giovedì 19 febbraio 2015

Intervista a Luca Di Gialleonardo



Luca Di Gialleonardo nasce il 31 ottobre del 1977 a Teramo, trascorre i primi anni di vita a Sassuolo (MO) e si trasferisce in via definitiva ad Anagni (FR), lo storico paese famoso per lo “schiaffo”. Appena impara a leggere e scrivere, queste due attività diventano i suoi interessi principali.
Nel 2009 pubblica con la Delos Books il romanzo “La Dama Bianca”, nella collana Storie di draghi, maghi e guerrieri. Nel 2013 è finalista al Premio Urania, mentre nel 2014 arriva finalista al Premio Tedeschi e al Premio Odissea.
Per la Delos Digital pubblica gli ebook “Di fame e d’amore” (in coppia con Andrea Franco), un episodio di The Tube Exposed, “Big Ed”, romanzo breve per la collana Serial Killer, e “Il calice della vendetta” e “Trenta baiocchi”, nella collana History Crime.
Nel 2014 pubblica il romanzo fantasy “La Fratellanza della Daga” e il romanzo di fantascienza “Direttiva Shäfer” (entrambi per la Delos Digital).
Ha pubblicato diversi racconti in riviste e antologie. Cura sulla Writers Magazine Italia una rubrica su tecnologia e scrittura. Laureato in Economia, lavora in una società di servizi per i fondi pensione.

Sito web www.lucadj.com


Il libro: Direttiva Shäfer

"La tecnologia deve servire la natura, non modificarla" Solo poche metropoli restano sul suolo terrestre, punti di appoggio per i cosiddetti complessi produttivi. Tutto il globo è destinato all'agricoltura e all'allevamento, al fine di sfamare la popolazione degli Orbitali, che domina i terrestri dalle colonie spaziali, controllando e limitando il progresso scientifico. Cal Ravelli è perdigiorno ubriacone e amante delle belle donne. Ufficialmente Cal si guadagna da vivere come investigatore privato, nella pratica svolge qualsiasi incarico gli consenta di pagare i suoi innumerevoli vizi. Al suo fianco Tyra, una ragazzina che solo Cal può vedere e sentire. Tra loro non scorre buon sangue, ma sono costretti a sopportarsi a vicenda. Maledizione o pazzia? Nessuno dei due sa cosa abbia generato questo legame che impedisce a Tyra di allontanarsi dall'investigatore. La tranquillità di Cal viene sconvolta da un nuovo incarico: il famoso chirurgo Pierre Baleaux è sparito dalla circolazione e sua figlia vuole ritrovarlo. Sembra un caso semplice, per Cal, almeno finché qualcuno non cerca di farlo fuori.


CASA EDITRICE: Delos Digital. www.delosstore.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Fantascienza
PAGINE: 279
PREZZO: € 3,99

L'e-book è scaricabile su:
Delos Store: bit.ly/direttiva


Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Mi chiamo Luca e ho trentasette anni. Sono uno scrittore a cui piace spaziare tra i generi, ma quelli che preferisco sono il fantastico e il giallo. Ho pubblicato diversi romanzi e molti racconti, in particolare in formato ebook e con la Delos Digital. Qualcuno ha definito il mio stile di scrittura molto fumettistico. Credo sia vero, anche perché sono cresciuto divorando una marea di fumetti!

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Sono soprattutto un lettore. Tutto è iniziato quando la maestra delle elementari ci accompagnava nella biblioteca della scuola. Era minuscola (credo avesse solo un paio di scaffali mezzi vuoti), eppure mi sentii subito prendere dall’emozione. Poi, durante le vacanze estive tra la seconda e la terza elementare, trovai un volume di “Pinocchio” in camera di mia zia. Lo divorai, alla massima velocità consentita dalla scarsa esperienza nella lettura che avevo al tempo. Da allora non ho più smesso. La scrittura è arrivata quasi subito. Adoravo scrivere storielle, in genere ispirate a Tom e Jerry o a una coppia di ragazzi combina guai protagonisti di uno dei libri illustrati presi nella biblioteca di cui parlavo. La prima storia più lunga è arrivata durante le scuole medie. Un giallo terribile, nel senso cattivo del termine!

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: A parte la pietosa parentesi poliziesca delle scuole medie, il fantasy è stato il primo sbocco per la mia vena letteraria. Era il genere che leggevo di più, quello che più mi appassionava in televisione, quello che cercavo con maggior passione. Era inevitabile che fosse anche quello in cui amassi cimentarmi. Poi ho letto “La storia infinita” e mi innamorai dei personaggi di Ende, lessi altri suoi libri, decisi che era quello il tipo di storie che avrei dovuto scrivere. E arrivò il mio primo romanzo, un fantasy per ragazzi ispirato a “Le avventure di Jim Bottone”, “L’isola del tesoro” e “Il giro del mondo in 80 giorni”, scritto a mano su fogli ad anelli. Da allora non mi sono più fermato.
A parte Ende, mi appassionai tanto alle “Cronache dell’Incredulo” di Donaldson. Poi iniziai a leggere anche Stephen King e la mia scrittura cominciò ad aprirsi anche all’horror, con racconti ancora molto acerbi. Un altro autore che mi aveva conquistato era Agatha Christhie, ma, anche se ero cresciuto rispetto al dodicenne che si cimentava nel poliziesco, avevo ancora tanta strada da fare prima di poter scrivere davvero un giallo serio.
Credo che la svolta sia arrivata con la scoperta di Ken Follett. Oltre a trovare appassionanti i suoi libri, iniziai a leggerli con un occhio più attento, che guardava alla tecnica di scrittura. Ho imparato la corretta gestione del punto di vista proprio sui libri di Follett, per esempio.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: I personaggi di Cal e Tyra sono nati molto prima del romanzo. Da tempo volevo scrivere le avventure di qualcuno tormentato dalla visione di un essere invisibile agli altri. All’inizio, tuttavia, i due personaggi erano molto diversi da come sono ora. L’ambientazione in cui collocavo i due era più di stampo fantasy che fantascientifico. Cal era una sorta di cavaliere di ventura, cupo, triste, dal pessimo carattere. Tyra era un fantasma generato da una sorta di maledizione. Questa idea è rimasta da parte per anni. Non mi convinceva, non la trovavo abbastanza originale. Poi, sul forum della Writers Magazine Italia si aprì per i partecipanti la possibilità di proporre racconti di fantascienza per la collana Urania Mondadori. Allora provai a riprendere l’idea e a immaginare come potesse essere traslata in un contesto fantascientifico. In quel periodo stavo rileggendo il manga City Hunter. Mi sarebbe piaciuto creare un personaggio come Ryo Saeba, magari ancora più eccessivo. Le due cose si sono unite e il cavaliere di ventura bello e tenebroso è diventato un investigatore privato squattrinato, scemo, sfaticato e donnaiolo. Insomma, del vecchio Cal era rimasto solo il carattere di m…! Tyra, invece, era sempre lei. Scrissi il racconto, ma non andò bene. Mi servì però per testare me stesso con questa coppia di protagonisti. Mi dissi che poteva andare. Lavorai alacremente per costruire intorno a loro un’ambientazione credibile (solo abbozzata nel racconto) e per giustificare la presenza di Tyra in modo valido. Ed è arrivato il romanzo, che ha avuto molto più successo del racconto.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: L’ispirazione viene da mille cose. In genere mi piace prendere spunto dai personaggi di altri, ma senza copiarli, fondendo caratteri e modificando dove serve. Tornando a Cal, assomiglia a Ryo Saeba, ma è del tutto diverso. Ryo fa lo scemo, ma è in realtà una persona profonda, un abile combattente, è attratto dalle donne, ma è innamorato solo di Kaori. Cal non ha la profondità d’animo di Ryo, non è un grande combattente, è uno che vive alla giornata e sa farsi valere. Pur provando sentimenti per qualcuno, la sua passione per le donne non è finta o usata come una maschera. Cosa provo per loro? Dipende. Con alcuni personaggi ho una forte empatia, per altri provo grande simpatia. Altri, invece, li ho odiati nel senso buono del termine. Io sono tutti i personaggi, ma non sono nessuno di loro, allo stesso tempo.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Di solito non inizio a scrivere se non ho almeno una bozza di scaletta. Almeno nelle intenzioni, cerco di programmare tutto, perché ho il terrore di impelagarmi in situazioni che poi non saprei gestire. Quindi inizio buttando giù una serie di idee. A volte parto dai personaggi, altre dalla trama, dipende da cosa è relativamente più forte in una storia. Cerco di scrivere i fatti più importanti della trama e di immaginare il finale o quanto meno il climax che si raggiungerà. In particolare nella scrittura di un giallo è fondamentale strutturare al meglio tutto l’antefatto e come si è svolto il delitto, così da sapere dove prendere gli indizi e dove lasciarli.
Non sempre la scaletta iniziale resta la stessa fino alla fine del romanzo. A volte i personaggi mi scappano di mano e fanno di testa loro. Cal è un maestro a fare come gli pare, anche se devo dire che alla fin fine le sue deviazioni sono sempre state all’interno dei macro-binari. In un altro romanzo, “La Fratellanza della Daga”, a un certo punto, mentre scrivevo, un personaggio invece di rispondere no a una proposta, ha detto sì. Sono stato io a scrivere, è vero, ma il cambiamento mi è saltato in testa all’improvviso, come se mi fosse stato suggerito dallo stesso personaggio. E quel sì ha cambiato totalmente tutto il finale che avevo in testa da mesi, facendo saltare la scaletta. Per mia fortuna la ribellione è arrivata nell’ultimo capitolo o sarebbero stati guai!

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Non sono tipo da voler dare messaggi. Mai stato un filosofo e nella lettura ho sempre cercato le emozioni, più che gli insegnamenti (che sono arrivati, eccome!). Il desiderio di diventare uno scrittore è nato durante i lunghi viaggi all’interno dei libri che leggevo. “Quanto vorrei regalare anche io emozioni così forti”, mi dicevo. Ed è per questo che ho iniziato a scrivere: per regalare ad altri le stesse emozioni che mi sono state date con i libri.
Non so se ci sono riuscito, ma se dovessi dire qual è la mia maggiore aspirazione come scrittore non avrei dubbi: spingere altri a intraprendere la stessa strada grazie alle mie storie.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Eh, qui andremo per le lunghe! Sono un amante della tecnologia, quindi io sono più che favorevole agli ebook. Penso siano il futuro, anche se non sostituiranno la carta. E lo spero, perché io non potrei vivere senza i libri di carta. Credo che il digitale abbia avuto un grandissimo impatto sul lato dell’offerta. I minori costi e soprattutto i minori rischi della produzione di un ebook hanno moltiplicato le uscite. Editori lungimiranti come la Delos hanno creato un’offerta interessante, che difficilmente sarebbero riusciti a garantire restando solo sul cartaceo. E, cosa non da poco, hanno fatto rinascere la forma del racconto. Certo, accanto a offerta “buona”, gli ebook hanno reso ancora più semplice l’invasione di opere non all’altezza, creando confusione nel lettore. Non sono ancora sicuro di quanto sia aumentata invece la domanda, o, meglio, se la domanda è aumentata di pari passo con l’offerta. L’Italia è da sempre un paese con tanti scrittori e pochi lettori, lo sappiamo. E la fetta di lettori che ha difficoltà con gli ebook o addirittura li ripudia è ancora consistente.
Social network. Il discorso è complesso. Fino a questa estate io scappavo da Facebook, perché lo ritenevo dispersivo al massimo. Poi mi sono lasciato convincere da molti amici che avevo difficoltà a seguire. Spesso mi perdevo belle iniziative, solo perché non ero sul social. Mi sono iscritto e ho avuto conferma a quanto pensavo: Facebook è molto dispersivo e io ho molto meno tempo libero! Però è anche utile e divertente, devo ammetterlo.
Non so dire quanto sia utile per uno scrittore. Io, almeno, non sono ancora riuscito a sfruttarlo a dovere per farmi pubblicità. E non so proprio se mai ci riuscirò.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Progetti a decine. Mi limito quindi a parlare di quelli in fase di realizzazione. Il 2014 è stato un anno intenso in termini di pubblicazioni. Spero che anche il 2015 sia altrettanto prolifico. Per ora sto concludendo due o tre progetti che dovrebbero vedere la luce nei prossimi mesi. Fantasy per ragazzi e gialli. Un altro obiettivo è quello di scrivere il seguito di “Direttiva Shäfer” o, almeno, di iniziarlo.