggi di Cal e Tyra sono nati molto prima del romanzo. Da tempo volevo scrivere le avventure di qualcuno tormentato dalla visione di un essere invisibile agli altri. All’inizio, tuttavia, i due personaggi erano molto diversi da come sono ora. L’ambientazione in cui collocavo i due era più di stampo fantasy che fantascientifico. Cal era una sorta di cavaliere di ventura, cupo, triste, dal pessimo carattere. Tyra era un fantasma generato da una sorta di maledizione. Questa idea è rimasta da parte per anni. Non mi convinceva, non la trovavo abbastanza originale. Poi, sul forum della Writers Magazine Italia si aprì per i partecipanti la possibilità di proporre racconti di fantascienza per la collana Urania Mondadori. Allora provai a riprendere l’idea e a immaginare come potesse essere traslata in un contesto fantascientifico. In quel periodo stavo rileggendo il manga City Hunter. Mi sarebbe piaciuto creare un personaggio come Ryo Saeba, magari ancora più eccessivo. Le due cose si sono unite e il cavaliere di ventura bello e tenebroso è diventato un investigatore privato squattrinato, scemo, sfaticato e donnaiolo. Insomma, del vecchio Cal era rimasto solo il carattere di m…! Tyra, invece, era sempre lei. Scrissi il racconto, ma non andò bene. Mi servì però per testare me stesso con questa coppia di protagonisti. Mi dissi che poteva andare. Lavorai alacremente per costruire intorno a loro un’ambientazione credibile (solo abbozzata nel racconto) e per giustificare la presenza di Tyra in modo valido. Ed è arrivato il romanzo, che ha avuto molto più successo del racconto.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: L’ispirazione viene da mille cose. In genere mi piace prendere spunto dai personaggi di altri, ma senza copiarli, fondendo caratteri e modificando dove serve. Tornando a Cal, assomiglia a Ryo Saeba, ma è del tutto diverso. Ryo fa lo scemo, ma è in realtà una persona profonda, un abile combattente, è attratto dalle donne, ma è innamorato solo di Kaori. Cal non ha la profondità d’animo di Ryo, non è un grande combattente, è uno che vive alla giornata e sa farsi valere. Pur provando sentimenti per qualcuno, la sua passione per le donne non è finta o usata come una maschera. Cosa provo per loro? Dipende. Con alcuni personaggi ho una forte empatia, per altri provo grande simpatia. Altri, invece, li ho odiati nel senso buono del termine. Io sono tutti i personaggi, ma non sono nessuno di loro, allo stesso tempo.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Di solito non inizio a scrivere se non ho almeno una bozza di scaletta. Almeno nelle intenzioni, cerco di programmare tutto, perché ho il terrore di impelagarmi in situazioni che poi non saprei gestire. Quindi inizio buttando giù una serie di idee. A volte parto dai personaggi, altre dalla trama, dipende da cosa è relativamente più forte in una storia. Cerco di scrivere i fatti più importanti della trama e di immaginare il finale o quanto meno il climax che si raggiungerà. In particolare nella scrittura di un giallo è fondamentale strutturare al meglio tutto l’antefatto e come si è svolto il delitto, così da sapere dove prendere gli indizi e dove lasciarli.
Non sempre la scaletta iniziale resta la stessa fino alla fine del romanzo. A volte i personaggi mi scappano di mano e fanno di testa loro. Cal è un maestro a fare come gli pare, anche se devo dire che alla fin fine le sue deviazioni sono sempre state all’interno dei macro-binari. In un altro romanzo, “La Fratellanza della Daga”, a un certo punto, mentre scrivevo, un personaggio invece di rispondere no a una proposta, ha detto sì. Sono stato io a scrivere, è vero, ma il cambiamento mi è saltato in testa all’improvviso, come se mi fosse stato suggerito dallo stesso personaggio. E quel sì ha cambiato totalmente tutto il finale che avevo in testa da mesi, facendo saltare la scaletta. Per mia fortuna la ribellione è arrivata nell’ultimo capitolo o sarebbero stati guai!

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Non sono tipo da voler dare messaggi. Mai stato un filosofo e nella lettura ho sempre cercato le emozioni, più che gli insegnamenti (che sono arrivati, eccome!). Il desiderio di diventare uno scrittore è nato durante i lunghi viaggi all’interno dei libri che leggevo. “Quanto vorrei regalare anche io emozioni così forti”, mi dicevo. Ed è per questo che ho iniziato a scrivere: per regalare ad altri le stesse emozioni che mi sono state date con i libri.
Non so se ci sono riuscito, ma se dovessi dire qual è la mia maggiore aspirazione come scrittore non avrei dubbi: spingere altri a intraprendere la stessa strada grazie alle mie storie.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Eh, qui andremo per le lunghe! Sono un amante della tecnologia, quindi io sono più che favorevole agli ebook. Penso siano il futuro, anche se non sostituiranno la carta. E lo spero, perché io non potrei vivere senza i libri di carta. Credo che il digitale abbia avuto un grandissimo impatto sul lato dell’offerta. I minori costi e soprattutto i minori rischi della produzione di un ebook hanno moltiplicato le uscite. Editori lungimiranti come la Delos hanno creato un’offerta interessante, che difficilmente sarebbero riusciti a garantire restando solo sul cartaceo. E, cosa non da poco, hanno fatto rinascere la forma del racconto. Certo, accanto a offerta “buona”, gli ebook hanno reso ancora più semplice l’invasione di opere non all’altezza, creando confusione nel lettore. Non sono ancora sicuro di quanto sia aumentata invece la domanda, o, meglio, se la domanda è aumentata di pari passo con l’offerta. L’Italia è da sempre un paese con tanti scrittori e pochi lettori, lo sappiamo. E la fetta di lettori che ha difficoltà con gli ebook o addirittura li ripudia è ancora consistente.
Social network. Il discorso è complesso. Fino a questa estate io scappavo da Facebook, perché lo ritenevo dispersivo al massimo. Poi mi sono lasciato convincere da molti amici che avevo difficoltà a seguire. Spesso mi perdevo belle iniziative, solo perché non ero sul social. Mi sono iscritto e ho avuto conferma a quanto pensavo: Facebook è molto dispersivo e io ho molto meno tempo libero! Però è anche utile e divertente, devo ammetterlo.
Non so dire quanto sia utile per uno scrittore. Io, almeno, non sono ancora riuscito a sfruttarlo a dovere per farmi pubblicità. E non so proprio se mai ci riuscirò.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Progetti a decine. Mi limito quindi a parlare di quelli in fase di realizzazione. Il 2014 è stato un anno intenso in termini di pubblicazioni. Spero che anche il 2015 sia altrettanto prolifico. Per ora sto concludendo due o tre progetti che dovrebbero vedere la luce nei prossimi mesi. Fantasy per ragazzi e gialli. Un altro obiettivo è quello di scrivere il seguito di “Direttiva Shäfer” o, almeno, di iniziarlo.