martedì 7 febbraio 2017

Intervista a Patrich Antegiovanni



Nato a Rho (MI) nel 1980 tra i fumi del boom industriale, a quattro anni è stato catapultato nell’Appennino umbro-marchigiano. L’incontro fortuito con un lupo lo ha avvicinato alla prima passione, la natura. Crescendo è stato ammaliato dall’altro grande amore: l’arte e i libri. Ha assecondato bellezze ambientali e bellezze umane conseguendo prima la maturità classica e poi la laurea in Scienze Naturali, disciplina trait d’union tra la vita (biologia ed ecologia) e la morte (geologia e paleontologia) che ne studia le relazioni interconnesse. È sposato e ha una bambina di pochi mesi. L’attività lavorativa è sempre stata caratterizzata dai due capisaldi: consulenza ambientale, ricerca in ambito scientifico per privati ed enti pubblici e collabora dal 2008 con la moglie nella gestione di uno studio bibliografico. Grazie alla conoscenza di campi diversi quando scrive interseca gli stili, dal linguaggio scientifico a quello letterario o legale per cercare di ottenere storie dettagliate e coinvolgenti. Dal 2012 si è trasferito nella campagna di Bevagna, in Umbria e lo studio del territorio e l’approfondimento della tecnica hanno disseppellito dal humus interiore l’opera prima: L’Altare dell’Abisso.

Facebook: https://www.facebook.com/PatrichAntegiovanniAutore/


Il libro: L’Altare dell’Abisso (primo di una trilogia)



Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l'aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.
Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.

“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”

CASA EDITRICE: Self publishing
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Mystery Thriller
PAGINE: 376
PREZZO: ebook € 3,99 cartaceo € 16,49

Il libro è scaricabile dai seguenti siti

Amazon: http://amzn.to/2j1DsOE
Apple iBook store: http://apple.co/2jxgwXT
Google Play store: http://bit.ly/2jxnqvZ
Kobo: http://bit.ly/2j84Yfz
IBS: http://bit.ly/2j6RosI
Mondadori store: http://bit.ly/2igET9D
laFeltrinelli: http://bit.ly/2igvtv3
e tutti i maggiori store online.

Streetlib http://bit.ly/2javHIK
 

Conosciamo l’autore e la sua opera

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Grazie, mi fa molto piacere essere ospitato e intervistato da “Autori sul web”. Anche scrivendo cerco di far scomparire l’autore in modo che i personaggi parlino e si muovano come fossero reali. Parlare di me non è semplice, dipende dalla prospettiva con cui vengo visto a fronte del fatto che per me sono IO, parte di un tutto. La questione è chi sono per gli altri, una cosa molto relativa... come il tutto di prima. Mi spiego, per mia moglie sono il marito con cui è cresciuta fin dall’università, per mia figlia di quasi tre mesi sono il padre, anzi per ora sono il giullare che la fa ridere e con cui giocare, per i miei genitori sono io il figlio oramai troppo cresciuto, per i nostri cinque gatti sono il distributore di cibo e coccole. Nel lavoro sono un naturalista, un consulente ambientale e un collaboratore dello studio bibliografico di mia moglie. L’ho lasciato per ultimo, ma per i lettori sono l’autore e spero l’amico che li accompagna dietro le quinte aiutandoli a evadere dalla realtà e dallo stress.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Ho sempre scritto, ma non mi ero mai cimentato con un romanzo, mancava l’inspirazione. Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti dalla periferia di Assisi a Bevagna, nella valle umbra, spesso mi trovavo a guardare dal giardino, o dalla finestra la campagna che mi circonda. All’inizio ho notato l’armonia, l’equilibrio e il lavoro nei campi, ma poi ho scoperto due luoghi interessanti a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è addirittura un lago profondo tredici metri. Proprio il Lago Aiso, è tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico lasciato un po’ abbandonato dall’incuria. Questo lago è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non ha fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi. L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, ovvero una piccola risorgiva che nasconde sotto le sue acque un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario. La prima ispirazione è nata così e poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo e così dallo studio dell’alchimia ha preso forma l’idea di far diventare una campagna bucolica e idilliaca l’ambientazione di un thriller.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno più influenzato?
R: Sono una spugna e ho assorbito tutto ciò che ho letto fin da quando il Patrich ragazzino ha scoperto per la prima volta cosa fosse una cassa di Rum e un libro con “L’isola del tesoro”. Dopo, con gli anni sono passati molti scrittori che ho apprezzato e da cui ho cercato di assorbire il più possibile, spaziando nei secoli e nei generi, si va da Tolkien a Martin, da Verne a Salgari, dalla Radcliffe a Poe, dalla Christie a Moravia, da Verga a Steinbeck, da Orwell a Eco, da Golding a Baricco, da Collins a Sue, da Zola a Balzac, da Huxley a Capote, da Hesse a Marquez e ancora potrei andare avanti a lungo e ti ripeto quelli citati sono solo una parte e gli autori non citati sono altrettanto importante per me, ma vorrei aggiungere anche altri scrittori che si sono occupati e si occupano di tematiche diverse, non romanzi, ma saggistica e che per me sono molto fondamentali parlo di Dawkins, di Darwin, della Carson, di Ajahn Sumedho, di Ajahn Chah, Tich Nath Han, Kalu Rinpoche e anche qui tanti altri.

D: Passiamo al libro. Come è nata l’idea? Hai condotto ricerche per scriverlo?
R: Non sono tante le caratteristiche che mi accomunano al protagonista, ma anche io tra Bevagna e Foligno ci sono finito per caso. Con mia moglie venivamo d’Assisi e cercavamo un posto dove vivere, ci siamo innamorati di questo borgo e della sua campagna. Dopo il trasferimento i primi tempi era tutto una scoperta, la gente è molto genuina e iniziai a informarmi del luogo e delle leggende. Come spesso succede chi nasce in un territorio non sente l’energia o non vede ciò che viene visto e sentito da chi ci vive da poco tempo, ciò che è normalità per l’uno diventa la novità e una risorsa per l’altro. Fui così incuriosito e ammaliato da Bevagna, come dalla sua gente e dalla sua storia, nei secoli è passata da centro di culto per gli Umbri alla grandezza nel commercio fluviale che visse nel periodo Romano fino ad arrivare al piccolo borgo di stampo medioevale quale è oggi. L’Altare dell’Abisso è nato dallo studio del territorio, della sua natura, delle eccellenze eno-gastronomiche e delle sue particolarità intrinseche. La curiosità mi ha portato a indagare e a scoprire che alcune di queste erano uniche, infatti molto di ciò che ho scritto è reale, romanzato come ovvio.

D: A chi ti ispiri quando crei i personaggi? Provi qualcosa per loro?
R: Nel romanzo sono confluite le conoscenze, le mie passioni e le persone incontrate nella vita. Come ha detto più volte Carlo Verdone nelle sue interviste, anche per i miei personaggi ho preso spunti qua e là da persone realmente conosciute accentuandone alcune caratteristiche e mantenendo sempre l’equilibrio per farli sembrare reali. Prima di farli muovere, insomma dargli vita, ho dovuto conoscerli io per primo con degli identikit e scrivendo le loro storie nelle schede personaggio. Ci sono eventi delle loro vite che conosco solo io e non sono entrati nel romanzo, ma hanno aumentato il feeling. Questa consapevolezza, alla fine reciproca, è stata molto difficoltosa. Con tutta sincerità costruendoli ho avuto attriti con tutti i personaggi principali e proprio per il fatto di essermi scontrato con ognuno di loro alla fine li ho apprezzati per diversi aspetti.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia tracci una scaletta o segui piuttosto un’idea?
R: Per l’Altare dell’Abisso ho seguito un percorso diverso. Ho iniziato avendo in mente due scene e degli studi sul territorio, poi sono passato alle schede personaggio per ognuno dei principali e alcune sono di dieci pagine A4, poi ho stilato un’idea di scaletta e sotto con la scrittura. Dopo la prima stesura ho riscritto più e più volte i vari capitoli affinando così la scaletta. Alla fine ho consegnato tutto a un editor freelance ed eccomi qua.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Guardarsi dentro e la forza del cambiamento. Sono convinto che all’interno di sé c’è già tutto, esiste la risposta per ogni domanda come esiste la felicità. Abbiamo già tutto e non c’è bisogno di andare a cercare fuori nulla. Le amicizie, gli amori, i legami possono iniziare ed esistere solo se si è nella condizione interna per accoglierli. Per quanto riguarda il cambiamento mi piace citare una frase di Siddhārtha Gautama per me esplicativa: “Non c’è niente di costante tranne il cambiamento.”

D: L’opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Da collaboratore di uno studio bibliografico di libri di carta ho capito tardi, ma l’ho capito, l’importanza dell’e-book, sia per quanto riguarda il rispetto per l’ambiente, ma anche per la possibilità di riuscire ad avere molti libri in un piccolo spazio. Ho capito pure che e-book e cartaceo possono non essere concorrenti, ma andare su due binari paralleli senza che uno causi l’estinzione dell’altro. I social e i blog sono molto utili se usati con equilibrio. Aggiungerei pure che ho deciso di autopubblicare il mio libro in modo che io e lui possiamo essere artefici del nostro cammino nella più completa libertà e indipendenza.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: Certo, non ho mai smesso di scrivere, ho già iniziato il continuo di L’Altare dell’Abisso, non posso far poltrire i personaggi, mi chiedono di mostrare la loro storia.