lunedì 23 marzo 2015

Intervista a Mirco Tondi

Mirco Tondi, classe 1980, nato a Bologna. Ha collaborato con la rivista Fantasy Magazine e pubblicato racconti sulle antologie 365 Storie d’amore, 365 Racconti di Natale, Il Magazzino dei Mondi 2 e 365 Racconti d’estate di Delos Books. “Strade nascoste” è l'opera che presentiamo oggi.

Sito personale: http://www.lestradedeimondi.com



Il libro: Strade nascoste

 

Gli uomini hanno dei limiti: è questa la benedizione e la maledizione della loro natura.
Sono le parole del Messo su cui riflette Ariarn durante la ricerca affidatagli. Una ricerca dove è coinvolto l'Ordine della Rivelazione, a cui i governi si sono rivolti per trovare una cura alla malattia che ha colpito le regioni di Asklivion; un male che si scoprirà essere peggiore di qualsiasi epidemia conosciuta e a cui forse non ci sarà rimedio finché esisterà l'uomo.
Con Periin, Ghendor, Reinor e Lerida si ritroverà ad affrontare una lotta contro un nemico di cui soltanto in pochi sono a conoscenza, che è rimasto a lungo nell’ombra dimenticato, ma che ora è pronto per mettere in atto il suo piano dopo aver a lungo aspettato che giungesse il suo momento. Macchinazioni architettate per una conquista che da tempo sta aspettando di trovare realizzazione, che porterà a molte battaglie e a un conflitto finale che lascerà molti dubbi e l'unica certezza che il vero nemico non sia stato quello affrontato ma qualcosa che è sempre stato al fianco e di cui non si sospettava.
Un nemico che in qualche modo l’uomo ha sempre protetto, che è la causa generatrice dei mostri con i quali si combatte. Un nemico in grado in qualsiasi momento di creare mostri di grande portata, come si ha avuto modo di vedere.


Link dove è possibile leggere gratuitamente il primo capitolo:
http://www.lestradedeimondi.com/wp-content/plugins/download-monitor/Strade%20Nascoste%20-%20Primo%20capitolo.epub

Romanzo fantasy (auto pubblicato)
Prezzo: 2.99 €
Pagine 1428


Disponibile in tutti i digital store.




E ora veniamo alle domande…

 
D: Come nasce l'idea del romanzo?
R: Per gioco. Conoscevo i giochi di ruolo attraverso la lettura quando ero giovane di romanzi basati su questi sistemi di divertimento (il primo di questi è stato I Draghi del Crepuscolo d’Autunno di Margaret Weis e Tracy Hickman) e negli anni a venire ho avuto modo d’approfondirne la loro conoscenza con l’acquisto dei relativi manuali (ma non mi sono limitato solo a quelli relativi ad Advanced Dungeons & Dragons della TSR, ci sono stati altri giochi di ruolo). Come a molti è successo, la loro lettura ha invogliato a realizzare un’ambientazione e a crearne la storia, dato che sono un’ottima fonte d’inventiva per dare vita a delle trame. Può succedere però che dalla storia creata sorgano personaggi che vogliono agire all’interno del mondo e delle sue vicende, cominciando ad avere vita propria: a quel punto comincia a prendere l’idea della nascita di un romanzo e inizia un nuovo lavoro, perché il modo di narrare, creare storie per un romanzo è diverso da quello delle sedute di gioco; se non si entra in quest’ottica, il risultato può essere insoddisfacente, quando non fallimentare.

D: Come nascono i personaggi?
R: Si dice che lo scrittore sappia già come far muovere i personaggi, che quando scrive di certo sa già quello che succede. Ma è lui a decidere cosa far fare ai personaggi o sono loro che gli stanno dettando i pensieri e le azioni che vogliono mettere in atto? Chi ha in mano le redini della storia?
Razionalmente si può rispondere che è l’autore. Ma chi dice che nell’ombra non ci siano forze, energie che stanno agendo per far giungere in una certa direzione? Non ci si riferisce a forze soprannaturali, ma a lati dell’inconscio che si stanno svegliando e che stanno assumendo certe sembianze per far giungere conoscenza.
A quel punto lo scrittore, da creatore di mondi, si trova a essere spettatore e narratore delle azioni dei personaggi che stanno uscendo dall’ombra e salendo sul palcoscenico; ed è bello, anche se si era partiti con una certa idea per un personaggio, vedere che questo a un certo punto conduce per una strada diversa. Se li si lascia fare, e non si cerca di piegarli alla propria volontà come farebbe un padre/padrone, ci si accorge che hanno ragione e che stanno insegnando qualcosa. È in questi momenti che ci si accorge che i personaggi non sono solo un'invenzione, ma qualcosa di vivo e che lo scrittore è un osservatore che deve saper cogliere l'attimo perché altri possano usufruire di tale esperienza.

D: Trama dell'opera: come viene sviluppata?
R: Si parte preparando una struttura di base dove si segnano le tappe del viaggio che si vuole intraprendere e per ogni tappa i punti importanti di quello che succede: questo per non essere dispersivi e non ritrovarsi in punti morti durante la stesura vera e propria. Non è tutto così schematico però, perché ci sono appunti d’idee, dialoghi, descrizioni che prendo (non importa il modo: può essere su un taccuino o un file word) e che rimangono in attesa di trovare la giusta collocazione. È come i pezzi di un puzzle: di alcuni si capisce subito qual è il loro posto e vengono sistemati nel riquadro che vedrà creare l'immagine completa; gli altri sono tenuti fuori dalla cornice in attesa che sia chiara la posizione nella quale devono essere utilizzati, consci che anche loro avranno una parte in quanto si sta componendo.
Poi possono esserci delle piccole deviazioni, dei cambi in corso d'opera che rendono migliore il lavoro, come accade in un viaggio: invece della superstrada (più veloce) si prende la panoramica, che rende il percorso magari più lungo, ma che ne fa guadagnare in piacevolezza.

D: Come nasce un mondo fantastico?
R: Alcune delle caratteristiche che contraddistinguono un mondo fantastico sono la presenza di forze soprannaturali, magia e creature particolari quali dei, mostri, creature del mito. Tutti questi elementi hanno bisogno di un mondo in cui muoversi, con sue caratteristiche, una sua storia, le parti dimenticate di sé che vanno riscoperte: l’ambientazione ha un ruolo importante per far immergere il lettore nella storia. Può essere approfondita nel dettaglio o solo accennata, ma in entrambi i casi deve creare quell’atmosfera e quel fascino capaci di catturare il lettore. La realizzazione di una mappa è d’aiuto perché permette di avere una geografia dei luoghi e farsi un’idea di dell’ambiente da descrivere: non è utile solo come abbellimento, ma può servire anche a trasmettere emozioni.
Ma un mondo fantastico non è solo ciò che si può vedere e toccare e così è per Strade Nascoste: al suo interno c’è il Mondo Nascosto, il Mondo Ammantato, quello dei Sogni, oltre a diversi piani d’esistenza, quale può essere quello Negativo. Mondi e piani che vengono scoperti nel progredire della storia e che mostrano che nell’esistenza c’è più di quel che appare alla vista che solitamente si usa per vedere.

D: Che cosa può essere fonte d'ispirazione per creare la storia?
R: Tutto. Qualsiasi cosa può essere fonte d’ispirazione per scrivere la storia: per questo quando arriva un’idea occorre segnarla (un foglio di carta o quello di un programma di elaborazione testi). Può essere un incontro personale, una frase che si è ascoltata, un’esperienza cui si è assistito, la musica, un film, un libro, un sogno: qualsiasi cosa va bene, purché sia qualcosa di sentito, capace di toccare il lettore perché è qualcosa di vivo.
Per spiegare questo punto prendo a esempio J.R.R. Tolkien con Il Signore degli Anelli: l’ampiezza del mondo, della sua geografia, della sua storia millenaria, oltre al dettaglio delle lingue delle varie razze (la professione d’insegnante di lingua e letteratura anglosassone e inglese ha certamente aiutato) hanno conferito spessore al romanzo, ma non sono stati questi punti la vera forza del romanzo. Quello che ha conferito così tanta forza alla sua opera è stato il modo in cui è riuscito a riportare e far rivivere le sue esperienze di vita. L'amore per la moglie mostrato attraverso Beren e Luthien. Gli orrori delle battaglie, la perdita di compagni che tanto l'avevano segnato avendo partecipato alla Prima Guerra Mondiale. La consapevolezza di quanto la tecnologia e l'industrializzazione potessero essere dannose per la natura, come la distruggessero. Il rispetto che l’autore aveva per i cavalli e che ha trasposto poi sui Rohirrim. Tutte cose che la maturità raggiunta in una vita gli ha permesso di elaborare e metabolizzare e immettere nella sua opera, facendole divenire così universali, comprensibili e vicine a chiunque.

D: Perché scrivere un romanzo fantasy?
R: Innanzitutto perché è un genere che piace personalmente, perché permette di dare spazio all’immaginazione, di avere una gran libertà di creazione: è capace di dare intrattenimento ma anche di saper trasmettere insegnamenti sulla vita, sull’uomo. Il fantasy permette d’attingere nella mitologia, nelle religioni, negli archetipi, per creare storie di grande spessore. Esempi di ciò sono Guy Gavriel Kay con la trilogia di Fionavar (che attinge fortemente nei miti creando una storia stupenda) e Steven Erikson con la saga Malazan (si avverte precisamente l’impronta d’antropologo e archeologo dello scrittore che permette di mostrare il processo di scoperta dello studio della storia). Purtroppo questa è una cosa che invece manca in molti dei libri prodotti dall'editoria italiana di genere, dove ci si ritrova con storie non solo mancanti di conoscenza e di esperienza di vita, ma anche proprio di che cosa è il fantasy, reputandolo un filone dove basta avere dei personaggi adolescenti con cotte e conflitti ormonali per avere un buon prodotto. Uno sbaglio non solo perché limita e sminuisce il potenziale del fantasy, ma anche perché così si è bruciato il mercato.